
Ieri, in un parco di Genova, una tragedia ha squarciato la quotidianità di una città già segnata da tante difficoltà: un uomo senza fissa dimora, Pietro Alberto Paolo Signor, detto Pedro, è stato brutalmente ucciso a bottigliate, incaprettato e trascinato in un sacco nero da un richiedente asilo con numerosi precedenti penali.
Questa notizia non è solo un dato di cronaca nera, ma un grido straziante che riguarda la nostra società, le sue contraddizioni e i suoi fallimenti.
Pedro non era un semplice senzatetto qualunque.
Era un amico, di tutti, una persona che dava una mano, capace di offrire sempre una buona parola o un incoraggiamento a migliorarsi.
Malato di cuore e in attesa di trapianto, affrontava ogni giorno una battaglia personale difficile da immaginare.
Il suo gruppo sanguigno raro rendeva la speranza di una donazione un miraggio, ma lui accettava quel destino con un amarezza che non gli impediva di continuare a lottare.
Nonostante tutto, Pedro aveva due lauree e un desiderio forte di lavorare, anche se la sua salute fragile complicava ogni colloquio.
Il reddito di cittadinanza, il cui blocco durante un ricovero a San Martino lo aveva lasciato senza sostegno per mesi, era l’unico aiuto che gli spettava, ma che tardava ad arrivare.
Pedro rappresentava la dignità nel dolore, l’eleganza nella povertà: sempre pulito, sbarbato, garbato, non cercava mai guai né aiuto forzato.
Viveva senza obblighi, trovava rifugio nei suoi spazi e tornava tra gli amici con il sorriso e la sua chitarra, portando un po’ di luce tra persone spesso dimenticate da tutti.
Ed è proprio questa umanità che è stata strappata via quella mattina a Villetta Di Negro.
Davanti a un simile orrore, invece di unirci nell’indignazione e nel dolore, assistiamo a discorsi confusi, faziosi, che negano la realtà della microcriminalità legata all’immigrazione incontrollata e alle baby gang, rifugiandosi in ideologie che non tengono conto dei dati ufficiali.
Per qualcuno, la violenza continua e costante è un prezzo accettabile, un dettaglio marginale rispetto a battaglie politiche astratte.
Si preferisce agitare fantasmi del passato, come dittatori morti da un secolo, per distrarre dal presente che, invece, reclama risposte concrete e urgenti.
Io dico con assoluta fermezza che qualcosa non va e bisogna cambiarla.
Non possiamo più permettere che vittime come Pedro vengano ridotte a “un nulla”, sacrificati sull’altare di ideologie fallimentari che non tutelano né la sicurezza né la dignità delle persone.
Da uomo che ha fatto della libertà la propria scelta di vita, che non ha mai potuto contare su nessun sostegno se non sulle proprie forze, da uomo che ha studiato diritto, filosofia, etica e storia senza mai accettare passivamente le verità imposte, sento il dovere di sostenere chi vuole restituire al nostro Paese la vivibilità e la sicurezza necessarie per tutti, anche per chi oggi è invisibile come Pedro.
Servono strumenti adeguati per le forze di polizia, un supporto reale che vada oltre le chiacchiere borghesi di chi giudica senza sapere cosa significhi operare sul campo.
Con un’esperienza diretta ventennale, posso confermare quanto siano complesse le sfide da affrontare e quanto sia ingiusto puntare il dito senza cognizione di causa.
La criminalità non si sconfigge con psicologi, fiorai o chiacchiere da salotto, ma con leggi efficaci e forze dell’ordine preparate e motivate.
E se questi metodi sono stati messi da parte negli ultimi anni, allora il fallimento è sotto gli occhi di tutti.
Concludo dicendo che sosterrò chi non intende più consentire che i diritti delle donne, degli anziani, dei senzatetto e degli animali e di chi semplicemente vive sulle nostre strade vengano calpestati.
Questo è un discorso che va ben oltre l’emotività; è un principio filosofico profondo, che ci conduce a riflettere sul ruolo dello Stato.
Come diceva il filosofo Thomas Hobbes, la prima ragione di uno Stato è la tutela dei cittadini, la protezione dei deboli dalle prepotenze e dalla violenza.
Senza sicurezza, ogni altra libertà diventa vuota illusione.
A voi le conclusioni: vogliamo un Paese dove ogni Pedro possa ancora vivere con dignità, o preferiamo ignorare queste tragedie, lasciando che il buio vinca sulla speranza?
È tempo di scegliere, con coraggio e responsabilità.
