
Nel programma della candidata democratica , alla corsa alla Casa Bianca, tra i punti più qualificanti troviamo; la proposta di un messa al bando federale sull’aumento dei prezzi che spingerà la Federal Trade Commission, l’autorità di controllo, ad avviare un’indagine per capire come e quanto le corporation hanno sfruttato i consumatori attraverso l’aumento dei prezzi.
Inoltre la Harris ha lanciato un piano per affrontare l’emergenza abitativa per le classi medie e più povere, promettendo la costruzione di tre milioni di unità abitative a prezzi calmierati entro la fine dei sul mandato di quattro anni.
La proposta di calmierare i prezzi ha generato critiche negli ambienti conservatori, ma anche da giornali progressisti, che si è chiesto se “nel momento in cui ti accusano di essere comunista” – riferimento agli attacchi lanciati da Donald Trump – “forse non dovresti proporre di controllare i prezzi”.
“I prezzi – ha spiegato Harris – sono ancora troppo alti.
Io so che molte attività stanno creando lavoro, contribuendo alla nostra economia seguendo le regole, ma alcune no, e questo non è giusto.
E noi abbiamo bisogno di agire”.
L’idea di controllare i prezzi, è quanto mai socialista, ritengo, poiché i prezzi si formano, mediante la domanda e l’offerta presenti su un determinato mercato, tentare di modificarne gli andamenti è quanto mai velleitario e contro- produttivo.
Inoltre gettare sul mercato un grande numero di abitazioni a prezzo calmierato, renderà difficile vendere le case di prestigio, è un altro modo di drogare l’economia, insomma una socializzazione in salsa yankee.
La realtà è che, a prescindere da chi vincerà, il prossimo presidente si troverà probabilmente ad affrontare un Congresso diviso o quasi, il che metterà porrà dei vincoli a ciò che potrà essere realizzato – quindi la retorica della campagna elettorale potrebbe essere molto diversa dalla realtà politica.
