
La distanza tra una città e chi la amministra non si misura soltanto in chilometri.
Si misura nel tempo trascorso ogni mattina per raggiungere il lavoro, nell’attesa di un autobus, nelle buche che rallentano il traffico, nella difficoltà di trovare un parcheggio o un servizio essenziale vicino a casa.
Si misura, soprattutto, nella sensazione dei cittadini di essere ascoltati oppure lasciati ai margini delle decisioni.
È su questo terreno concreto, fatto di problemi quotidiani e aspettative reali, che Fabio Sabbatani Schiuma ha avviato il suo percorso territoriale in vista delle elezioni amministrative di Roma del 2027.
Le prime tappe, a Prati e alla Balduina, hanno riportato al centro del confronto la vita dei quartieri, la mobilità, la manutenzione urbana e la necessità di una nuova relazione tra amministrazione e cittadini.
L’iniziativa assume un significato politico preciso.
Roma è una città grande, complessa, disomogenea.
Ha aree centrali attraversate ogni giorno da residenti, lavoratori e turisti, ma anche periferie che continuano a confrontarsi con collegamenti insufficienti, servizi irregolari e infrastrutture incompiute.
Per questo una proposta amministrativa credibile non può nascere soltanto negli uffici o durante le campagne elettorali.
Deve misurarsi con le strade, con le fermate degli autobus, con i mercati, con i condomini, con le esigenze di chi vive la Capitale ogni giorno.
Schiuma, dirigente nazionale di Fratelli d’Italia ed ex vicepresidente del Consiglio comunale di Roma, ha scelto di costruire questo percorso attraverso incontri pubblici.
Una decisione che punta a trasformare l’ascolto in metodo e il rapporto con i territori in una base politica stabile.
L’obiettivo dichiarato è arrivare al 2027 non semplicemente con uno slogan, ma con una piattaforma di interventi elaborata a partire dalle segnalazioni dei residenti.
Memoria civile e responsabilità pubblica
Il primo appuntamento si è svolto a Casale Caletto ed è stato dedicato a “Il mistero dell’eroe dimenticato – Storia, valori, attualità”, iniziativa promossa dall’Associazione Casale Caletto e dall’Associazione Cultura in Evoluzione.
Il tema della memoria civile può apparire distante dalle questioni più urgenti della gestione urbana.
In realtà, il legame è più forte di quanto sembri.
Una comunità non vive soltanto di infrastrutture, trasporti e servizi.
Vive anche della capacità di riconoscere le proprie storie, di trasmettere valori e di costruire una coscienza condivisa.
Senza memoria, il territorio rischia di diventare soltanto uno spazio amministrato.
Con la memoria, invece, può tornare a essere una comunità.
Il confronto ha messo al centro il valore delle testimonianze, il senso civico e la responsabilità di consegnare alle nuove generazioni un patrimonio di esperienze che rischia di restare ai margini del racconto pubblico.
Hanno partecipato Ermenegildo Rossi, vicepresidente dell’Associazione Cultura in Evoluzione e Medaglia d’Oro al Merito Civile, il presidente del Consiglio regionale del Lazio Antonello Aurigemma, l’ex parlamentare Gianni Sammarco, Arnaldo Colasanti, Sandro Giuli, Maurizio Matteo Merli e Claudio Siniscalchi.
Schiuma ha richiamato l’importanza di riportare queste storie nella vita della comunità, non come celebrazioni astratte, ma come occasioni di riflessione sul presente.
Il senso civico, infatti, non è una materia del passato.
È ciò che permette ai cittadini di sentirsi parte di una città e alle istituzioni di ricordare che amministrare significa anche custodire un patrimonio comune.
Da questo punto di vista, la scelta di aprire il percorso con un appuntamento dedicato alla memoria appare significativa.
Prima ancora delle opere pubbliche, dei bilanci e dei progetti, c’è il rapporto tra una comunità e la propria identità.
Una città che non sa raccontare le proprie storie difficilmente riesce a progettare con convinzione il proprio futuro.
Prati, il quartiere come laboratorio politico
Il confronto si è poi spostato a Prati, con l’iniziativa “Roma, elezioni 2027 – Si parte da Prati!”.
Il titolo esprime con chiarezza l’impostazione del percorso: partire dai quartieri per arrivare alla città, costruire una visione generale attraverso l’osservazione delle esigenze locali.
Prati rappresenta uno dei quadranti più importanti della Capitale.
È un quartiere centrale, caratterizzato dalla presenza di uffici, attività commerciali, servizi, residenze e flussi quotidiani molto intensi.
La sua posizione lo rende strategico, ma anche particolarmente esposto ai problemi della mobilità, della sosta, del decoro e della gestione degli spazi pubblici.
Cittadini, simpatizzanti e rappresentanti politici locali hanno discusso delle esigenze del territorio.
Alla serata hanno preso parte, tra gli altri, Francesco Storace, Antonello Aurigemma, Elena Carloni, Jacopo Borghini e Alberto Izzi.
Il valore di un appuntamento di questo tipo non sta soltanto nei nomi presenti o nella dimensione politica dell’incontro.
Sta nella possibilità di mettere a confronto esperienze diverse e di far emergere una fotografia aggiornata del quartiere.
Chi vive Prati conosce problemi che spesso sfuggono alle analisi generali: una strada congestionata in determinate fasce orarie, un marciapiede difficile da percorrere, un servizio che non risponde ai bisogni, uno spazio pubblico che potrebbe essere valorizzato e invece resta inutilizzato.
È proprio questa conoscenza diretta che dovrebbe diventare una risorsa per qualsiasi progetto amministrativo.
La politica locale, quando si limita alle dichiarazioni, rischia di rimanere distante.
Quando invece ascolta e raccoglie indicazioni puntuali, può trasformarsi in una forma concreta di partecipazione.
Balduina, partecipazione e problemi reali
Il giorno successivo è stata la Balduina a ospitare una nuova tappa del percorso.
Secondo quanto riferito dagli organizzatori, i posti disponibili nella sala dell’Hotel Zone sono andati esauriti.
Accanto a Schiuma sono intervenuti Antonello Aurigemma, Gianni Sammarco, Felice Bengardino e Gianuario Marotta.
La partecipazione registrata rappresenta un segnale incoraggiante.
In una fase in cui spesso si parla di disaffezione politica, una sala piena dimostra che esiste ancora una domanda di confronto, soprattutto quando gli incontri affrontano questioni vicine all’esperienza quotidiana.
I cittadini non sono necessariamente lontani dalla politica.
Sono lontani da una politica che non riesce a tradurre i loro problemi in priorità e risposte.
Balduina, come altri quartieri romani, affronta questioni legate alla viabilità, alla manutenzione stradale, alla sicurezza degli attraversamenti, alla gestione delle acque piovane e alla qualità degli spazi urbani.
Sono problemi apparentemente ordinari, ma proprio per questo decisivi.
La qualità di una città si giudica nella normalità: nella possibilità di camminare senza ostacoli, di muoversi in tempi ragionevoli, di vivere un quartiere pulito e curato, di ricevere risposte quando emerge una criticità.
Una buca, un allagamento, un collegamento mancante o un parcheggio insufficiente non sono soltanto disagi isolati.
Diventano il simbolo di un’amministrazione percepita come distante.
Al contrario, un intervento puntuale, una manutenzione regolare e un servizio funzionante possono ricostruire fiducia nelle istituzioni.
Dalle segnalazioni a un’agenda per Roma
Dagli incontri emerge un’agenda ampia, ma riconducibile a una domanda precisa: come rendere Roma più accessibile, funzionale e vivibile?
Tra i temi indicati figurano il completamento dell’anello ferroviario, la realizzazione di parcheggi di scambio, il miglioramento dei collegamenti tra le periferie, la manutenzione stradale, gli interventi sui sottoservizi e la gestione delle acque piovane.
Sono questioni diverse, ma strettamente collegate.
L’anello ferroviario, ad esempio, non è soltanto un’opera infrastrutturale.
È uno strumento per ridurre la pressione sul traffico, migliorare l’integrazione tra le diverse modalità di trasporto e rendere più efficienti gli spostamenti.
I parcheggi di scambio, se progettati e collegati a una rete di trasporto pubblico efficace, possono facilitare l’accesso alla città senza costringere ogni automobilista a raggiungere il centro.
I collegamenti tra le periferie, invece, sono fondamentali per superare un modello in cui molti spostamenti devono necessariamente passare attraverso il centro.
Una Roma moderna non può essere organizzata soltanto lungo l’asse centro-periferia.
Deve collegare le periferie tra loro, avvicinare i quartieri ai servizi e ridurre i tempi di percorrenza.
