# Angela Camuso: «Chiedevo lavoro a Ranucci, mi propose un dopocena.
Per lui ero “in formissima”ᄏ
## La giornalista racconta il contatto con il conduttore di *Report*: «Non parlo di reati, ma di un approccio non richiesto e sgradito.
Il problema è il rapporto di potereᄏ Angela Camuso, giornalista e scrittrice con una lunga esperienza tra televisione e carta stampata, ha deciso di rendere pubblico un episodio che, secondo il suo racconto, risale alla fine del 2018 e ai primi mesi del 2019.
Al centro della vicenda c’è il rapporto professionale con Sigfrido Ranucci, allora da poco alla guida di *Report*, programma al quale Camuso avrebbe voluto proporre un’inchiesta.
La giornalista precisa fin dall’inizio di non voler formulare accuse penali.
Il tema, spiega, è un altro: il confine tra un approccio personale non richiesto e una relazione professionale segnata da una evidente asimmetria di potere.
«Non parlo di reati, non spetta a me stabilirlo», afferma.
«Parlo di un approccio non richiesto e sgradito, vissuto con fastidioᄏ.
La vicenda si colloca in un ambiente, quello giornalistico e televisivo, nel quale l’accesso alle opportunità professionali può dipendere da contatti, selezioni editoriali e decisioni di figure apicali.
Per Camuso, proprio questa posizione rende necessario interrogarsi non soltanto sulle intenzioni individuali, ma anche sulla responsabilità di chi ricopre ruoli di potere.
## Il contatto per un’inchiesta sull’Etiopia
Il rapporto professionale con la Rai, racconta Camuso, non nasce con Ranucci.
La giornalista aveva già collaborato con l’azienda e con Milena Gabanelli, anche al di fuori della televisione.
Nel 2015 era passata a Mediaset, maturando ulteriore esperienza nel settore televisivo.
Alla fine del 2018, però, aveva deciso di cercare un nuovo contatto con la redazione di *Report*.
«Forte dell’esperienza televisiva maturata, ho cercato Ranucci perché volevo lavorare a *Report*, dove lui aveva preso la conduzione da un anno», racconta.
L’oggetto della proposta era un’inchiesta realizzata in Etiopia.
Camuso aveva girato materiale video sullo sfruttamento dei lavoratori locali da parte di multinazionali italiane.
Un lavoro che, nelle sue intenzioni, avrebbe potuto essere valutato dalla redazione del programma.
Il primo contatto avvenne attraverso un messaggio.
Camuso si presentò, illustrò il progetto e spiegò di avere a disposizione il materiale.
La risposta di Ranucci, secondo la sua ricostruzione, non si concentrò però sull’inchiesta.
«La sua prima risposta fu un messaggio vocale», ricorda.
«Mi disse, con un tono molto particolare, che ero “in formissima” nella foto del profilo e mi mandò un bacioᄏ.
Per la giornalista, quel registro era inappropriato rispetto al contesto. Non si trattava di una conversazione privata tra persone che già si conoscevano, ma del primo scambio tra un conduttore televisivo e una professionista che gli stava proponendo un lavoro.
«Era un registro inappropriato alla prima comunicazione che intercorre tra un conduttore e una potenziale nuova collaboratrice», sostiene.
## «Io mi ero rivolta a lui per lavorareᄏ
Il disagio, spiega Camuso, derivò soprattutto dalla natura del rapporto.
«Io non lo conoscevo, mi ero rivolta a lui per lavorare», dice.
La questione, dunque, non riguarderebbe semplicemente il fatto di aver ricevuto un complimento, ma il momento e la posizione da cui quel complimento sarebbe stato formulato.
«Tra noi esisteva un rapporto di potere molto chiaro: lui era il conduttore di *Report*, io una giornalista che cercava un’opportunità professionale», aggiunge.
Camuso descrive così un contesto nel quale la libertà di reazione non sarebbe stata pienamente simmetrica.
Chi cerca un incarico, osserva, può trovarsi nella condizione di dover mantenere aperto un canale di comunicazione anche quando il tono della conversazione si sposta dal lavoro alla dimensione personale.
Alla domanda se abbia percepito un abuso della posizione, la giornalista risponde affermativamente, ma introduce una distinzione netta. «Non parlo di reati, non spetta a me stabilirlo», ripete. «Parlo di un approccio non richiesto e sgradito, vissuto con fastidio: era chiarissimo che il suo ruolo veniva utilizzato per ottenere qualcosa che non aveva nulla a che fare con il mio lavoroᄏ.
Si tratta, nella sua lettura, di una dinamica che non richiede necessariamente una richiesta esplicita o una minaccia diretta. Anche un sottinteso, se inserito in un rapporto professionale asimmetrico, può produrre pressione o disagio.
## L’incontro a Via Teulada
Dopo il primo contatto, Camuso riuscì comunque a incontrare Ranucci.
L’appuntamento si svolse, secondo il suo racconto, a Via Teulada.
La giornalista si presentò con l’obiettivo di parlare del materiale girato in Etiopia e della possibile collocazione dell’inchiesta all’interno del programma.
«Io ero andata per parlare dei video, ma lui appariva distratto», riferisce. Da quell’incontro Camuso ricavò l’impressione che il progetto non fosse realmente al centro dell’interesse del conduttore.
«Ebbi la sensazione che il mio progetto non gli interessasse davveroᄏ.
La sera dello stesso giorno, sempre secondo la ricostruzione della giornalista, Ranucci le avrebbe scritto intorno alle 21.20.
Il messaggio, dice, non conteneva osservazioni sul materiale né domande relative all’inchiesta. «Mi scrisse chiedendomi come stavo e dicendomi che ero stata la cosa più bella vista durante una giornata terribileᄏ.
A quelle parole sarebbero seguiti complimenti personali, in particolare sugli occhi della giornalista e sulla loro luce. «Rimasi di sasso», racconta Camuso.
«Mi chiedevo che cosa c’entrassero quei complimenti con il lavoro sullo sfruttamento in Etiopia di cui avevamo parlatoᄏ. È questo, per la giornalista, il punto centrale della vicenda: il progressivo slittamento del rapporto da un piano lavorativo a un registro personale, senza che lei lo avesse richiesto o incoraggiato.
## La proposta di vedersi «fino a sera inoltrataᄏ
Camuso sostiene che, dopo l’incontro, Ranucci avrebbe continuato a evocare la possibilità di vedersi in orari serali.
Il 23 febbraio 2019, secondo quanto riferisce, le scrisse che il giorno successivo sarebbe stato disponibile «fino a sera inoltrataᄏ.
La giornalista afferma di aver risposto proponendo un incontro nel primo pomeriggio.
La ragione, spiega, era legata all’oggetto originario del contatto: mostrare i video e discutere il progetto giornalistico.
«Gli risposi che preferivo il primo pomeriggio, perché dovevo mostrargli i video», dice.
Dopo quella risposta, secondo il suo racconto, l’incontro saltò.
«Si defilòᄏ.
Camuso racconta di avergli chiesto se fosse stata messa da parte.
La risposta che attribuisce a Ranucci sarebbe stata: «È difficile dimenticare una come teᄏ.
La frase, isolata dal contesto, potrebbe apparire come un complimento.
Ma la giornalista la interpreta alla luce dell’intera sequenza: un contatto nato per una proposta professionale, commenti sull’aspetto fisico, messaggi serali, la preferenza per un incontro a tarda ora e il successivo venir meno dell’interesse quando lei avrebbe riportato la conversazione al lavoro.
«Il problema non sono i complimenti a una donna», precisa.
«Il problema è il contesto: io gli chiedevo lavoro e mi sono trovata davanti a un registro che con il lavoro non aveva nulla a che fareᄏ.
## Il nodo dell’asimmetria di potere
Il tema sollevato da Camuso non è, dunque, limitato alle parole utilizzate in quei messaggi.
La questione riguarda l’asimmetria tra le persone coinvolte.
Da una parte, un conduttore con un ruolo di rilievo all’interno di una trasmissione televisiva e della Rai; dall’altra, una giornalista che chiedeva la valutazione di un progetto e l’eventuale possibilità di collaborare.
«Quando chi hai davanti ha un potere professionale su di te, non sei nella stessa condizione di una donna che conosce un uomo a una festa», osserva.
«Chi chiede lavoro è in una condizione di vulnerabilità, chi detiene il potere in Rai lo sa.
E dovrebbe agire
