La politica ambientale di Gualtieri alla prova dei numeri Settanta quattro ettari di nuovo consumo di suolo e cinquantatré ettari di verde urbano persi in un solo anno.

Sono i numeri riferiti a Roma contenuti nel Rapporto ISPRA-SNPA 2026, dati che non possono essere archiviati come una semplice statistica né liquidati come l’ennesima polemica tra maggioranza e opposizione.

Rappresentano, piuttosto, un indicatore concreto dello stato di salute del territorio e impongono una domanda politica inevitabile: quale direzione ha preso la Capitale sul fronte della tutela ambientale?

A porre il tema è Marco Perissa, deputato e presidente della Federazione romana di Fratelli d’Italia, che chiede una riflessione sull’operato dell’amministrazione guidata da Roberto Gualtieri.

La sua posizione è netta: di fronte a questi numeri non bastano gli annunci sulla sostenibilità, sulla transizione ecologica e sulla rigenerazione urbana.

Servono risultati misurabili, interventi visibili e una strategia capace di conciliare sviluppo abitare e protezione del territorio.

Il punto politico infatti non è soltanto stabilire se 74 ettari siano tanti o pochi in rapporto all’estensione complessiva di Roma.

Il tema è capire che cosa rappresentino quei metri quadrati sottratti al suolo naturale o agricolo alle aree permeabili agli spazi verdi e ai corridoi ecologici.

Ogni trasformazione del territorio produce conseguenze modifica il drenaggio delle acque aumenta il rischio idrogeologico contribuisce all’innalzamento delle temperature riduce la biodiversità peggiora nel lungo periodo la qualità dell’aria e della vita. Roma è una città straordinaria anche per la quantità e varietà del suo patrimonio ambientale

Parchi ville storiche riserve naturali aree agricole fasce verdi spazi aperti costituiscono parte essenziale dell’identità della Capitale

Non sono un elemento decorativo né un lusso riservato a pochi quartieri

Sono infrastrutture ambientali che svolgono funzioni decisive per tutti i cittadini attenuano calore assorbono piogge favoriscono mobilità sostenibile offrono luoghi socialità contribuiscono salute pubblica.

Per questa ragione la perdita di 53 ettari di verde urbano dovrebbe essere affrontata con la stessa attenzione riservata ad altri servizi pubblici fondamentali

Quando diminuiscono gli spazi verdi non viene meno soltanto una superficie indicata su una mappa

Viene ridotta possibilità avere quartieri più vivibili bambini più vicini alla natura anziani meno esposti alle ondate calore cittadini dotati luoghi accessibili sport tempo libero.

La questione riguarda soprattutto qualità pianificazione

Una città non può limitarsi a contare nuovi alberi piantati o parchi annunciati senza verificare bilancio complessivo tra ciò che viene recuperato e ciò che viene perduto.

Non basta dire che si fanno cose se, nel frattempo, il consumo di suolo continua a crescere e il verde urbano diminuisce.

La politica ambientale deve essere giudicata in base agli effetti complessivi, non per singole inaugurazioni.

È proprio in questo scarto tra narrazione e risultati che si inserisce la critica di Perissa.

“Di fronte a questi numeri, è legittimo chiedersi quali risultati abbia prodotto la politica ambientale dell’amministrazione Gualtieri”, sostiene il deputato.

La domanda non può essere respinta come una strumentalizzazione politica; al contrario, è il normale esercizio del controllo democratico.

Chi governa una città ha il dovere di rendere conto delle trasformazioni che incidono sul territorio, sulle infrastrutture e sulle condizioni di vita della comunità.

Naturalmente i dati vanno letti con rigore.

Il Rapporto ISPRA-SNPA offre una base conoscitiva nazionale e consente confronti nel tempo e tra territori.

Ma ogni numero deve essere analizzato alla luce delle cause che lo hanno prodotto: strumenti urbanistici, opere pubbliche, interventi privati recupero o trasformazione di aree dismesse autorizzazioni edilizie infrastrutture e destinazioni d’uso.

Soltanto una lettura dettagliata permette di distinguere tra interventi effettivamente necessari operazioni di rigenerazione urbana nuovo consumo di suolo evitabile.

Per questo motivo l’amministrazione capitolina dovrebbe rendere pubbliche informazioni complete e facilmente consultabili.

Quali aree hanno generato il consumo di suolo registrato?

Quanti interventi riguardano opere pubbliche?

Quanti sono riconducibili a nuove edificazioni private?

Qual è il saldo tra superfici impermeabilizzate e aree recuperate?

Quali misure di compensazione sono state adottate?

E ancora: dove si sono persi i 53 ettari di verde urbano e con quali conseguenze per i municipi interessati?

Senza risposte puntuali, il rischio è che la sostenibilità rimanga una parola usata nei documenti programmatici e nei comunicati stampa senza tradursi in una reale trasformazione delle politiche urbane.

La transizione ecologica di una metropoli non si misura soltanto attraverso i grandi progetti o gli investimenti infrastrutturali ma anche dalla capacità d’impedire che ogni crisi abitativa ogni esigenza mobilità o opportunità economica venga affrontata occupando nuovo suolo.

Roma ha bisogno d’abitazioni servizi trasporti riqualificazione ma proprio perché le necessità sono molteplici occorre evitare contrapposizione semplicistica fra sviluppo ambiente; vero obiettivo dovrebbe essere costruire città più moderna senza consumare ulteriore territorio quando esistono alternative!

Le aree dismesse gli immobili abbandonati edifici sottoutilizzati grandi spazi già urbanizzati devono diventare cuore strategia rigenerazione recuperare invece espandere dovrebbe essere principio guida!

La rigenerazione urbana non può essere solo la sostituzione di edifici vecchi con nuovi volumi.

Rigenerare vuol dire restituire funzioni ai quartieri, migliorare la sicurezza, aumentare i servizi, creare spazi pubblici, rafforzare il trasporto pubblico e garantire una quota significativa di verde accessibile.

Se la rigenerazione produce solo nuove superfici commerciali o residenziali senza un adeguato riequilibrio ambientale e sociale, rischia di essere un’altra forma di espansione urbana anche se presentata con un linguaggio più moderno.

La Capitale deve anche affrontare una condizione climatica sempre più difficile.

Le estati più calde e gli eventi meteorologici estremi rendono evidente il valore del suolo permeabile e degli alberi.

In una città grande come Roma, la gestione delle acque piovane non può dipendere solo da reti e infrastrutture grigie.

Parchi giardini filari alberati aree agricole e superfici permeabili aiutano a ridurre il deflusso contenere gli allagamenti e mitigare l’effetto isola di calore.

Quando si impermeabilizza una superficie non si elimina solo uno spazio verde ma si riduce anche la capacità della città di adattarsi ai cambiamenti climatici.

La scelta urbanistica genera costi futuri spesso a carico della collettività per interventi manutentivi emergenziali danni alle abitazioni e maggiore pressione sui servizi sanitari.

Il consumo di suolo deve quindi essere visto anche in chiave economica oltre che ambientale.

A Roma, poi, la distribuzione del verde non è affatto uguale per tutti i quartieri.

Ci sono zone con parchi e aree alberate e altre dove gli spazi pubblici sono insufficienti degradati o difficilmente accessibili.

La perdita di verde può aumentare le disuguaglianze già esistenti colpendo soprattutto le periferie e le aree meno servite dai mezzi pubblici.

Una politica ambientale seria deve partire da una mappa delle fragilità e destinare risorse ai territori che hanno più bisogno di alberi ombra parchi luoghi d’aggregazione.

Anche la manutenzione fa parte della tutela ambientale.

Un’area verde lasciata andare, un albero non curato, un parco senza luci o un giardino senza servizi non sono davvero quel patrimonio ambientale che la città dovrebbe garantire.

La tutela non è solo l’esistenza formale di una superficie classificata come verde; ci vogliono cura sicurezza accessibilità continuità nel tempo.

Qui c’è un’altra possibile contraddizione della politica dell’amministrazione Gualtieri: da un lato la comunicazione insiste sulla sostenibilità; dall’altro i cittadini continuano spesso a misurarsi con parchi degradati alberature in difficoltà manutenzione discontinua e tempi lunghi per gli interventi.

Di Admin

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