De Ficchy Giovanni

Criminologo

Da decenni nella Capitale e lungo il suo litorale convivono mafie tradizionali, gruppi autoctoni e criminalità straniera.

Chi comanda le piazze di spaccio nella capitale?

Chi fà affari “poco puliti” a Roma ?

Proverò a dare una breve delucidazione, tratta del “Rapporto delle mafie del Lazio”, e dagli aggiornamenti della stampa.

Roma è da sempre obbiettivo di tutti i gruppi criminali, c’è spazio per tutti, intrecci criminali che toccano anche i clan della ‘ndrangheta della mafia siciliana, o la camorra.

Si possono contare trentadue gruppi, con un primato di ‘ndrangheta e camorra. 

Gli uomini di Cosa Nostra nella Capitale si muovono tra il centro e la zona della “Roma bene” oppure in periferia, ma sempre nelle aree più alto borghesi.

 Guttadauro, detto “il dottore”, è stato ed è anche dopo l’ultimo arresto un esponente di spicco di Cosa Nostra palermitana.

Roma è oramai “Cosa loro”.

Giuseppe Guttadauro, fratello del cognato di Matteo Messina Denaro, già condannato per mafia in via definitiva nel 1996, nel 1999 e nel 2002 e ormai stabilito a Roma dopo la scarcerazione. 

Dalle piazze di spaccio, ai locali notturni, addirittura i pusher vendono droga nei giardini pubblici.

E’ chiaro che a Roma oramai ci sono organizzazioni strutturate, in maniera professionale.

In alcune zone della capitale, quali ad esempio Tor Bella Monaca, la criminalità gestisce il walfare degli associati.

Sono almeno trenta i quartieri considerati come fortini della droga a Roma.

A Roma, la droga non finisce mai, si può comprare 24 ore al giorno.

Il quadrante Est della capitale, è certamente quello più complicato, dove tante realtà criminali, fanno affari.

Si pensi ai quartieri di San Basilio e Tor Bella Monaca con i Casamonica-Di Silvio-Ciarelli o al Tuscolano con il clan Senese.

Zone trasformate in supermarket della droga, con una rigida organizazione dei compiti, e divisione dei ruoli.

La criminalità che è chiaramente contro lo stato, che si trasforma in datore di lavoro, e provvede a stipendi e assistenza legale.

Per qualcuno, rappresenta oramai davvero un lavoro tanto che i pusher e le vedette le chiamano il “cantiere”, come fanno gli operai.

Eppure si parla poco di Criminalità, il fenomeno viene in larga parte sottovalutato

«Sono tra noi, parlano e passeggiano per le strade, sorridono e vestono bene, ma a differenza nostra comprano, costruiscono, corrompono e trafficano in droga e armi. Sono gli esponenti dei clan mafiosi che dall’inizio degli anni sessanta si sono insediati nel Lazio e a Roma».

La Criminalità starebbe trasformando Roma in un «laboratorio di una nuova formula criminale, flessibile ed efficiente, che permette il controllo del territorio limitando l’uso della violenza»

Questa versione, con varie sfumature, mette d’accordo anche altre voci autorevoli che, a partire da una concezione pan mafiosa, reclamano maggiore attenzione da parte dell’opinione pubblica e delle agenzie di contrasto.

Altro aspetto ricorrente che si vuole sempre sottolineare è la storica commistione del criminale romano con gli ambienti di estrema destra e con le tifoserie organizzate: quando si cita Massimo Carminati, boss di Roma nord, si ricorda sempre il suo antico legame con i Nar.

Sembra un alibi adatto alla sottovalutazione del fenomeno

Negli anni ’90, quando emergono gli interessi del clan Senese nello spaccio di droga e, più tardi, con infiltrazioni nei settori imprenditoriali: il clan, capace di aggregare i criminali locali, e aggregarli anche con elementi che provengono dalla Campania, opera prevalentemente nell’area sud, quadrante Tuscolana-Cinecittà.

La storica famiglia calabrese dei Marando ha a lungo gestito una delle più importanti piazze di spaccio, il “Quadrilatero” di San Basilio.

Questo perchè da tempo la criminalità ha messo le mani sulla gestione del patrimonio pubblico, le case popolari, per intenderci, ne gestisce le assegnazioni.

Un sottobosco criminale molto variegato, diverse famiglie si contendono il territorio, e hanno quale primaria fonte di approvvigionamento, soprattutto lo spaccio delle sostanze.

Per quanto attiene alla n’drangheta , I Bellocco, i Marando, i Filippone, i Molè, i Piromalli si sono progressivamente radicati in città.

Attraverso un inesorabile processo di infiltrazione nell’economia legale e illegale,

Sempre negli anni ‘90, quando alcuni componenti della famiglia Filippone , si trasferirono nella zona Borgo Pio, nei pressi del Vaticano, dando vita ad un “quartier generale” di ‘ndrangheta .

Non mancano i casi di fusione (ad esempio il gruppo romano dei Romagnoli affiliato alla cosca ‘ndranghetista dei Gallace di Guardavalle per il controllo dei traffici di cocaina nelle zone est e sud fino ad Acilia, e sono frequenti i casi di cooperazione sistematica per il controllo territoriale (come per i siciliani Cuntrera Caruana uniti ai Fasciani di Ostia per il controllo delle attività economiche sul litorale). Il recente omicidio di Vincenzo Femia (‘ndrangheta dei Nirta), che da due decenni era operativo a Roma, dimostra che le mafie tradizionali possono confliggere per i contrasti insorti nella gestione del traffico di droga, andando ben al di là del reinvestimento di capitale.

Alcune zone storiche di Roma, invece sono state e vengono usate come “lavatrice” dei soldi di Cosa Nostra a Roma, e della n’drangheta, parlo dei recenti blitz dell’Esquilino, dove con la complicità della mafia cinese, venivano riciclati circa 54 milioni di euro ogni anno, di Trastevere e Testaccio.

I sistemi per fare soldi, quelli veri, sono altri.

Stanno nelle tecniche e nei modi di intrufolarsi nell’economia legale e riciclare il denaro, quello guadagnato dallo spaccio appunto.

E il connubio con la mafia cinese, a Roma, indica quanto in profondità siano entrati i gruppi criminali di etnia asiatica.

Un sistematico giro di soldi che ha portato ad apporre i sigilli a diverse attività “di copertura”, quali ristoranti, ed attività varie, caratterizzate da elevati incassi di contanti.

 

Di Admin

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