De Ficchy Giovanni

Ciceruacchio, da ciruacchiotto cioè “grassottello”, da tempo quest’uomo ha accolto il suo ruolo, riportando per filo e per segno a chi di dovere le richieste, i pensieri e le ansie del popolo.

Al secolo Angelo Brunetti, cui la madre aveva dato il soprannome di Ciceruacchio, era nato a Roma il 27 settembre 1800, nel rione popolare di Campo Marzio.

Di professione faceva il carrettiere e trasportava vino dai Castelli al porto di Ripetta.

Gli affari di Roma passano in mano a papa Pio IX e Ciceruacchio appoggia la nascente causa pontificia, soprattutto per le numerose riforme annunciate.

Nel suo entusiasmo riecheggia l’entusiasmo del popolo, diventando egli stesso uno strenuo sostenitore papale. 

Tuttavia, ignaro delle prossime mosse, del pontefice, non sa che di lì a breve dovrà fare i conti con una serie di delusioni.

 La prima occasione di contrasto si presenta a Ciceruacchio come un fulmine a ciel sereno quando, sul finire del 1847, i conservatori prendono il sopravvento nella guida della Curia.

Emanati numerosi provvedimenti impopolari, Brunetti è costretto a dissentire, dapprima esprimendo soltanto la propria opposizione, poi manifestando una più forte posizione anticlericale.

Abbracciata la causa mazziniana dopo il voltafaccia del pontefice avvenuto con l’allocuzione del 29 aprile 1848, aderì alla Rivoluzione del 1849.

Partecipò così attivamente ai combattimenti contro l’assediante francese 

È la sera del 2 luglio 1849.

Ciceruacchio esce da Roma, occupata dalle truppe francesi, attraverso Porta San Giovanni, con i figli Luigi e Lorenzo, di soli tredici anni.

Marcia al seguito di Garibaldi verso Venezia, per portare aiuto alla morente Repubblica Veneta.

Nel suo animo ancora viva la passione per gli ideali di libertà per cui aveva lottato, ma anche tanta amarezza nel lasciare la sua amata città, la moglie Annetta e gli amici.

Non avrebbe mai immaginato che quel viaggio lo avrebbe trasformato in un eroe del nostro Risorgimento.

Personaggio carismatico, semplice e schietto, con un’innata capacità dialettica, nonostante parlasse solo in romanesco e una naturale eleganza nel vestire, fu così, presto conquistato dagli ideali risorgimentali, di cui si fece portavoce fra i popolani.

Scaltro, socievole e dotato di un’innata capacità dialettica, mai coltivata con l’istruzione, sebbene arguta e brillante. 

Attraversati gli Appennini, raggiunse Cesenatico dove, requisiti alcuni bragozzi, si imbarcò.

In prossimità del delta del Po fu intercettato da una vedetta austriaca e costretto con gli altri all’approdo.

Ciceruacchio e i suoi compagni chiesero l’aiuto di alcuni abitanti del posto per raggiungere Venezia ma questi li denunciarono alle autorità.

Brunetti fu così arrestato.

Il 10 Agosto del 1849 Angelo Brunetti, detto Ciceruacchio, è fucilato dagli austriaci (con i figli Luigi e Lorenzo) a Ca’ Tiepolo, sulle rive del Po.

La memoria di lui vivrà eterna quanto il tempo.

Roma, l’Italia, lo venereranno quale Martire; e siamo certi che quando sul Campidoglio sventolerà il tricolore vessillo e saranno infugati dal Vaticano i tristi corvi, Roma, decretando onore di epigrafi e di monumenti ai suoi Martiri, inciderà i nomi loro sulla pietra, e in cima a que’ nomi sarà quello di Angelo Brunetti detto Ciceruacchio

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