De Ficchy Giovanni

Dezinformacija significa molto più che fake news per i russi.
Questa parola, immediatamente comprensibile e dalla forte risonanza anche in italiano, indica quel sistema globale e coerente basato su menzogne, mascheramenti e inganni, che ha avuto la sua applicazione più capillare in Unione Sovietica.
Il crollo dell’URSS ha reso poco interessanti all’opinione pubblica queste trame, con il risultato che oggi siamo vieppiù impreparata ad affrontarle.
La Russia di Putin, al contrario, ha fatto tesoro dell’esperienza del KGB ed ha ripreso le misure attive con forme nuove e nuove tecnologie, ad esempio sfruttando i social media.
Oggi, quindi, la guerra ibrida viene attuata dai servizi segreti russi in forme differenziate, come gli attacchi cibernetici, l’uso dei troll nei social media, e perfino l’utilizzo della mafia russa per ottenere un maggior controllo del territorio.
Ma questo metodo è determinante ancora oggi per il Cremlino: Vladimir Putin lo ha messo al centro della sua strategia per l’invasione dell’Ucraina.

Cina e Russia unite nella melma
Dato per assodato lo stretto legame fra le due potenze e l’unità di vedute nello scopo di indebolire l’Occidente con azioni sinergiche, l’approccio cinese alla disinformazione è risultato particolarmente efficace grazie ad alcuni fattori, fra cui emerge una certa impreparazione del sistema politico e mediatico a contrastarli.
È materia di cronaca degli ultimi anni il fatto che si siano tenute alcune manifestazioni pro-Russia in molti stati occidentali, fra cui l’Italia e gli USA.
Di fronte a queste posizioni non si può non riscontrare una seria mancanza di informazione nei partecipanti, al punto di poter parlare di disinformazione.
Le attività russe si sono spesso incentrate sulla fabbricazione di notizie false o sulla distorsione di quelle vere, per influenzare l’opinione pubblica.
La Cina invece ha agito in modo più sottile, cercando sempre il modo di manipolare le notizie facendo comunque arrivare un messaggio particolarmente tendenzioso al pubblico.
L’ambasciata cinese in Italia ha saputo approfittare di un vuoto nel sistema d’informazione del nostro Paese (dovuto alla cessazione delle sovvenzioni pubbliche alle testate d’informazione).
I capitali cinesi si sono quindi infiltrati nella stampa italiana in modo prima subdolo poi sempre più smaccato, fino a giungere all’accordo di Marzo 2019 fra ANSA e l-agenzia di stato cinese Sin Hua, ora cancellato.
Questa pratica di ingerenza ha portato a risultati disastrosi nella gestione dell’informazione soprattutto nel periodo dell’emergenza Covid.
Partendo dalla storia e arrivando all’attualità, il saggio svela i segreti della propaganda russa nel mondo.
