De Ficchy Giovanni
La sentenza a favore del web designer è un duro colpo per L.G.B.T.Q. Protezioni I giudici si sono schierati con l'imprenditore del Colorado nonostante una legge statale che proibisce la discriminazione nei confronti dei gay. Sebbene inquadrato come uno scontro sulla libertà di parola, il caso è stato l'ultimo di una serie di decisioni a favore di gruppi religiosi.
La Corte Suprema ha affermato che un designer aveva il diritto del Primo Emendamento di rifiutarsi di creare siti Web per matrimoni tra persone dello stesso sesso.
Il voto 6 contro 3, diviso secondo linee ideologiche, ha risolto una questione lasciata aperta nel 2018: se le imprese aperte al pubblico e impegnate nell’espressione possano rifiutarsi di servire i clienti sulla base di convinzioni religiose

Lorie Smith possiede una società di grafica di siti web che dice di offrire servizi anche a clienti gay. D’ora in poi, però, la donna intende limitare le sue attività legate al matrimonio solo alle celebrazioni di unioni eterosessuali.
La signora Smith, per giustificare ai clienti questa scelta, ha detto che intende pubblicare un messaggio dicendo che la politica della società è il prodotto delle sue convinzioni religiose.
“Non può creare siti web che promuovono messaggi contrari alla sua fede.
Così come non può lanciare messaggi che giustificano la violenza o promuovono l’immoralità sessuale, l’aborto o il matrimonio tra persone dello stesso sesso”, hanno detto i legali della signora Smith ai giudici. “Lorie, con rispetto, indirizza tali richieste ad altri web designer”.
La Corte Suprema le ha dato ragione,

Non è necessario invocare la religione per rifiutare una pratica insensata, Non esistono unioni omosessuali stabili. Comunque, se non è possibile rifiutare senza appellarsi alla appartenenza religiosa, meglio che niente.
Mauro Pastore
grazie per il suo intervento , ci scriva sempre