
La serata di Rai 5 dedica un’attenzione particolare al cinema italiano contemporaneo trasmettendo «Settembre» (2022), opera d’esordio dietro la macchina da presa firmata da Giulia Steigerwalt, nota precedentemente per il suo talento come sceneggiatrice. Il film rappresenta una raffinata e misurata esplorazione delle complessità emotive e psicologiche di individui che vivono una quotidianità sospesa tra passato e futuro, tra desideri inappagati e speranze di redenzione personale.
Con un cast di prim’ordine composto da Barbara Ronchi, Fabrizio Bentivoglio, Thony e Andrea Sartoretti, «Settembre» si distingue per l’equilibrio narrativo e la profondità tematica, elementi che testimoniano la maturità di un nuovo talento del cinema italiano.
La trama e i personaggi: intrecci di solitudini e desideri
Il racconto cinematografico si sviluppa intorno a quattro protagonisti le cui vite si intersecano in un delicato gioco di emozioni e fragilità. Maria, adolescente alla scoperta dell’affettività, incarna l’innocenza e la speranza insite nelle nuove generazioni.
La sua esperienza è quella di chi si confronta per la prima volta con i turbamenti sentimentali, quel passaggio inevitabile e spesso doloroso verso una maggiore consapevolezza di sé e del mondo.
La giovane figura di Maria introduce nel film un senso di attesa e di potenzialità che si contrappone alle vicende più cupe degli adulti.
Francesca, moglie intrappolata in un matrimonio segnato da insofferenza e silenzi, porta sullo schermo la sofferenza nascosta dietro le apparenze di una vita borghese apparentemente ordinata
. Attraverso il suo legame con Debora, che si configura come un’amicizia intensa e terapeutica, emerge il tema della solitudine affettiva e della ricerca di sé in un contesto familiare che non riesce più a offrire sicurezza e sostegno.
La relazione tra le due donne diventa un microcosmo emotivo in cui si riflettono le contraddizioni di un mondo adulto spesso incapace di comunicare i propri bisogni.
Guglielmo, medico afflitto dal peso dei rimpianti personali e dalla fine di una relazione importantissima, rappresenta il senso di smarrimento e di crisi che investe chi si trova a fare i conti con un passato che non si riesce a lasciar andare.
La figura di Guglielmo si muove tra l’attaccamento ai ricordi e il tentativo di ricostruire un presente accettabile, offrendo così uno spaccato realistico e umano di una condizione esistenziale comune ma poco raccontata con altrettanta autenticità al cinema.
Ana, prostituta disillusa che intreccia con Guglielmo un rapporto complesso, offre un punto di vista esterno sulle dinamiche affettive del gruppo.
La sua presenza nel film va oltre lo stereotipo sociale:
Ana è un personaggio sfaccettato, che mostra le contraddizioni di chi si rifugia in un lavoro degradante ma cerca allo stesso tempo una forma di riscatto interiore.
La sua relazione con Guglielmo si carica di un’intensità drammatica che apre la narrazione a una dimensione di verità cruda e necessaria.
Tematiche umane e approccio narrativo: tra dramma e poesia

La forza di «Settembre» risiede soprattutto nella capacità della regista di scandagliare con empatia e precisione i territori emotivi dei suoi personaggi senza scivolare mai nel sentimentalismo facile o nella banalità.
L’opera riesce infatti a mantenere un tono intimista, fatto di momenti di silenzio eloquente, sguardi intensi e dialoghi calibrati che restituiscono la complessità delle relazioni umane in tutta la loro ambiguità. Il film non indugia in facili soluzioni narrative, bensì preferisce abbracciare la frammentarietà e la non linearità delle esperienze interiori.
Questa scelta stilistica dà vita a un tessuto narrativo ricco di sfumature, dove convivono la malinconia per ciò che è stato e la speranza per un possibile cambiamento.
La quotidianità delle scene, a volte lieve e quasi banale, è attraversata da un sottile filo di poesia che conferisce alla pellicola una dimensione estetica e simbolica. Si tratta di una sensibilità rara nel cinema italiano odierno, capace di fondere l’indagine psicologica con una regia sobria ma efficace, che mette al centro la fisicità degli attori e la cura del dettaglio ambientale.
La regia di Giulia Steigerwalt: uno sguardo nuovo e originale
Giulia Steigerwalt conferma con questo debutto la sua capacità di tradurre in immagini e ritmi narrativi una scrittura raffinata, segnata da una grande attenzione alla costruzione dei personaggi e all’evoluzione delle loro dinamiche interiori.
La regista dimostra una padronanza sorprendente della macchina da presa e del linguaggio cinematografico, utilizzando un montaggio sapiente e una regia attenta ai piccoli gesti e alle espressioni emotive.
Particolarmente riuscito è il modo in cui Steigerwalt bilancia le componenti drammatiche e quelle più leggere, giocando su una commistione di toni che evita la retorica e favorisce la naturalezza della narrazione. Il suo sguardo è sempre rispettoso delle fragilità umane, capace di cogliere sfumature e ambivalenze che spesso il cinema italiano tende a trascurare.
Questo approccio contribuisce a creare un’esperienza visiva e emotiva coinvolgente, che invita lo spettatore a una partecipazione attenta e riflessiva.
Le interpretazioni attoriali: profondità e autenticità
Un elemento imprescindibile del successo di «Settembre» è senza dubbio il lavoro degli interpreti, che riescono a incarnare con grande credibilità e intensità i propri ruoli. Barbara Ronchi, premiata con il David di Donatello come miglior protagonista femminile, dà vita a Francesca con una recitazione sottile e potente, capace di trasmettere il dolore e la speranza di una donna in cerca di sé stessa.
La sua performance è uno dei fulcri emotivi del film, capace di dare voce a sentimenti complessi attraverso una presenza scenica elegante e controllata.
Anche Fabrizio Bentivoglio si conferma attore di grande carisma nel ruolo di Guglielmo, offrendo una prova che bilancia con sapienza vulnerabilità e forza morale. Thony e Andrea Sartoretti completano il quadro con interpretazioni convincenti che arricchiscono le diverse prospettive psicologiche del racconto.
L’alchimia tra gli attori contribuisce a creare quella rete di relazioni autentiche che sostiene il film e ne amplifica la dimensione emotiva.
Riconoscimenti e posizionamento nel panorama cinematografico italiano
Il successo di «Settembre» è testimoniato anche dai riconoscimenti ottenuti, in particolare i due David di Donatello assegnati alla miglior opera prima e alla miglior attrice protagonista.
Questi premi certificano l’importanza di un lavoro che, pur essendo un debutto, si inserisce con originalità e qualità all’interno del panorama del cinema italiano contemporaneo. Steigerwalt si impone così come una voce nuova e autorevole, capace di affrontare tematiche delicate con un linguaggio cinematografico personale e innovativo.
Nel contesto attuale, caratterizzato da produzioni spesso improntate a formule commerciali o a narrazioni convenzionali, «Settembre» rappresenta un esempio significativo di come il cinema possa ancora interrogare le sfaccettature della condizione umana con rigore artistico e sensibilità.
È un film che parla a un pubblico attento e desideroso di storie autentiche, in grado di stimolare una riflessione profonda e duratura.
Conclusioni: un invito alla riscoperta delle fragilità umane
In definitiva, «Settembre» si configura come un’opera prima di grande spessore emotivo e narrativo, che esplora le fragilità e le contraddizioni delle relazioni umane con delicatezza e onestà intellettuale.
Giulia Steigerwalt riesce a costruire un racconto che non solo intrattiene, ma che invita lo spettatore a mettersi in ascolto delle voci interiori dei protagonisti, a entrare in contatto con le loro tensioni e speranze, e a riflettere sul bisogno universale di rinascita e riscatto personale.
Per chi segue con interesse il cinema italiano contemporaneo, questa pellicola rappresenta dunque un appuntamento imperdibile, capace di coniugare qualità artistica, introspezione psicologica e una narrazione avvincente.
«Settembre» è la prova che anche il cinema d’esordio può essere un’occasione preziosa per scoprire nuovi talenti e nuove prospettive sulla realtà umana, raccontata qui con sincerità e poesia.
La programmazione su Rai 5 diviene così un momento ideale per apprezzare un’opera che parla di noi, delle nostre debolezze e delle possibilità di ricominciare, con uno sguardo che fotografa il presente senza rinunciare a un barlume di speranza.
