# Il Campo Santo della sinistra ha finalmente deciso di unirsi.

Dopo anni di litigi, accuse reciproche, scissioni, contro-scissioni e conferenze stampa in cui tutti spiegavano perché gli altri fossero impresentabili, è arrivata la svolta storica: un programma comune, le primarie e — soprattutto — un obiettivo condiviso.

Battere Giorgia Meloni.

Un progetto ambizioso, senza dubbio.

Anche perché, per raggiungerlo, bisogna mettere insieme forze politiche che fino a ieri si accusavano di essere incompetenti, incoerenti, pericolose o semplicemente insopportabili.

Ma oggi, miracolosamente, tutto sembra superato.

Il passato non conta più.

Le polemiche sono acqua passata.

Le promesse contraddittorie?

Dettagli.

Le giravolte?

Evoluzione politica.

Dunque, osserviamo con attenzione questa straordinaria coalizione.

## AVS: il laboratorio dell’innocenza

Partiamo da Alleanza Verdi e Sinistra, una formazione politica che sembra uscita da un seminario universitario permanente sul mondo ideale.

In teoria, tutto è semplice: ambiente, diritti, giustizia sociale, accoglienza, pace e naturalmente una lunga lista di cose che lo Stato dovrebbe garantire a tutti, possibilmente senza mai spiegare quanto costino e chi debba occuparsene.

AVS è quella formazione che ha candidato Aboubakar Soumahoro, trasformandolo in un simbolo politico prima ancora di chiedersi se fosse opportuno farlo.

Una scelta che, col senno di poi, ha regalato alla politica italiana una straordinaria lezione: prima di presentare qualcuno come il volto nuovo della sinistra, forse sarebbe utile controllare anche il retro della fotografia.

Poi è arrivata Ilaria Salis, diventata rapidamente un’icona internazionale della sinistra antagonista.

La sua vicenda è stata presentata come la prova definitiva che l’Europa abbia bisogno di una nuova politica dei diritti. Naturalmente, ogni domanda scomoda è stata archiviata come propaganda fascista, reazione autoritaria o tentativo di criminalizzare il dissenso.

E oggi AVS figura tra i più accesi sostenitori di Youssef Siher.

Una linea politica chiarissima, dunque: candidare persone controverse, difendere posizioni controverse e poi stupirsi se qualcuno, fuori dal circuito dei fedelissimi, manifesta qualche dubbio.

Ma tranquilli: nel Campo Santo tutto questo non è un problema.

È pluralismo.

Se poi gli elettori non capiscono, peggio per loro.

## Elly Schlein, la premier immaginaria

Poi c’è Elly Schlein, la leader del Partito Democratico.

Una figura che, nel nuovo progetto, dovrebbe rappresentare il volto affidabile, moderno e progressista della coalizione.

La sua esperienza di governo, però, è stata quella di assessore della Regione Emilia-Romagna.

Un incarico rispettabile, naturalmente, ma non proprio la stessa cosa che guidare un Paese del G7 alle prese con debito pubblico, crisi industriali, guerre, energia, immigrazione, pensioni e rapporti internazionali.

Eppure, nel Campo Santo, il curriculum non è un problema.

Basta avere il tono giusto, utilizzare le parole corrette e pronunciare con convinzione espressioni come “agenda sociale”, “transizione ecologica”, “diritti” e “modello europeo”.

A quel punto, evidentemente, l’esperienza diventa un dettaglio borghese.

Il vero capolavoro, però, sarebbe vincere le primarie.

Perché a quel punto il centrosinistra avrebbe finalmente trovato la candidata capace di unire tutti.

O forse no.

Una parte degli elettori del Movimento 5 Stelle potrebbe infatti rifiutarsi di votarla.

Non per motivi personali, naturalmente, ma perché il Movimento ha passato anni a raccontare ai propri elettori che il Partito Democratico fosse il simbolo della vecchia politica, degli inciuci, delle élite e dei poteri forti.

Poi, a un certo punto, ha deciso di governarci insieme.

Ma gli elettori, si sa, hanno la fastidiosa abitudine di ricordare quello che i politici preferirebbero dimenticare.

E potrebbero domandarsi: se per anni ci avete detto che il PD era il male assoluto, perché oggi dovremmo votare proprio il suo segretario?

La risposta ufficiale sarà probabilmente: “Il mondo è cambiato”.

Una formula meravigliosa.

Funziona sempre.

Consente di trasformare ogni contraddizione in maturazione politica e ogni inversione di marcia in una scelta responsabile.

## Giuseppe Conte e il miracolo della coerenza retroattiva

Poi arriva Giuseppe Conte, l’avvocato del popolo, il professore, il punto di riferimento progressista, il premier di tutti i cittadini e, a seconda delle necessità, anche il leader moderato capace di parlare a un elettorato trasversale.

Conte porta in dote alcuni dei grandi successi della stagione grillina: il Superbonus, il Reddito di cittadinanza e i banchi a rotelle. Sul Superbonus si potrebbe scrivere un’intera enciclopedia.

Un provvedimento presentato come un’opportunità per rilanciare l’economia, aiutare le famiglie e rendere più efficienti gli edifici.

Peccato che il conto per lo Stato sia diventato talmente enorme da costringere governi successivi a intervenire per limitare i danni. Naturalmente, ogni critica è stata respinta come un attacco ideologico.

Il problema non era il provvedimento, ma chi osava farne notare i costi.

Perché nella politica italiana funziona così: se una misura costa poco, è insufficiente; se costa moltissimo, è coraggiosa; se costa troppo, la colpa è di chi l’ha applicata male.

Il Reddito di cittadinanza, invece, avrebbe dovuto abolire la povertà.

Non semplicemente ridurla, non sostenere chi fosse in difficoltà: abolirla.

Un obiettivo modestissimo, quasi come promettere di eliminare il maltempo con un decreto.

Il risultato è stato un sistema molto discusso, che ha sollevato interrogativi sugli abusi, sulle difficoltà dei controlli e sulla capacità di favorire davvero il reinserimento lavorativo.

Ma anche in questo caso, la risposta era pronta: chi criticava il Reddito di cittadinanza era contro i poveri.

Una tecnica formidabile.

Si presenta una proposta discutibile e, quando qualcuno la contesta, gli si attribuisce automaticamente un’intenzione malvagia.

Poi ci sono i banchi a rotelle.

Una scelta diventata il simbolo di una stagione in cui la scuola italiana affrontava un’emergenza epocale e qualcuno pensò che il modo migliore per risolverla fosse dotare gli studenti di sedute semoventi.

L’immagine degli alunni che si spostano autonomamente per l’aula resta una delle metafore più efficaci della politica italiana: tutti in movimento, nessuno sa esattamente verso dove.

Ma Conte non è soltanto l’uomo delle misure economiche controverse.

È anche il campione nazionale delle giravolte politiche.

Prima governava con Matteo Salvini.

La maggioranza gialloverde, il contratto di governo, la lotta all’establishment e l’idea che il vecchio bipolarismo fosse ormai superato.

Poi Salvini è diventato il problema.

Conte ha cambiato maggioranza, ha governato con il Partito Democratico e ha trasformato il Movimento 5 Stelle nel nuovo pilastro progressista.

Successivamente ha sostenuto Mario Draghi, ritrovandosi nella stessa maggioranza di Silvio Berlusconi.

Una prospettiva che, solo qualche anno prima, sarebbe sembrata fantascienza politica.

Oggi, invece, vorrebbe governare con Schlein e AVS.

Un percorso straordinario: da Salvini al PD, da Draghi a Berlusconi, fino ad AVS.

Se domani annunciasse un’alleanza con il Partito Monarchico, qualcuno direbbe che è una scelta di responsabilità nazionale.

La cosa davvero notevole è che Conte riesce a raccontare ogni passaggio come se fosse sempre stato previsto.

Non cambia posizione: aggiorna la strategia.

Non compie una giravolta: interpreta la complessità.

Non rinnega le promesse: le contestualizza.

In pratica, la coerenza non consiste più nel mantenere una linea, ma nel riuscire a spiegare perché ogni linea precedente fosse

necessaria.

## Matteo Renzi, il grande ritorno

E infine c’è Matteo Renzi, detto il Bomba.

Un uomo che porta con sé una carriera politica fatta di slogan, rottamazioni, promesse di riforme epocali e scontri memorabili con quasi tutti gli esponenti del centrosinistra.

Renzi ha contribuito a far cadere il governo Letta, con quella frase ormai entrata nella storia: “Enrico, stai sereno”.

Una rassicurazione che, nella politica italiana, ha assunto lo stesso valore profetico di certe previsioni meteorologiche pronunciate durante un temporale.

Poi ha mandato a casa il povero Enrico…..

Di Admin

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