Barbero

Le crociate sono uno degli eventi storici più discussi e frequentemente fraintesi, spesso soggetti a interpretazioni distorte che rispecchiano più le esigenze politiche contemporanee che i fatti storici reali.

Recentemente, lo storico Alessandro Barbero ha avviato una narrazione martellante sulle crociate, presentandole come un “jihad europeo”, ovvero una campagna di imperialismo e aggressione cristiana simile a una guerra di religione islamica. Tuttavia, è fondamentale ribadire alcuni concetti chiave che, per quanto presenti nelle stesse conferenze di Barbero, vengono sistematicamente trascurati o minimizzati, al fine di ricostruire un quadro più equilibrato e aderente alle fonti storiche. In primis, il termine “crociata” è anacronistico e posticcio.

Chi partecipò a questi eventi nel Medioevo non chiamava mai se stesso “crociato”, né definiva le spedizioni in tal modo.

Questa etichetta è stata coniata molto tempo dopo, dagli storici moderni, e carica di significati ideologici che all’epoca non esistevano.

Questo dovrebbe già mettere in guardia sugli anacronismi e sulle letture distorte: applicare categorie moderne a fatti medievali è un errore metodologico che rischia di falsare la comprensione.

In secondo luogo, la narrazione dominante, diffusa anche da Barbero, e condivisa da un vasto spettro della sinistra culturale contemporanea, rappresenta una proiezione retrospettiva di temi moderni come l’imperialismo, il colonialismo e il conflitto religioso su un periodo storico che aveva contesti e mentalità profondamente diversi.

Questo racconto si fonda largamente su una lettura politicizzata e propagandistica sviluppata nel XX secolo, in particolare da Gamal Abdel Nasser, che recuperò il termine “crociata” per denigrare l’Occidente nel contesto della guerra fredda e del panarabismo. La cosiddetta “versione musulmana” delle crociate, come la raccontano certi ambienti, è quindi intrisa di retaggi sovietici e terzomondisti più interessati all’ideologia che alla verità storica. Per comprendere appieno la genesi e la natura delle crociate, bisogna fare un salto indietro di quattro secoli rispetto alla prima spedizione del 1096.

Nel VII secolo, infatti, Gerusalemme cade sotto il controllo del califfo Omar, uno dei principali artefici dell’espansione islamica che avrebbe dato forma all’islam politico.

Questo gesto fu anche simbolico: Egli ordinò la costruzione di un primo luogo di culto sul Monte del Tempio, sito sacro per ebrei e cristiani, che poi si sarebbe evoluto nella Moschea di Al-Aqsa e nella celebre Cupola della Roccia.

Questi atti hanno una valenza esplicitamente imperiale e simbolica, eppure raramente vengono letti come tali nei dibattiti odierni.

Tra la conquista islamica di Gerusalemme e le crociate passano oltre quattro secoli, un periodo caratterizzato da continue conquiste, saccheggi e guerre di espansione islamica che trasformarono radicalmente il Mediterraneo orientale, la penisola iberica e la Sicilia.

È importante sottolineare che nei primi mille anni di Cristianesimo non esisteva un concetto di guerra in nome della fede paragonabile a quello islāmico.

Uccidere in nome di Cristo era inconcepibile nella mentalità, nella teologia e nella prassi cristiana dell’epoca, mentre la jihad, la guerra santa islamica, era dottrina esplicita fin dalle origini.

Solo dopo secoli di pressioni e invasioni i cristiani iniziarono lentamente a elaborare un concetto di guerra “sacra”, motivata dalla difesa della fede e della cristianità.

Il primo appello alle cosiddette crociate venne dall’imperatore bizantino di Costantinopoli, che chiedeva aiuto contro l’avanzata dei turchi selgiuchidi, un’invasione che minacciava direttamente la sopravvivenza dell’impero.

Non si trattava di una spedizione volta esclusivamente a riconquistare Gerusalemme, bensì di una richiesta urgente di aiuto militare per contenere il pericolo turco.

Nel frattempo, la penisola iberica era quasi interamente occupata dai musulmani, la Sicilia era caduta, e Siracusa era stata distrutta. Secoli dopo, la caduta di Costantinopoli portò i turchi alle porte dell’Italia, quasi a minacciare Roma stessa.

Le crociate furono quindi una risposta a una pressione secolare, tardiva, disorganizzata e spesso brutale, come tutte le guerre medievali, ma non un’assalto imperialista pianificato.

La rappresentazione delle crociate come semplice imperialismo occidentale non regge se ci si mette nella prospettiva di un europeo dell’anno Mille, il quale assisteva impotente allo sfaldamento del proprio mondo, alla perdita delle città, alla trasformazione delle chiese in moschee.

Il vero motivo per cui i musulmani considerano le crociate moralmente riprovevoli non è tanto la loro violenza, alla quale peraltro risposero con eguale durezza, quanto perché infransero una regola fondamentale del Dar al-Islam, la dottrina per cui una terra conquistata dall’islam non poteva tornare sotto dominio di altre fedi.

Questo precedente fu percepito come una minaccia esistenziale e una rottura dell’egemonia politica e religiosa islamica.

In conclusione, per chi voglia approcciare il tema senza pregiudizi ideologici e con pazienza critica, queste considerazioni sono imprescindibili.

Le crociate furono fenomeni complessi, frutto di dinamiche storiche specifiche, non semplici guerre di religione o campagne imperialiste moderne travestite da spiritualità.

Solo riconoscendo la complessità e il contesto, senza ricorrere a narrazioni propagandistiche, è possibile avvicinarsi a una vera comprensione di questo cruciale capitolo della storia medievale.

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