
Chissà se oggi qualcuno si ricorda la famigerata Conferenza di Durban
Ah, la storica Conferenza di Durban del 2001.
Un’epoca in cui i delegati israeliani abbandonarono il tavolo delle trattative per la “migliore” iniziativa diplomatica che l’ONU abbia mai messo in piedi, per non parlare dei gloriosi tentativi della comunità internazionale di marchiare Israele come Stato apartheid.
Era il 31 agosto 2001: mentre il mondo si godeva l’ultima estate serena prima del catastrofico settembre, si stava preparando un’infamia che avrebbe lasciato un segno indelebile nel dibattito geopolitico.
Sì, proprio così!
La grande assemblea di Durban doveva essere il palcoscenico per una condanna universale di ciò che sarebbe stato descrito, in modo fantasioso, come oppressione e razzismo perpetrato da Israele.
I delegati americani, per magia, si unirono agli israeliani nell’abbandonare la conferenza.
Ah!
Che coesione.
Ma, in realtà, già si sapeva che il summit sarebbe finito con un nulla di fatto, un grandissimo “grazie e arrivederci”. Eppure, ahimè, i semi dell’odio si erano già infiltrati, pronti a germogliare nelle menti degli illusi.
Tre giorni dopo, il virus del disprezzo – chiamato anche terrorismo islamico – colpì duro con gli attacchi alle Torri gemelle.
Perché, chi non ama un buon cliché?
Quell’evento segnò l’inizio di un ventennio caratterizzato da un’esplosione di fanatismo e violenza, condito con una spruzzata di provocazioni e un pizzico di vittimismo.
E oggi, a distanza di oltre 24 anni, ci troviamo a riflettere su come quel perverso disegno di Durban sia stato portato a compimento.
Il 7 ottobre 2023, Israele si è trovato nuovamente nella situazione di dover difendere la propria esistenza contro un assalto omicida che non sorprende neanche più.
Quando accade, naturalmente, a partire dai palcoscenici internazionali, scatta il solito riflesso condizionato: genocidio, razzismo, e tutte quelle belle parole che fanno tanto effetto sui social network.
E ora, sorpresa, la UEFA, ah bene, sembra voler espellere Israele da tutte le competizioni calcistiche, giusto per restituire la sensazione di giustizia sociale che tutti noi sappiamo di non poter avere.
E qui si aggiunge la vergognosa Unione Europea, con la sua visione talmente romantica da far invidia a un romanzo di Dostoevskij.
Vogliono imporre sanzioni e, credetemi, alcuni stati sembrano quasi pronti a dichiarare guerra a Israele per difendere i “miserabili provocatori della Global Sumud Flottilla”, finanziati non si sa bene da chi, ma con un chiaro legame a Hamas.
Che bello, no?
Non c’è niente di meglio che vedere un’amicizia internazionale fiorire sul suolo del disprezzo.
E mentre tutto questo accade, chi ha voglia di difendersi?
Gran parte di coloro che sono convinti che l’Islam radicale non rappresenti una minaccia continua a vivere nel loro mondo da favola, magari ispirandosi alla visione proposta da Roberto Vannacci nel suo “Il mondo al contrario”. Vivono nel fantastico regno dell’illusione, dove la guerra è solo un concetto astratto, qualcosa che non concerne le buone coscienze dei liberi pensatori.
C’è un momento in cui ci si deve rendere conto che il bene e il male non sono sempre rappresentazioni chiare e distinte.
A volte il bene sembra essere sopraffatto dal male, e la realtà è che molti continuano a negare l’evidenza.
La gente continua a scrivere articoli, a organizzare campagne di sensibilizzazione, a partecipare a manifestazioni, il tutto mentre afferma di non doversi difendere da questa guerra che è iniziata decenni fa, portata avanti da quella pericolosa ideologia chiamata Islam.
Quindi, cari lettori, cosa ci resta da dire?
Siamo di fronte a una battaglia culturale e politica dove l’ipocrisia abbonda.
In un mondo in cui la verità viene piegata su se stessa e le narrazioni vengono manipulate per apparire più appetibili, sembra che la conferenza di Durban non fosse solo un episodio isolato, ma piuttosto un capitolo di un libro che continua a essere scritto, e non in bella calligrafia.
In conclusione, chissà se oggi qualcuno si ricorda della Conferenza di Durban.
Sarebbe bello pensare che, dopo 24 anni di errori, l’umanità possa finalmente svegliarsi e rendersi conto che non si può continuare a percorrere la strada dell’errore senza pagare un prezzo.
Ma la realtà piacevole di vedere questa consapevolezza emerge come un miraggio in un deserto, e l’unico segnale che sembra arrivare è quello dell’ennesimo tentativo di silenziare la verità.
Riuscirà il mondo a riprendersi dalla maledizione di Durban?
Solo il tempo potrà dirlo, ma nel frattempo, la commedia continua.
