
Le ragazze iraniane, più della pena di morte, temono la notte che la precede: un abisso di angoscia e violenza che va ben oltre l’atrocità dell’esecuzione stessa.
Da 47 anni, in una spirale senza fine di terrore istituzionale, queste giovani donne affrontano una lunga notte infernale prima di essere condotte al patibolo, una notte in cui la loro dignità e il loro corpo vengono brutalmente violati da militi del regime e dalla polizia morale.
La crudeltà di questa preghiera notturna non ha uguali.

Le vittime, spesso ragazze belle, giovani, intelligenti e fiere, vengono rapite dall’orrore di uno Stato che ha fatto della repressione sessuale un’arma di controllo e distruzione.
Sono consapevoli che quella notte sarà una discesa agli inferi: saranno stuprate, seviziate, torturate da uomini scelti appositamente per infliggere il massimo della sofferenza fisica e psicologica.
L’idea che alle prime luci dell’alba seguirà l’impiccagione – forse una liberazione dalla sofferenza – è l’unico barlume di speranza che riescono a trattenere nel profondo di un incubo senza fine.
È impossibile non provare orrore di fronte a queste atrocità, un orrore che dovrebbe scuotere le coscienze non solo nei paesi democratici ma in tutto il mondo.
Non ci si può rassegnare al silenzio complice di chi guarda dall’altra parte mentre, da quasi mezzo secolo, in Iran si consumano queste esecuzioni spaventose, spesso di giovani donne vergini, simbolo stesso della brutalità cieca di un regime che non tollera alcuna forma di libertà personale.
Queste ore buie, oscurate dalla paura e dal dolore, sembrano non finire mai.
Nelle menti di queste ragazze risuona il terrore insondabile della tortura inflitta da uomini bestiali, paragonabili a gruppi terroristi come Hamas, che con sadismo hanno usato la violenza sessuale come arma di guerra contro ragazze e donne.
La violenza che subiscono è una forma di annientamento totale, un’imposizione della paura che mira a spezzare ogni volontà di resistenza.
Le giovani iraniane vittime di queste barbarie erano e sono ancora spesso ragazze con sogni, aspirazioni e intelligenza, pronte a sfidare un sistema oppressivo con la loro fierezza.
Eppure, in questo contesto di terrore, diventano bersagli di un potere feroce e fanatico che si nutre della loro sofferenza e del loro silenzio forzato.
Ora più che mai, la comunità internazionale deve reagire con fermezza.
Che vengano Trump, Netanyahu o persino il diavolo in persona, è urgente che la giustizia arrivi, che quei carnefici – i fanatici islamisti con i loro capi barbari e malvagi – siano smascherati e consegnati alla condanna morale e legale che meritano.
Non è più tempo di compromessi né di indifferenza: è una lotta per la dignità e la vita di migliaia di giovani donne che chiedono solo libertà e rispetto.
Il grido della ragazza iraniana, trascinata nelle tenebre di una notte orribile e insopportabile, è anche il nostro grido.
Un richiamo urgente a rompere il silenzio, a spezzare le catene dell’ingiustizia e a costruire un mondo in cui nessuna donna debba più temere la notte che precede la morte.
Perché la vera libertà nasce dall’affermazione del diritto alla vita, alla sicurezza e alla dignità umana, valori universali che nessun regime totalitario può e deve calpestare impunemente.
