
Il mercato dell’editoria italiana è in subbuglio, e non è solo per le notizie di politica che ci piovono addosso ogni giorno.
No, stavolta il focus è su chi avrà la meglio nella corsa all’acquisto di due icone del giornalismo italiano: La Repubblica e La Stampa.
È il quotidiano Il Giornale a far sapere che queste due storiche testate siano in attesa del migliore offerente.
E a quanto pare, i prezzi variano come le montagne russe: per Repubblica si parla di circa 65 milioni di euro, mentre La Stampa è messa a disposizione a un prezzo “da saldo”, appena 7 milioni.
Un vero affare, se solo riuscite a convincere il vostro commercialista che vale la pena investire.
A un occhio distratto, la situazione potrebbe anche sembrare una svendita di titoli di stato scaduti.
Ma i conti fatti dal Giornale parlano chiaro: negli ultimi cinque anni, la controllante Gedi ha bruciato quasi 500 milioni di euro.
Che bela gestione!

Se si potessero accumulare i debiti sul pianeta Terra, probabilmente saremmo in grado di lanciare un razzo per andare su Marte.
Ma torniamo a noi.
Gli Elkann nel 2019 erano sembrati dei temerari quando hanno sborsato 102 milioni per rilevare il pacchetto azionario di Cir dei De Benedetti.
Con l’Opa successiva, il valore era balzato a 200 milioni.
Ora, chissà se l’operazione si rivelerà un colpo da maestro o un fallimento epico.
La Stampa: L’Affare Che Potrebbe Chiudersi Prima
Per La Stampa, però, il destino sembra più certo.
Secondo Il Giornale, il gruppo Gedi ha già avviato colloqui con il gruppo Nem (Nord Est Multimedia), che ha specifiche simpatie per l’editoria locale.
Tra un caffè e l’altro, i membri del gruppo Nem potrebbero essere i fortunati a portarsi a casa il quotidiano torinese.

Ma non dimentichiamo la gioia che ha caratterizzato altre vendite recenti: nel 2023, infatti, il gruppo della famiglia Agnelli-Elkann ha già messo mano a una serie di quotidiani del Nord Est, tra cui Il Corriere delle Alpi e La Nuova Venezia.
Già che ci sono, potrebbero anche vendere le pentole e il forno a microonde, così da completare la transazione.
E mentre La Stampa sembra avviata verso una nuova vita, Repubblica è ancora più “in alto mare” nelle trattative.
Ciò non toglie che emergano contatti con un potenziale acquirente alquanto bizzarro: il gruppo editoriale greco Antenna Group, guidato dall’imprenditore Theodore Kyriakou.

Sì, proprio lui, il ricchissimo erede ellenico che si vanta di avere foto con Donald Trump e l’emiro del Qatar.
Come se fosse una cena di gala, dove ognuno mostra il suo biglietto da visita stampato su carta pregiata.
Ma chi lo sa, magari tra un po’ vedremo Repubblica tramutarsi in una sorto di rivista lifestyle con articoli su come decorare il giardino e fare amicizia con i miliardari.
Un Futuro da Trumpisti?

Se pensate che tutto ciò possa significare un cambiamento radicale della linea editoriale, preparatevi a un viaggio nel meraviglioso mondo delle sorprese editoriali!
Atenna Tv, fondato nel 1988 con finanziamenti dall’Arabia Saudita, ha dimostrato di non avere paura di cambiare orientamento
Dalla sinistra al trumpismo?
Un salto mortale all’indietro che sarebbe invidiato da qualunque artista circense.
Ma tornando a noi, vi immaginate Repubblica con un editoriale che propone l’ultima funzione di Twitter come un modo per coinvolgere i lettori?
O peggio, una rubrica di lifestyle che suggerisce ai lettori come decorare i propri giardini per colpire i vicini?
Già mi immagino un fatto di cronaca in prima pagina: “Bomba in redazione, ma attenzione al giardino!”
Le Nostre Gare d’Offerta
E ora, chi sarà il miglior offerente?
La competizione sarà serrata.
I lettori di Repubblica e La Stampa si possono solo chiedere cosa ne sarà del loro amato quotidiano.
Sarà trasformato in un volantino promozionale per il Black Friday?
O diventerà un luogo di discussione sui migliori stili di vita e spese pazze?
In questa giostra di cambiamenti, ma anche di opportunità, possiamo solo sperare che chi comprerà i giornali non li metta in vendita su una piattaforma online.
Perché, diciamocelo, sarebbe un’esperienza piuttosto deprimente vedere Repubblica accanto a un vecchio videoregistratore e un paio di scarpe usate nella sezione usato.
Conclusione: Voci di un Futuro Incerto
Cosa possiamo concludere, dunque?
Che il mondo dell’editoria italiana è dinamicissimo, e oggi come non mai è soggetto a colpi di scena assurdi e a corsi e ricorsi di situazioni inaspettate.
Chi sarà il prossimo a mettere in tasca una testata storica?
I rapporti di famiglia, le vendite ai discount, i potenti legami internazionali…
Questi elementi ci dicono che l’editoria è un campo di battaglia più simile a una soap opera che a un’analisi seria della società contemporanea.
Pertanto, prepariamoci a seguire gli sviluppi di questa saga con una coppa di popcorn in mano, perché la vera notizia non è tanto l’acquisto delle testate, ma quello che accadrà quando gli editori inizieranno a dettare le regole del gioco.
In questo mondo, dove chi ha il denaro decide cosa leggere, siamo tutti un po’ a caccia di affari imperdibili.
E chissà, magari alla fine ci ritroveremo a discutere di quanti “like” ottiene un articolo piuttosto che del suo contenuto.
Benvenuti nell’era della lettura “trumpistica”!
