De Ficchy Giovanni

Se pensavate che il mondo degli attivisti fosse tutto sole, mare e manifestazioni pacifiche, vi sbagliavate di grosso. Proprio quando credevamo che le acque della globalizzazione potessero scorrere serene, ecco che martedì sera, al largo delle coste greche, è andata in scena un’epopea di droni, esplosioni e sono persino comparse delle “sound bombs”.
Per chi non lo sapesse, le “bombe sonore” sono un perfetto esempio di come l’arte di far casino possa essere elevata a un nuovo livello di sofisticazione.
I membri della Global Sumud Flotilla, quelli che si stanno dirigendo verso la Striscia di Gaza con il loro carico di più o meno buone intenzioni, hanno sì affrontato un attacco, ma non preoccupatevi: nessun ferito!
Solo un paio di barche danneggiate, tra cui la Zefiro, che ha subito la rottura dello strallo di prua (un termine tecnico di cui non avete bisogno di sapere, ma che fa tanto “navigatore esperto”).
E poi c’è la Morgana, che ora deve affrettarsi a trovare un buon velaio, perché la sua randa – la vela principale – è fuori uso.
Chi avrebbe mai pensato che la navigazione potesse diventare così complicata?
Ma non finisce qui!

La Taigete, un’altra imbarcazione della flotta, è stata colpita anch’essa, ma i video pubblicati sui social ci rassicurano: sembra che non abbia riportato danni.
Un bel colpo di fortuna, direi.
In un mondo in cui molte cose vanno male, almeno una barca ha scampato il peggio.
Bravo, Taigete!
Forse avrà fatto un patto con Poseidone?
E ora veniamo al protagonista di questa tragedia comica: Vanni Bianconi, il responsabile della barca “Wahoo!-Sham”, che ha condiviso il suo dramma su Instagram.
Poco dopo le 23.30 UTC, in pieno stile Hollywoodiano, ha avvertito i suoi follower: “Siamo sotto attacco!”
Non so voi, ma immaginare Vanni che gesticola davanti alla telecamera mentre le bombe sonore esplodono in lontananza ha un che di epico.
Una scena da film d’azione, ma senza Bruce Willis o qualche eroe muscoloso in prima linea.
Cosa dire dei droni?
È divertente pensare che mentre il mondo è in balia di conflitti geopolitici, qualcuno ha deciso di equipaggiare droni per bombardare imbarcazioni piene di attivisti filopalestinesi, e in più farlo con delle “sound bombs”. Ah, la tecnologia!
Una volta avevamo i piccioni viaggiatori, ora abbiamo droni armati di strumenti sonori.
La prossima evoluzione dell’arte della protesta sarà sicuramente l’utilizzo di droni che lanciano volantini?
Magari con messaggi del tipo “Non fatevi distrarre dalla musica assordante!”.
Secondo Vanni, i droni hanno danneggiato le vele di due barche, ma siamo certi che il vero obiettivo fosse quello di creare un po’ di spettacolino sul web.
Ormai essere attivista non basta più: serve un pizzico di spettacolarizzazione.
E quale modo migliore per attirare l’attenzione se non con un attacco a sorpresa?
D’altronde, chi non ama un buon drama marittimo?
Per fortuna, nonostante il panico e le esplosioni, il morale pare rimanere alto tra i membri della Global Sumud Flotilla.
Sì, perché dopo aver attraversato mari tempestosi, non è certamente un drone che può fermare il fervore di chi lotta per una causa.
Certo, le vele possono essere state danneggiate, ma il loro spirito non lo sarà mai!
E ora, una considerazione finale: cosa succederà dopo?
Un film su questo evento tragico e comico?
Oppure un documentario che racconta le disavventure di queste imbarcazioni sfortunate?
Immaginate un titolo accattivante: “Droni, onde e attivisti: una storia di resistenza al limite dell’assurdo”.
Parole d’ordine saranno “comedia”, “spettacolo” e “metà serio, metà satira”.
Non pensate di poter scappare da questo circo, perché i droni potrebbero anche seguire il vostro yacht vacanziero, giusto per essere sicuri che non vi allontaniate troppo senza aver assistito al prossimo episodio.
In conclusione, mentre il mondo rimane abbagliato da droni, esplosioni e navi in difficoltà, noi possiamo solo goderci lo spettacolo da terraferma, un popping di popcorn in mano, pronti a seguire la prossima sia il dramma navale che la tempi moderni possono offrire.
Ricordate, la vita degli attivisti è un mix di idealismo e caos, con un pizzico di ironia per rendere tutto più interessante.
Chi sa che nel frattempo non vengano a cercarli in cabina per intonare una bella canzone di protesta?
