
Un’analisi critica sulla solidarietà selettiva
Negli ultimi tempi, sembra delinearsi una crescente dissonanza tra le azioni di alcuni sacerdoti e le esigenze reali delle categorie più vulnerabili della società.
In particolare, la notizia riportata da TG4 riguardo a visite di conforto da parte di sacerdoti agli occupanti abusivi dello SpinTime di Roma ha suscitato non poco scalpore, soprattutto considerando la percezione di un abbandono delle persone in difficoltà più tradizionali quali gli anziani senza dimora o coloro che, dopo aver perso la propria casa, vivono in condizioni drammatiche come baracche improvvisate o addirittura nelle automobili.
Questo fenomeno apre una profonda riflessione sul ruolo che la Chiesa dovrebbe assumere oggi nell’ambito del sostegno sociale, ma anche su come vengano definite le priorità nel settore del volontariato e del conforto spirituale.
1. La realtà degli “ultimi”: chi sono e dove sono
È un dato di fatto che esistono migliaia di persone, spesso anziani o famiglie in grave difficoltà, costrette a vivere in situazioni precarie.
Persone che, a causa della povertà, della mancanza di reti di supporto o di altre circostanze sfavorevoli, si trovano a dover affrontare le intemperie in una baracca al freddo o nel caldo torrido, oppure persino dentro la propria automobile.
A queste persone, la società – e in particolare le istituzioni religiose – dovrebbero rivolgere una particolare attenzione, andando ben oltre la semplice assistenza materiale, per offrire conforto umano e spirituale in un momento tanto difficile.
Eppure, la percezione diffusa è che questa categoria di “ultimo” ormai sia stata quasi dimenticata o relegata ai margini degli interventi di solidarietà, lasciando spazio ad altre forme di assistenza che, pur legittime, sembrano rispondere a priorità diverse.
2. Il caso SpinTime: solidarietà agli occupanti abusivi
La notizia di alcuni sacerdoti che si recano a portare conforto agli occupanti abusivi dello SpinTime ha provocato una forte reazione critica, non solo perché questi occupanti sono spesso considerati “illegali”, ma anche perché sembra che l’attenzione rivolta a loro sia ben maggiore rispetto a quella dedicata agli anziani o ai senza tetto più tradizionali.
Questi sacerdoti hanno dunque scelto di essere vicini a persone che hanno occupato uno stabile senza autorizzazione, in un contesto carico di tensioni sociali e legali.
La questione, tuttavia, non può essere semplicisticamente ridotta a una condanna dell’azione pastorale; occorre invece domandarsi quale immagine della solidarietà venga proposta e quali siano i criteri con cui si decide a chi offrire conforto.
3. Il ruolo delle istituzioni e la promessa di regolarizzazione
A complicare ulteriormente il quadro, vi è la recente dichiarazione del consigliere comunale Tobia Zevi secondo cui il Comune di Roma acquisterà presto lo stabile occupato dallo SpinTime, con l’intento di regolarizzare gli occupanti e restituire loro finalmente un alloggio dopo lo sgombero seguito a un incendio.
Da un lato, questa prospettiva rappresenta un passo avanti verso la soluzione di un problema abitativo storico e doloroso, dall’altro pone nuove domande.

Se la regolarizzazione è un obiettivo possibile, perché la gestione del problema deve passare attraverso l’occupazione abusiva?
E soprattutto: quale segnale viene inviato alla collettività e agli stessi “ultimi” che soffrono in silenzio?
4. Solidarietà selettiva o nuova visione pastorale?
Alla base della critica rivolta ai sacerdoti che visitano gli occupanti abusivi vi è la sensazione che si stia privilegiando un tipo di emergenza a scapito di un’altra.
Questo atteggiamento può essere interpretato come una forma di solidarietà selettiva che, invece di stringersi attorno agli esclusi più fragili e indifesi, sostiene chi, pur vitale motivo di empatia, ha infranto la legge.
Ciononostante, è importante anche comprendere che la Chiesa e i suoi ministri hanno spesso il compito di stare accanto ai “perduti”, ovvero a chi si trova in situazioni di emarginazione anche a causa delle proprie scelte o degli errori commessi.
Visitare gli occupanti dello SpinTime, allora, potrebbe essere visto come un esercizio concreto di misericordia e di vicinanza a chi lotta disperatamente per un diritto fondamentale: quello alla casa.
5. Un mondo di “emme”: emarginazione, marginalità, e mancanza di umanità?
Il commento secondo cui “questo mondo non è al contrario, è diventato semplicemente un mondo di emme” sintetizza un sentimento di sconforto che va oltre la singola questione dello SpinTime.
Emme come emarginazione, marginalità, ma anche come mancanza di umanità e di giustizia sociale.
Se davvero la società odierna è così frammentata e confusa nelle sue priorità, allora chiedersi quale modello di solidarietà e quale concetto di “ultimo” adottare diventa più che mai urgente. Perché non si tratta né di schierarsi contro qualcuno né di negare diritti, ma piuttosto di ritrovare un equilibrio e una coerenza nei gesti concreti di sostegno e conforto.
6. Conclusioni: un appello alla consapevolezza e all’azione equilibrata
In definitiva, la questione sollevata dall’episodio dello SpinTime rappresenta uno specchio che riflette le sfide e le contraddizioni della solidarietà contemporanea.
La Chiesa, nella sua missione, deve ricordare che il suo mandato resta prioritariamente rivolto agli ultimi in senso ampio, ma questo richiede attenzione, discernimento e soprattutto coraggio di affrontare tutte le povertà senza discriminazioni.
Allo stesso tempo, le istituzioni e la società civile devono fare la loro parte, garantendo che i diritti alla casa e alla dignità siano estesi a tutti, senza lasciare spazio a illegalità che rischiano di alimentare conflitti e divisioni. Solo così sarà possibile riscattare un mondo che oggi appare sempre più un puzzle disordinato di speranze e contraddizioni, restituendo dignità e umanità a chi ne ha più bisogno, senza distinzione, con vera compassione e giustizia.
