Perché i comitati civici non possono essere ignorati

I comitati civici, in generale, dovrebbero essere consultati dalla politica non come semplici soggetti di protesta, ma come veri e propri indicatori della situazione territoriale.
Sono il termometro del disagio quotidiano: raccolgono le preoccupazioni dei residenti, conoscono gli effetti concreti dei cantieri, registrano le difficoltà di chi percorre ogni giorno le strade e spesso anticipano problemi che le istituzioni riconoscono soltanto quando diventano emergenze.
La vicenda dell’“inviabilità” lungo la tratta adriatica dell’A14, soprattutto nel tratto marchigiano-abruzzese, dimostra quanto sia rischioso ignorare queste realtà. Il problema non riguarda soltanto la congestione autostradale.
Sono in gioco la sicurezza, la vivibilità dei centri costieri, la sostenibilità ambientale, il rischio idrogeologico, il trasporto delle merci, la mobilità pendolare e il futuro assetto urbanistico di un’intera fascia territoriale.
Nel dibattito sono emerse due principali proposte civiche.
La prima punta all’arretramento complessivo dell’A14 e della linea ferroviaria, con la realizzazione di una nuova bretella interna tra Porto Sant’Elpidio e Mosciano Sant’Angelo o Teramo.
La seconda riguarda soprattutto la viabilità complementare: lo spostamento a monte delle complanari, l’utilizzo della viabilità esistente e un migliore coordinamento con i futuri corridoi ferroviari dell’Alta Velocità.

A queste proposte si contrappone l’impostazione istituzionale tradizionale, fondata sull’ampliamento in sede, sulla terza corsia e su forme di “mini-arretramento” limitate a specifici tratti.
La domanda, dunque, è duplice: quale soluzione sarebbe più utile nel lungo periodo e quale, invece, appare concretamente più percorribile?
Un territorio che non può più essere trattato come un corridoio stradale
La fascia adriatica tra Marche e Abruzzo presenta caratteristiche particolarmente delicate.
La costa è densamente urbanizzata, con insediamenti residenziali, attività turistiche, aree produttive e servizi distribuiti quasi senza soluzione di continuità. In molti punti l’autostrada, la Statale 16, la ferrovia e la viabilità locale convivono in uno spazio ristretto, spesso condizionato da fiumi, colline, gallerie, viadotti e versanti instabili.
In questo contesto, ogni intervento infrastrutturale produce conseguenze rilevanti. Ampliare l’autostrada non significa semplicemente aggiungere una corsia. Significa intervenire su svincoli, opere d’arte, ponti, gallerie, scarpate, aree di esproprio e collegamenti locali.
Significa inoltre aprire cantieri molto invasivi in una zona già congestionata, con il rischio di trasformare per anni la mobilità ordinaria in una sequenza di rallentamenti, deviazioni e situazioni di pericolo.
La definizione di “inviabilità” non è quindi eccessiva. Il problema nasce dalla somma di diversi fattori: traffico di lunga percorrenza, presenza di mezzi pesanti, incidenti, lavori, chiusure temporanee, criticità della Statale 16 e insufficienza della viabilità alternativa. Quando l’autostrada si blocca, spesso anche la rete ordinaria va rapidamente in crisi. I centri abitati costieri diventano percorsi di emergenza, con conseguenze pesanti per residenti, attività economiche e soccorsi.
In tale quadro, è legittimo chiedersi se sia sufficiente potenziare il corridoio esistente oppure se occorra una scelta più radicale.
La proposta dell’arretramento dell’A14
Il Comitato per l’Arretramento dell’A14 e della ferrovia, attivo nell’area di Marche Sud, sostiene la necessità di realizzare una nuova bretella autostradale arretrata rispetto alla costa, collegando l’area di Porto Sant’Elpidio con Mosciano Sant’Angelo o Teramo.
L’idea è chiara: separare i flussi di lunga percorrenza dalla mobilità locale.
L’autostrada attuale potrebbe essere trasformata o riconfigurata, almeno in parte, come infrastruttura a servizio del territorio costiero, mentre il nuovo tracciato interno assorbirebbe il traffico pesante e quello diretto verso Roma e il versante tirrenico.
I possibili vantaggi
Il primo vantaggio sarebbe la riduzione della pressione sulla costa.
La realizzazione di una nuova infrastruttura più interna permetterebbe di evitare, almeno in prospettiva, ulteriori ampliamenti in una fascia già fortemente compromessa.
La costa avrebbe la possibilità di recuperare spazi, migliorare la qualità urbana e ridurre l’esposizione ai rumori, alle emissioni e ai rischi derivanti dal traffico pesante.
Il secondo vantaggio riguarderebbe la sicurezza.
Un tracciato progettato ex novo potrebbe essere studiato secondo standard più moderni, con geometrie, aree di emergenza e sistemi di gestione del traffico adeguati alle esigenze attuali.
Inoltre, una parte della mobilità verrebbe sottratta ai tratti costieri più vulnerabili al dissesto idrogeologico, alle frane e agli eventi meteorologici intensi.
Il terzo elemento è lo sviluppo dell’entroterra.
La nuova bretella potrebbe diventare un asse di connessione per le aree collinari e montane, spesso penalizzate dallo spopolamento e dalla carenza di infrastrutture.
È tuttavia importante evitare facili promesse: una strada, da sola, non ripopola i territori e non crea sviluppo automatico.
Deve essere accompagnata da servizi, collegamenti ferroviari, politiche industriali, sostegno alle imprese, sanità, scuola e valorizzazione del patrimonio ambientale e culturale.
La proposta avrebbe quindi un valore strategico, non soltanto trasportistico.
Non si limiterebbe ad aggiungere capacità stradale, ma ridisegnerebbe l’assetto territoriale dell’area.
I limiti dell’arretramento
La principale difficoltà è economica.
Una nuova autostrada arretrata richiederebbe investimenti molto ingenti, con opere d’arte complesse, gallerie, viadotti, interconnessioni e interventi sul territorio.
Il costo finale potrebbe essere elevato e difficilmente sostenibile senza un forte impegno statale e un eventuale cofinanziamento europeo.
La seconda difficoltà riguarda i tempi.
Un’opera di questo tipo avrebbe bisogno di studi di fattibilità, valutazioni trasportistiche, analisi ambientali, verifiche geologiche, procedure di VIA, conferenze di servizi, accordi interistituzionali, espropri e varianti urbanistiche.
L’iter potrebbe durare molti anni, forse decenni.
Vi è poi un ulteriore problema: l’arretramento non eliminerebbe automaticamente la necessità di mantenere efficiente l’attuale A14.
La costa continuerebbe ad aver bisogno di una rete viaria adeguata, anche per gli spostamenti locali e per l’accesso ai centri abitati. Il rischio, quindi, sarebbe quello di costruire una grande opera nuova senza risolvere le criticità quotidiane della rete esistente.
Infine, il nuovo tracciato potrebbe produrre impatti ambientali rilevanti nell’entroterra.
Spostare un’infrastruttura non significa necessariamente ridurre l’impatto complessivo: significa anche trasferirlo.
Occorrerebbe valutare con serietà il consumo di suolo, la frammentazione degli habitat, il rischio idrogeologico e l’effetto sui paesaggi collinari e montani.
Le proposte sulla viabilità complementare
Il secondo fronte civico riguarda le opere accessorie e la viabilità locale. I Tavoli Civici Locali, compresi quelli dell’area di Metaurilia e della costa nord-fanoense, hanno evidenziato la necessità di progettare le complanari e le strade di supporto senza soffocare ulteriormente la fascia costiera.
La proposta consiste, in sintesi, nello spostare alcune infrastrutture a monte dell’A14, utilizzare meglio la viabilità esistente, come la cosiddetta “Strada di Mezzo”, e coordinare i nuovi interventi con i futuri corridoi ferroviari.
Questa impostazione è meno radicale rispetto all’arretramento completo, ma può produrre risultati importanti.
Una rete complementare ben progettata potrebbe alleggerire la Statale 16, oggi costretta ad attraversare numerosi centri abitati. Potrebbe inoltre garantire percorsi alternativi in caso di incidenti o chiusure dell’autostrada.
Anche in questo caso, il beneficio principale sarebbe la riduzione del traffico di attraversamento nei centri costieri.
Meno mezzi pesanti significherebbero maggiore sicurezza, minore rumore, migliore qualità dell’aria e più vivibilità per residenti e turisti.
