De Ficchy Giovanni

La telefonata a Giorgia Meloni non è uno scherzo, ma è una autentica operazione di disinformazione per colpire il nostro paese, che è all’incrocio tra Ucraina e Medio Oriente.

Due teatri difficili, la guerra asimmetrica e la sua applicazione è evidente nel contesto ucraino quanto in quello medio- orientale.

La decisione di un attacco convenzionale su larga scala ha spiazzato gli analisti occidentali tanto quanto le gerarchie militari russe.

L’attacco di Hamas ha spiazzato l’intelligence israeliana

I due comici russi sono tutto tranne che burloni e personaggi dello spettacolo. Occorre capire bene cosa è accaduto a Palazzo Chigi, per evitare che simili episodi si ripetano.

Le psyops, operazioni psicologiche, e l’information warfare sono da anni al centro della strategia russa in Occidente.

L’osservazione di Enrico Borghi, senatore di Italia Viva, è importante non solo perché segna una comune valutazione tra opposizione e governo, ma perché lo stesso Borghi aveva poco prima fatto la proposta di legge di istituire una agenzia contro la disinformazione secondo un modello già adottato dalla Svezia, per “difendere la nostra società contrastando le attività volte a influenzare il dibattito pubblico con notizie false”.

“Nel regime dell’informazione in cui siamo immersi, una delle conseguenze di una mancata capacità di regolazione rischia di essere un assist clamoroso ai regimi che fanno della disinformazione un perno della cosiddetta guerra ibrida”, ha spiegato

“il tema della diffusione di fake news – insieme con la guerra psicologica e gli attacchi cyber – è fondamentale nella combinazione delle operazioni finalizzate ad attuare il nuovo modo di combattere nella società odierna.

Lo abbiamo visto con l’Isis, che combinava tattiche comunicative e disinformative, formazioni strutturate e uso crudele del terrore come elemento essenziale del proprio arsenale.

Lo abbiamo visto in Ucraina, dove il concetto della Dottrina Gerasimov come guerra ibrida ha visto mettere in campo – a fianco degli attacchi fisici – una strategia di attacco cognitivo e informativo.

Lo vediamo ormai quotidianamente in diversi campi, nei quali l’avvento dei social media ha fornito a Paesi che vogliono minare o indebolire le nostre democrazie la possibilità di utilizzare gli stessi strumenti inventati un secolo fa dal Kgb.

E L’Italia rischia di essere un ventre molle della disinformazione.

Lo denotano i primi rapporti che stanno emergendo dal lavoro che abbiamo fatto in Europa: l’Italia nel primo semestre 2023 è su Facebook e Instagram seconda dopo la Francia per contenuti classificati come fake news, e prima per contenuti rimossi”.

Riferimento al rapporto di fine settembre della Commissione europea sulla rimozione da Facebook di oltre 45.000 contenuti italiani perché “violavano le politiche di disinformazione dannosa per la salute”.

Molto più della Germania (22.000 contenuti rimossi) o della Spagna (16.000)

Rilevava sempre Borghi come “l’ultima conferma, se mai ce ne fosse stato bisogno, è arrivata dall’attacco di Hamas a Israele: come ha documentato l’osservatorio Newsguard decine sono state le fake news veicolate, con tanto di video alterati, fatti circolare anche da account ‘verificati’. ‘Il che significa – fa notare Newsguard – che l’utente pensa che siano vere.

E che, essendo abbonati paganti al servizio premium della piattaforma, il raggio d’azione dei loro post falsi viene amplificato dall’algoritmo di X’”.

Denuncia e proposta di legge erano state peraltro presentata a un convegno che si era tenuto il 18 ottobre al Senato su “Infowar: la disinformazione minaccia la sicurezza internazionale” (radioradicale.it).

Di Admin

Lascia un commento

Scopri di più da Giornalesera.com

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere