Due giornaliste condannate in Iran 

Di Nicola Comparato 

Niloofar Hamedi e Elaheh Mohammadi, due giornaliste iraniane, sono state condannate rispettivamente a 13 e 12 anni di carcere, dopo essere state accusate di varie violazioni. Queste accuse comprendono la presunta collaborazione con gli Stati Uniti, propaganda contro lo Stato e cospirazione contro la sicurezza nazionale. Inizialmente, il loro processo rischiava di portarle alla pena di morte in procedimenti a porte chiuse, ma ora sono condannate a lunghe pene detentive.

Le condanne specifiche includono sette anni ciascuna per la collaborazione con gli Stati Uniti, cinque anni ciascuna per aver minacciato la sicurezza nazionale e un anno di prigione ciascuna per aver propagandato contro il sistema.

Nonostante queste sentenze, i loro avvocati hanno dichiarato che presenteranno un’appello. Questo caso è strettamente legato alla morte di Mahsa Amini, (nata il 8 ottobre 2000 a Saqqez e morta il 16 settembre 2022 al Kasra Hospital di Teheran) una giovane curdo-iraniana, il cui arresto per violazioni relative all’hijab ha scatenato il movimento di protesta “Donna, vita e libertà” in Iran, portando a manifestazioni di protesta a livello nazionale.

Niloofar Hamedi è stata arrestata dopo aver catturato un toccante momento in uno scatto fotografico che ritraeva i  genitori di Mahsa Amini, abbracciati in un ospedale di Teheran mentre la loro figlia giaceva in coma. Questo caso ha attirato l’attenzione internazionale e sollevato serie preoccupazioni in merito ai diritti umani in Iran. Ma siamo ancora ben lontani da una situazione equilibrata e definitiva dall’inizio delle proteste, soprattutto dopo la recente notizia riguardante Armita Garavand di 16 anni, che proprio come Mahsa Amini, in questo momento si trova in coma irreversibile dopo essere stata aggredita da un agente della polizia morale iraniana solo per essersi tolta il velo. 

(nella foto Mahsa Amini)

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