FdI chiede chiarezza alla Rai

**La giornalista racconta a “Il Tempo” un presunto episodio risalente al periodo tra la fine del 2018 e i primi mesi del 2019.

Al centro, un colloquio di lavoro che, secondo la sua testimonianza, sarebbe degenerato in avances non richieste.

Fratelli d’Italia sollecita verifiche da parte del servizio pubblico.

Al momento, non risultano repliche pubbliche di Sigfrido Ranucci o della Rai.

** Una nuova vicenda riaccende il dibattito sui rapporti di potere, sulle dinamiche professionali nel mondo dell’informazione e sulla responsabilità delle aziende editoriali nel garantire ambienti di lavoro rispettosi.

Al centro c’è Sigfrido Ranucci, conduttore di *Report*, accusato dalla giornalista d’inchiesta e scrittrice Angela Camuso di avere rivolto nei suoi confronti avances non richieste.

La testimonianza è stata pubblicata da *Il Tempo*.

Camuso ha ricostruito un presunto episodio collocato tra la fine del 2018 e i primi mesi del 2019, nel contesto di quello che avrebbe dovuto essere un colloquio di lavoro.

Il racconto, allo stato, rappresenta la versione della giornalista e non è accompagnato, nelle informazioni disponibili, da una replica pubblica di Ranucci o della Rai.

La vicenda ha avuto immediate conseguenze sul piano politico. Diversi esponenti di Fratelli d’Italia, in particolare membri della Commissione parlamentare di Vigilanza Rai, hanno chiesto all’azienda di verificare i fatti e di assumere una posizione.

Le richieste si sono intrecciate con accuse rivolte al centrosinistra e ai movimenti femministi, ritenuti da FdI troppo silenziosi davanti a una denuncia che coinvolge un giornalista considerato vicino ad ambienti progressisti.

## Il racconto di Angela Camuso Secondo quanto riferito da Camuso, l’episodio sarebbe avvenuto durante un incontro legato a una possibile opportunità professionale.

La giornalista sostiene che il colloquio avrebbe assunto una connotazione diversa da quella lavorativa, con avances da lei considerate inappropriate e non richieste.

La testimonianza è stata resa pubblica attraverso un articolo di stampa e ha riaperto interrogativi sulle modalità con cui, nel settore dei media, possono essere gestiti i colloqui, le collaborazioni e le relazioni professionali.

In contesti caratterizzati da forte asimmetria di potere, la distinzione tra una proposta professionale e un comportamento percepito come pressante o invasivo può diventare particolarmente delicata.

È però necessario distinguere con attenzione tra il contenuto di una denuncia giornalistica, le eventuali verifiche interne e l’accertamento di responsabilità. Le accuse riportate non equivalgono, di per sé, a una pronuncia definitiva sui fatti.

Per questo, oltre alla tutela della persona che riferisce l’episodio, resta essenziale garantire a chi viene accusato la possibilità di replicare e di fornire la propria versione.

Al momento, secondo le informazioni disponibili, non è stata resa pubblica una risposta di Ranucci.

Non risulta inoltre una presa di posizione ufficiale della Rai in merito alle dichiarazioni di Camuso.

## La richiesta di Sara Kelany

Tra le prime reazioni politiche è arrivata quella di Sara Kelany, componente della Commissione di Vigilanza Rai.

La parlamentare di Fratelli d’Italia ha definito «gravissime» le accuse rivolte al conduttore di *Report*, chiedendo che il servizio pubblico faccia chiarezza.

Kelany ha sollecitato una posizione dei vertici Rai e ha contestualmente criticato il centrosinistra, parlando di un «silenzio assordante della sinistra».

La deputata ha posto l’accento sulla necessità che la Rai non resti estranea alla vicenda, considerando il ruolo pubblico dell’azienda e la rilevanza del personaggio coinvolto.

La richiesta di chiarimenti può essere letta su due piani.

Da un lato, c’è l’esigenza di verificare se i comportamenti descritti siano compatibili con le regole interne e con gli standard di condotta richiesti a un’azienda del servizio pubblico.

Dall’altro, c’è il rischio che una vicenda ancora priva di un accertamento formale venga trasformata rapidamente in uno scontro politico.

La Commissione di Vigilanza, pur non essendo un organo giudiziario, esercita un controllo parlamentare sull’attività della Rai.

In questo quadro, i suoi componenti possono chiedere informazioni ai vertici aziendali e interrogare il management sulle procedure adottate.

Non possono però sostituirsi agli organi competenti nell’accertamento dei fatti o nell’attribuzione di eventuali responsabilità.

## Le dichiarazioni di Grazia Di Maggio

Sulla stessa linea si è espressa la deputata Grazia Di Maggio. Secondo la parlamentare, nelle ultime settimane si sarebbero accumulate diverse criticità riguardanti Ranucci.

Il riferimento sembra inserirsi in un quadro più ampio di contestazioni e polemiche che, a giudizio di FdI, renderebbero necessario un intervento della Rai.

Anche in questo caso, tuttavia, occorre separare gli episodi: eventuali controversie editoriali, professionali o politiche non costituiscono automaticamente una conferma delle accuse riferite da Camuso.

La sovrapposizione di vicende differenti può infatti produrre un effetto di accumulo nell’opinione pubblica, ma rischia di rendere meno chiara la valutazione dei singoli fatti.

Un’inchiesta giornalistica rigorosa dovrebbe quindi ricostruire ogni episodio autonomamente, indicando date, circostanze, testimonianze disponibili e risposte degli interessati.

## L’intervento di Elena Leonardi La senatrice Elena Leonardi, vicepresidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul femminicidio, ha definito «intollerabili» gli atteggiamenti di questo tipo in qualsiasi luogo di lavoro.

Leonardi ha chiesto una presa di posizione esplicita anche alle esponenti del centrosinistra. «Auspico una netta presa di posizione e condanna da parte di quelle donne di sinistra che ad oggi sono rimaste in silenzio», ha dichiarato.

Il tema sollevato dalla senatrice è più ampio della singola vicenda: riguarda la coerenza con cui vengono affrontate le denunce di molestie o di comportamenti inappropriati, indipendentemente dall’identità politica della persona accusata.

È un principio rilevante.

Le accuse dovrebbero essere valutate sulla base dei fatti e non dell’appartenenza politica del soggetto coinvolto.

Al tempo stesso, la richiesta di condanna immediata può entrare in tensione con un altro principio: prima di formulare giudizi definitivi, è necessario che le circostanze vengano accertate e che tutte le parti possano essere ascoltate.

La tutela delle presunte vittime e il rispetto delle garanzie dell’accusato non sono esigenze alternative, ma elementi che dovrebbero coesistere in ogni procedimento serio.

## Augusta Montaruli: «Ogni verifica necessariaᄏ

Un ulteriore intervento è arrivato da Augusta Montaruli, vicepresidente della Commissione di Vigilanza Rai.

La deputata di Fratelli d’Italia ha chiesto ai vertici dell’azienda di avviare «ogni verifica necessariaᄏ.

Montaruli ha descritto le accuse come parte di un presunto «quadro di grave commistione tra sfera privata e professionale». Anche lei ha spostato il confronto sul terreno politico, interrogandosi sull’atteggiamento della sinistra e dei collettivi femministi.

Secondo la parlamentare, il rischio sarebbe quello di applicare una «morale a doppia velocità»: maggiore severità quando un’accusa riguarda esponenti politicamente avversari e maggiore indulgenza quando coinvolge figure considerate vicine al proprio campo.

La questione della coerenza è centrale.

Le campagne contro molestie, abusi e discriminazioni sul lavoro possono essere credibili soltanto se applicate senza selettività. Tuttavia, l’imparzialità non significa dare automaticamente per accertata ogni denuncia: significa adottare criteri uguali per tutti, verificare le circostanze e non trasformare la valutazione in una disputa di schieramento.

## Che cosa può fare la Rai

La richiesta di chiarezza rivolta alla Rai pone un problema concreto: quali strumenti dovrebbe adottare l’azienda quando viene resa pubblica un’accusa relativa a un episodio risalente nel tempo?

In linea generale, il primo passo dovrebbe essere una verifica interna.

La Rai potrebbe acquisire la testimonianza della giornalista, chiedere chiarimenti al professionista coinvolto, ricostruire il contesto dell’incontro e verificare l’eventuale esistenza di documentazione, comunicazioni o testimoni. Sarebbe inoltre necessario accertare quali fossero, all’epoca, i rapporti professionali tra le persone coinvolte.

Il colloquio si sarebbe svolto all’interno della Rai?

Ranucci agiva formalmente come dipendente della Rai?

Di Admin

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