Non date il voto a Vannacci senza riflettere sulle conseguenze

Chi sta valutando di votare Roberto Vannacci dovrebbe fermarsi un momento e porsi una domanda semplice, ma decisiva: quale risultato politico concreto produrrebbe quel voto?

Non è sufficiente considerare la simpatia personale per un candidato, la sua capacità comunicativa o il tono provocatorio delle sue dichiarazioni. In una competizione elettorale, ogni voto contribuisce a determinare gli equilibri parlamentari e, di conseguenza, il governo del Paese.

La mia opinione è che Vannacci non rappresenti un’alternativa realmente utile al centrodestra.

Al contrario, rischia di sottrarre consensi proprio all’area politica che, almeno in parte, dovrebbe essere più vicina alle sue posizioni. Il pericolo, quindi, non è tanto che egli sia un “cavallo di Troia” della Russia, quanto che finisca per diventare, consapevolmente o meno, un cavallo di Troia della sinistra: una figura capace di dividere l’elettorato di centrodestra e di favorire, con la frammentazione, il ritorno al governo di una coalizione progressista.

Il problema non è soltanto ciò che Vannacci dice, ma ciò che può realizzare

In democrazia ogni proposta merita di essere ascoltata, discussa e sottoposta a critica. Tuttavia, votare significa anche valutare la credibilità di un progetto politico. Un programma elettorale non dovrebbe limitarsi a raccogliere malcontento o a formulare slogan destinati a suscitare indignazione e consenso immediato.

Dovrebbe indicare obiettivi realizzabili, compatibili con la Costituzione, con i vincoli di bilancio e con il funzionamento delle istituzioni.

Molte delle proposte associate a Vannacci appaiono, a mio avviso, difficilmente praticabili o comunque formulate in modo tale da renderne improbabile l’attuazione. Un programma costruito su posizioni estreme può essere efficace per ottenere attenzione, ma non necessariamente per governare. Tra protestare e amministrare esiste una differenza enorme: chi governa deve confrontarsi con il Parlamento, con le leggi, con l’Unione Europea, con i conti pubblici, con i rapporti internazionali e con la necessità di trovare compromessi.

Se Vannacci avesse voluto contribuire alla vittoria del centrodestra, avrebbe potuto presentare un progetto ragionevole, compatibile con quello della coalizione e aperto a un’eventuale collaborazione. Avrebbe potuto proporre correttivi, priorità e idee nuove, senza trasformare la propria candidatura in un elemento di divisione.

La scelta di puntare invece su un programma difficilmente conciliabile con quello degli alleati solleva un interrogativo: l’obiettivo è davvero governare o soltanto conquistare una porzione di consenso, anche a costo di indebolire l’intero schieramento?

Non è necessario attribuire intenzioni nascoste per riconoscere gli effetti politici di una candidatura. Anche se Vannacci agisse esclusivamente per convinzione personale, il risultato potrebbe essere lo stesso: la dispersione dei voti del centrodestra e un vantaggio per la sinistra.

Il voto utile e la responsabilità degli elettori

Si può essere delusi dal governo Meloni, criticare alcune sue decisioni e ritenere insufficienti i risultati ottenuti. Tutto questo è legittimo. Ma un conto è esprimere un giudizio critico, un altro è scegliere un candidato sapendo che potrebbe non avere i numeri, la squadra o le alleanze necessarie per incidere realmente sulle politiche nazionali.

Il voto di protesta può dare soddisfazione nell’immediato, ma spesso produce conseguenze diverse da quelle desiderate.

Chi vota Vannacci per spingere il centrodestra verso posizioni più nette potrebbe ritrovarsi, paradossalmente, a favorire una maggioranza di sinistra. Chi vuole contestare il governo può finire per consegnare il governo a forze politiche ancora più lontane dalle proprie convinzioni.

Questo non significa che gli elettori debbano votare automaticamente per un partito o rinunciare alle proprie idee. Significa, piuttosto, che è necessario considerare il sistema elettorale, la distribuzione dei seggi e la possibilità concreta che il proprio voto contribuisca alla formazione di una maggioranza.

La politica non è soltanto testimonianza: è anche scelta delle conseguenze.

Per questo l’appello dovrebbe essere chiaro: prima di votare Vannacci, pensate a ciò che potrebbe accadere il giorno dopo le elezioni. Non fermatevi alla forza delle dichiarazioni o alla capacità di interpretare il malcontento. Chiedetevi se il suo progetto sia realizzabile, con chi potrebbe governare e quale schieramento finirebbe per avvantaggiarsi della sua presenza.

Le difficoltà ereditate e il peso dei conti pubblici

È comprensibile che molti cittadini si aspettassero di più dal governo Meloni. Le promesse elettorali generano aspettative e, quando i risultati non sono immediati, la delusione è inevitabile. Tuttavia, bisogna anche considerare le condizioni in cui un governo si trova ad operare.

I conti pubblici italiani rappresentano un problema strutturale che non può essere risolto con slogan o provvedimenti improvvisati. Il debito, la spesa per interessi, la pressione fiscale, la gestione della previdenza e la necessità di finanziare sanità, scuola e sicurezza impongono scelte difficili.

Sistemare il bilancio dello Stato può sembrare un obiettivo astratto, soprattutto quando i cittadini attendono risposte immediate su salari, pensioni, tasse e servizi. Eppure si tratta di una condizione fondamentale per la stabilità del Paese e per il benessere delle famiglie.

Un bilancio più solido significa maggiore credibilità sui mercati, minori rischi finanziari e più possibilità di intervenire in futuro con politiche di sviluppo. Al contrario, promettere tutto a tutti senza indicare le coperture rischia di produrre effetti negativi: aumento del debito, perdita di fiducia e riduzione delle risorse disponibili.

Molti problemi attuali sono il risultato di decisioni accumulate negli anni.

Non è corretto attribuire ogni difficoltà esclusivamente all’ultimo esecutivo, così come non sarebbe corretto negare le responsabilità del governo in carica. Il giudizio deve essere equilibrato: occorre riconoscere ciò che è stato fatto, evidenziare ciò che non ha funzionato e valutare la direzione complessiva.

Secondo questa prospettiva, la prudenza sui conti non dovrebbe essere interpretata automaticamente come immobilismo. Un governo può scegliere di non adottare misure spettacolari perché consapevole dei vincoli finanziari.

Naturalmente, la prudenza non deve diventare un alibi: servono riforme, crescita, semplificazione, lotta agli sprechi e un uso più efficiente delle risorse pubbliche. Ma il risanamento non è un obiettivo secondario. È la base sulla quale costruire risultati più duraturi.

Un contesto internazionale complicato

Il governo ha inoltre dovuto affrontare uno scenario internazionale particolarmente instabile. La guerra in Ucraina, le tensioni in Medio Oriente e i conflitti che coinvolgono direttamente o indirettamente le potenze regionali hanno avuto conseguenze economiche e politiche per tutta l’Europa.

Le crisi internazionali influenzano il costo dell’energia, l’inflazione, le catene di approvvigionamento, la sicurezza nazionale e la gestione dei flussi migratori. Un governo non può ignorare questi fattori e non può agire come se l’Italia fosse isolata dal resto del mondo. Le decisioni sulla politica estera e sulla difesa hanno inoltre effetti di lungo periodo, che spesso non sono immediatamente visibili nella vita quotidiana dei cittadini.

Questo non significa che ogni scelta dell’esecutivo debba essere accettata senza discussione. Il sostegno a un governo non può trasformarsi in un assegno in bianco. Ma è ragionevole riconoscere che governare durante una fase di guerre e instabilità è più complesso che amministrare in un periodo relativamente tranquillo.

Un esecutivo può essere giudicato per il modo in cui affronta le emergenze, per la coerenza delle sue alleanze internazionali e per la capacità di tutelare gli interessi nazionali.

Tuttavia, è necessario evitare la semplificazione secondo cui ogni difficoltà interna dipenderebbe esclusivamente da errori del governo.

La riforma della giustizia e il valore delle scelte democratiche

Tra i temi più importanti vi è quello della giustizia.

Una giustizia lenta, incerta e burocraticamente inefficiente danneggia tutti: cittadini, imprese, lavoratori e istituzioni. I processi troppo lunghi compromettono la fiducia nel sistema e possono trasformare il diritto in un percorso costoso e interminabile.

Di Admin

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