“E’ una delle balle più diffuse degli ultimi anni. Ecco perché.

Quando si parla di gas russo, capita spesso di sentire che sia la scelta più conveniente per l’Europa.

“Perché il gas russo costa meno”, ci dicono.

Un’affermazione che, a prima vista, sembra avere senso: estrarre e raffinare il gas in Russia è davvero meno costoso rispetto ad altri paesi.

Si stimano circa 7-8 centesimi di euro al metro cubo contro i 12-14 centesimi del gas americano. Da qui nasce l’idea che acquistare gas dalla Russia porti un risparmio diretto nelle bollette di famiglie e imprese europee.

Ma è davvero così?

La realtà è molto più complessa — e meno rassicurante.

Innanzitutto, bisogna capire come funziona il sistema di prezzo del gas in Europa.

Noi non paghiamo il gas russo al costo di produzione russo, né tantomeno al prezzo imposto da Mosca.

Il prezzo del gas viene stabilito sul mercato europeo, in particolare sul TTF, la borsa del gas naturale con sede ad Amsterdam, uno dei principali hub energetici del continente.

Qui, il prezzo è uniforme per tutte le forniture, indipendentemente da dove arriva il gas: che sia russo, norvegese, algerino o americano, il costo finale per noi consumatori è lo stesso.

Questo significa che il “vantaggio” dell’estrazione più economica in Russia non si traduce direttamente in bollette più basse per noi.

Se a pagare il prezzo di mercato siamo noi, chi guadagna dal “gas russo a basso costo”?

La risposta è Gazprom, il colosso energetico statale russo.

Il margine di profitto per loro è enorme proprio perché il prezzo di vendita in Europa supera di molto i costi di produzione e trasporto.

In altre parole, comprare gas dalla Russia non è mai stato un affare vantaggioso per i consumatori europei: ha sempre significato arricchire Mosca. E non solo economicamente.

Questo meccanismo ha delle conseguenze geopolitiche gravi.

Il Cremlino ha usato per anni la sua posizione di fornitore privilegiato di gas come uno strumento di pressione politica e diplomatica.

La dipendenza energetica europea ha regalato alla Russia una leva potente per influenzare le decisioni di governi e istituzioni sul nostro continente.



Prima dell’invasione dell’Ucraina, nel dicembre 2021, il prezzo del gas sul TTF era intorno ai 110 euro per megawattora (MWh).

Un valore elevato, dovuto a diversi fattori globali e alla crescente domanda.

Nonostante le controversie politiche, come le tensioni causate dall’amministrazione Trump negli Stati Uniti, il prezzo è sceso drasticamente poco dopo, arrivando a circa 38 euro MWh in tempi recenti.

Questo dato dimostra quanto il mercato del gas sia volatile e influenzabile da eventi politici e strategici, e quanto sia importante non confondere il costo reale del gas con la percezione di un “vantaggio russo”.

Dunque, qual è il bilancio della nostra dipendenza energetica dalla Russia?

Non un vantaggio per i consumatori, ma una rendita per il Cremlino e un rischio geopolitico per l’Europa.

La verità è che acquistare gas russo non ha mai significato risparmiare.

Significava lasciare nelle mani di Mosca uno strumento di potere estremamente pericoloso, capace di mettere in crisi intere nazioni e mettere a repentaglio la sicurezza energetica del continente.



Per questo motivo, oggi più che mai, è fondamentale investire in diversificazione delle fonti energetiche e in energia rinnovabile.

Solo liberandoci dalla morsa del gas russo potremo costruire un futuro più sicuro, sostenibile e economicamente equo per tutti gli europei.

Non facciamoci ingannare dalle apparenze: il gas russo non costa meno — costa caro a noi, a livello politico ed economico.

E questa è la vera sfida che dobbiamo vincere.

Di Admin

Lascia un commento

Scopri di più da Giornalesera.com

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere