Antoniu Martin, storico e analista politico

Nel contesto della guerra in Ucraina, la regione dei Balcani occidentali è diventata
una zona di massimo interesse per l’Unione europea, la cui sicurezza non può
essere completa senza l’integrazione degli Stati qui presenti.

La sicurezza nell’area
dei Balcani occidentali copre molti livelli: dal settore energetico, a quello militare, al
fenomeno delle migrazioni.

Un aspetto importante che l’Unione europea ha nella sua
attenzione è il possibile aumento dell’influenza di Russia e Cina in questo spazio,
dove ci sono due nuclei con un alto potenziale di escalation del conflitto: il Kosovo e
la Repubblica Srpska.
Come è noto, l’Italia è stata e continua ad essere il principale promotore della politica
dell’Unione europea nei Balcani occidentali.

Tutti i recenti passi del governo di Roma
convergono nel sottolineare il fatto che – come affermato da Giorgia Meloni al
convegno “L’Italia e i Balcani occidentali: crescita e integrazione”, il 24 gennaio
2023, a Trieste – i Balcani occidentali rappresentano “una regione di rilevanza
strategica per gli interessi nazionali” d’Italia.

Dalle analisi recentemente pubblicate
da alcuni centri italiani di studi sui Balcani si evince che l’Italia è disposta ad
ipotizzare un’intensificazione della propria presenza nei rapporti con gli Stati della
regione.

Si prevede quindi che, nel prossimo periodo, certi rappresentanti del mondo
imprenditoriale, accademico e politico dell’Italia saranno molto più attivi nei paesi dei
Balcani occidentali.
Per quanto riguarda la Romania – Stato il cui ruolo strategico è notevolmente
aumentato negli ultimi anni – va detto che anche per questo Paese la sicurezza e la
stabilità dei Balcani occidentali è un aspetto estremamente importante.

Inoltre, è
importante sottolineare che tutti i passi politico-diplomatici intrapresi da Bucarest
negli ultimi anni miravano ad accelerare l’integrazione degli Stati dell’area nelle
strutture occidentali: l’UE e la NATO.

Significativa in questo senso è stata anche la
recente visita ufficiale del Ministro della Difesa della Romania nella Macedonia del
Nord, Stato membro della NATO dal 2020.

Va anche notato che la Macedonia del
Nord era rappresentata alla prima edizione della “Conferenza sulla sicurezza del Mar
Nero”. sotto gli auspici della “Piattaforma internazionale di Crimea”, svoltasi a
Bucarest, in aprile.

La Romania ha sottolineato l’importanza dell’iniziativa regionale
“Il processo di riunione dei ministri della difesa dell’Europa sudorientale” (SEDM
Ministeriale), la cui presidenza è detenuta da Bucarest per i prossimi due anni.

I
progetti destinati a svolgersi all’interno del SEDM mirano ad aumentare il livello di
sicurezza degli Stati membri, a rafforzare le relazioni di buon vicinato e cooperazione
nell’Europa sud-orientale.

SEDM è una vera e propria piattaforma di dialogo politico-
militare estremamente utile soprattutto nel nuovo contesto di sicurezza.

Da
sottolineare che anche il fatto che l’Italia fa parte di questo format, insieme a Paesi
come la Grecia, l’Albania, la Croazia, la Bosnia-Erzegovina, il Montenegro, la Serbia,
la Slovenia, gli Stati Uniti, la Turchia e l’Ucraina.
La diplomazia romena, che incoraggia tali iniziative di dialogo tra i Paesi balcanici,
l’UE e la NATO, ha molti punti in comune con gli approcci di politica estera dell’Italia.
Condividendo e promuovendo valori simili, avendo numerose affinità culturali, i due
Paesi – l’Italia e la Romania – possono formare un partenariato estremamente utile

per facilitare e accelerare l’integrazione europea degli Stati dei Balcani occidentali.

È una sfida di cui devono tener conto sia Roma che Bucarest.

Di Admin

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