De Ficchy Giovanni

La situazione nei sette Stati chiave al momento determinerebbe una vittoria di Trump, ma i due candidati come si può vedere sono davvero molto vicini.

Come funzionano le elezioni negli Stati Uniti

Capire la ratio dietro il sondaggismo elettorale in America è comunque importante, data la portata pop del fenomeno negli States e oltreoceano.

Tuttavia, prima ancora, è necessario comprendere come si vincono le elezioni nella prima potenza del pianeta.

Gli Stati Uniti sono una federazione composta da 50 Stati, ognuno dei quali esprime un determinato numero di grandi elettori che poi saranno chiamati a eleggere, ogni quattro anni, il Presidente.

Quest’ultimo, per vincere, non deve prendere più voti in assoluto, ma deve raggiungere quota 270 grandi elettori su 538.

Quindi, i cittadini statunitensi, votando per un candidato piuttosto che per un altro, eleggono i grandi elettori che compongono un comitato elettorale speciale che ha il compito di eleggere il presidente degli Stati Uniti.

In ogni Stato vige il sistema maggioritario, dato che il candidato presidente che ottiene il maggior numero di voti a livello popolare conquista tutti i grandi elettori di quello Stato. 

Tra gli Stati chiave, quello maggiormente conteso è la Pennsylvania, seguito da Georgia, Nord Carolina e Arizona.

Tra gli stati in questione c’è appunto la Pennsylvania, è fondamentale in quanto ha il maggior numero di voti elettorali dei sette Stati e quindi vincerla rende più facile raggiungere i 270 voti necessari.

la situazione nei sette Stati chiave al momento determinerebbe una vittoria di Trump, ma i due candidati comunque sono davvero molto vicini.

Nei cosiddetti swing states, i partiti si attivano per mandare porta a porta volontari che hanno il compito di spiegare il diritto di voto, convincere ed aiutare chi non è registrato a farlo

. Negli stati come il Michigan o il Wisconsin, dove i due candidati sono testa a testa, repubblicani e democratici hanno da settimane sguinzagliato giovani volontari che, come i Testimoni di Geova, fanno proselitismo politico.

In molti casi nel giorno delle elezioni i ‘convertiti’ vengono accompagnati alle urne da efficientissime staffette.

Tutto cio’ non avviene negli stati dove tradizionalmente l’elettorato vota un partito o un altro. 

Il numero dei grandi elettori, per ogni Stato, varia in base alla popolazione (con una correzione simile a quella dei seggi per il Congresso).

Ad esempio, il Texas, uno degli Stati più popolosi, esprime 40 grandi elettori, mentre l’Alaska, dove vivono appena 700mila persone, ne ha a disposizione solamente tre.

Un’altra variabile importante per comprendere le elezioni in America è poi la storica affiliazione degli Stati a una determinata forza politica.

Ci sono Stati in cui la vittoria democratica o repubblicana è data quasi per certa, e altri in cui il risultato è in dubbio fino allo spoglio dei seggi.

Questi ultimi, i più importanti da aggiudicarsi per vincere le elezioni, vengono chiamati dalla pubblicistica swing States – Stati in bilico in italiano – e storicamente sono sempre stati collocati nella regione del mid west.

Ultimamente, però, la geografia elettorale dell’America sta cambiando a causa dei profondi mutamenti economico-sociali che stanno colpendo buona parte del Paese.

E Stati tradizionalmente in bilico non lo sono più – come l’Ohio, che nelle ultime due elezioni presidenziali ha votato repubblicano – e altri, storicamente roccaforti di un determinato partito, si stanno spostando verso posizioni politiche più incerte – è il caso del Texas, dove i democratici hanno recuperato terreno negli ultimi anni.

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In rosso gli Stati del Mid west

Come funzionano i sondaggi e cosa prevedono

Il grado di attesa per questo esercizio democratico – di gran lunga il più importante del 2024 – è alto, come il numero di sondaggi e interviste che si sono accumulate in quest’ultimo periodo per rilevare le intenzioni di voto degli americani.

I sondaggi politici sono rilevazioni statistiche per loro natura incerte, con un margine di errore che va dai 3 ai 4 punti percentuali.

Per essere fuori dal margine di incertezza, devono esserci circa 6 o 7 punti di distanza tra i due candidati presidente.

Oltretutto, in America, la maggior parte delle rilevazioni sono fortemente politicizzate, cioè danno ascolto a speranze più che a reali aspettative.

Comunque, anche nei sondaggi più imparziali, il margine di incertezza rimane, ed è dovuto principalmente alla dimensione relativamente piccola dei campioni utilizzati – dalle 500 alle 2mila persone circa.

Quest’ultime vengono selezionate casualmente, ma tenendo conto dell’intero bacino di elettori, quindi ogni fascia socio-demografica deve essere rappresentata con le giuste proporzioni.

Anche questo è un problema non di poco conto, dato che è complesso per chi conduce le rilevazioni raggiungere un campione di elettori che sia realmente rappresentativo, dato che alcune fasce della popolazione, spesso le più emarginate socialmente, sono poco propense a partecipare ai sondaggi.

Ergo, le loro intenzioni di voto rimangono all’oscuro.

Per ovviare, in parte, a questi e ad altri problemi di incertezza, sono stati sviluppati i c.d. modelli predittivi. Si tratta di strumenti complessi che combinano centinaia di sondaggi, selezionando quelli più recenti e affidabili, dati di varia natura, soprattutto economica, e altri fattori.

I modelli più noti sono quello dello statistico Nate Silver, quello dell’Economist e quello di FiveThirtyEight (538), il più recente.

Qui sotto come esempio inseriamo il più recente sondaggio di Money.

Il dibattito televisivo tra Trump e Harris di un mese fa aveva visto la seconda migliorare la sua posizione nei sondaggi, mentre il recente confronto tra i due vicepresidenti, il democratico Tim Walz e il repubblicano J. D. Vance, ha spostato voti a favore dei repubblicani.

La situazione si è quindi stabilizzata in una condizione di forte incertezza, con la Harris in sostanziale pareggio, se non leggermente sotto.

In situazioni come questa, gli autori dei sondaggi provano in realtà a indovinare, più che ad annunciare, chi sarà il prossimo presidente degli Stati Uniti.

E il più delle volte la previsione si tramuta in un flop, come durante le presidenziali del 2016, in cui la democratica Hilary Clinton era data per favorita.

Manca meno di un mese al 5 novembre e, a meno che di grosse sorprese che possano cambiare il sentire dell’opinione pubblica, il risultato resterà incerto fino al giorno dopo quello del voto.

Di Admin

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