De Ficchy Giovanni

Non vi è pace senza giustizia.
Finché una comunità consente che la giustizia possibile non sia realizzata, non è in pace e non è in grado di costruire la pace.
La parola pace, indica l’armonia profonda che si realizza nella persona umana, nei rapporti fra le persone e fra i gruppi sociali, quando si seguono le leggi della Vita e si resta in sintonia con l’azione di Dio.
Il problema della pace è oggi uno dei più assillanti per l’umanità, perché riguarda la sua sopravvivenza.
Chiaramente il problema è sempre esistito, ma in questi tempi con tante guerre e conflitti in corso, assume proporzioni che in passato non aveva conosciuto.
Siamo perfettamente consapevoli che i conflitti fanno parte del processo di crescita dell’umanità, sappiamo pure che essi possono essere gestiti in modo non violento così da pervenire a traguardi superiori di convivenza pacifica tra i popoli.
L’aggressività fa parte del codice genetico dell’uomo e in diverse circostanze facilmente essa assume modalità violente.
Agli albori della civiltà, quando l’umanità ha vissuto suddivisa in bande di cacciatori e di raccoglitori, e quindi per circa il 90% della sua storia, la lotta è diventata una condizione necessaria alla sopravvivenza .
Dato il carattere di consapevolezza e di libertà proprio dell’attività umana, l’esercizio dell’aggressività e della violenza ha contaminato la crescita interiore dell’uomo, conferendogli una caratteristica che possiamo chiamare il suo spirito violento.
L’innato istinto di conquista , e la brama del possesso, hanno poi determinato, la formazione e crescita dell’essere umano attuale.
Nella semantica il termine pace, assume vari significati, a seconda della cultura da cui promana, il termine shalom in ebraico ha contenuti semantici molto più ricchi delle corrispondenti parole greca (eiréne) e latina (pax) con cui il messaggio ci è pervenuto, e ancora più dei termini con cui è tradotto nelle lingue moderne.
Questi differenti termini mettono in evidenza tre aspetti della realtà «pace», che già presenti nell’AT ebraico e successivamente esplicitati nella versione greca e nel Nuovo Testamento, e ripresi poi dalla riflessione ecclesiale cristiana, illuminano […] la densità della realtà alla quale si riferiscono: la totalità integra del benessere oggettivo e soggettivo (shalom), la condizione propria dello stato e del tempo in cui non c’è guerra (eirénè) e la certezza basata sugli accordi stipulati e accettati (pax) .
Dimensioni differenti della Pace quindi, basti pensare, a quella imposta ai tempi dell’antica Roma, dove spesso, “si faceva un deserto, e lo si chiamava pace”, o la Pace siriana, molto simile.
