De Ficchy Giovanni

Sembra proprio che la presa di Pokrovsk sia diventata una gran brutta gatta da pelare per l’invincibile esercito russo e, nonostante, tutti gli inarrestabili sfondamenti narrati dai media europei, quel cumulo di macerie che una volta era un città, resta sempre lì, saldamente in mano all’esercito ucraino.
E non è che i russi non ci abbiano provato, eh! Bottiglie incendiarie, missili a grappolo, droni kamikaze… pare abbiano tirato dentro pure la nonna col mattarello!
Ma niente, i soldati ucraini restano aggrappati a quelle quattro pietre come cozze allo scoglio.
E intanto, sui social, i patrioti da tastiera continuano a esaltare le gloriose conquiste di villaggi sperduti che valgono quanto il due di picche quando la briscola è a cuori.
Mah, contenti loro… Io resto dell’idea che, finché Pokrovsk è ucraina, la “liberazione” del Donbass è una pia illusione.
a quanto pare, più ci provano a buttarla giù, più gli ucraini si incazzano e si barricano dentro, rendendo ogni metro quadrato un inferno di fuoco e granate.
Certo, i russi continuano a mandare carne al macello, convinti che prima o poi cederà, ma la realtà è che Pokrovsk sta diventando un simbolo della resistenza ucraina, un osso troppo duro da masticare persino per i loro carri armati.
Chissà per quanto tempo ancora resisterà, ma per ora, la “grande avanzata” russa si è arenata tra le sue rovine, trasformando quella che doveva essere una facile conquista in un bagno di sangue senza fine.
E i media europei?
Beh, continuano a raccontare favole, ma la verità è che a Pokrovsk, l’unica cosa che avanza è la determinazione ucraina.
Le forze russe che si avvicinano a Pokrovsk vengono puntualmente annientate.
Le pattuglie russe che riescono a infiltrarsi nella città vengono, indovinate un po’, puntualmente annientate.
Forse Pokrovsk alla fine cadrà, ma ho idea che assomiglierà a una parmigiana fatta con strati di cadaveri di soldati russi uccisi.

Ma questa è una mia opinione.
I fatti sono che, ieri, un’intera colonna meccanizzata russa che tentava di avvicinarsi a Pokrovsk è stata fatta a pezzi dagli HIMARS e dai drone FPV ucraini, all’altezza del villaggio di Vozdvyzhenka.
E non è finita lì.
I sopravvissuti, in preda al panico, hanno cercato di ripiegare verso le loro linee, ma sono stati intercettati dall’artiglieria ucraina, che ha completato l’opera di distruzione.
Le immagini che arrivano dal fronte sono apocalittiche: mezzi bruciati, cadaveri sparsi ovunque, un vero e proprio cimitero di ferraglia russa.
Fonti non confermate parlano di oltre cento morti e decine di veicoli distrutti.
Un disastro colossale per le forze di occupazione, un’altra dimostrazione dell’efficacia delle armi occidentali in mano agli ucraini.
E intanto, a Mosca, i generali continuano a raccontare frottole sulla “operazione speciale” che va secondo i piani.
Ma la realtà, sul campo, è ben diversa.

Ecco qui la colonna, che procede in fila indiana, in piena luce diurna, verso Pokrovsk:
Mi ricorda qualcuno…

E’ giorno di festa, per gli HIMARS….
E anche per i drone FPV…

Alla fine, i soldati superstiti corrono lungo la strada.
Avete capito bene.
Non tentano nemmeno di disperdersi sui terreni circostanti.
Percorrono la strada…
In totale, i russi hanno perso sette mezzi meccanizzati e sicuramente oltre 80 soldati.
