Protagonista di questo singolare dipinto è, la testa mozzata di san Giovanni Battista, poggiata su una coppa di metallo, su un piano marmoreo le cui venature sono rese con grande perizia mimetica.

Il santo, celebre predicatore e cugino di Gesù, citato tra l’altro più volte anche nel Corano, aveva trovato la terribile morte per decapitazione, o meglio decollazione, a Macheronte, in Giordania: scagliatosi contro il re Erode Antipa, in quanto convivente con la cognata Erodiade, vedova di Filippo, era stato incarcerato.

In seguito alla celebre “danza dei sette veli” di Salomè, figlia di Erodiade, il re aveva giurato di concedere alla ragazza ogni cosa, persino metà del suo regno, ma la danzatrice, istigata dalla madre, aveva chiesto in premio proprio la testa del Battista servita su un vassoio, che la tradizione identifica in quello in calcedonio conservato a Genova, nel tesoro di san Lorenzo.

Francesco Maineri dipinge la piccola tela su commissione del duca di Ferrara, Ercole I d’Este, per suor Lucia da Narni, nel 1502: la macabra testa di san Giovanni Battista, adagiata di profilo sulla fruttiera metallica, ha gli occhi a mezz’asta, il naso affilato, la bocca ancora socchiusa, da cui spunta la candida chiostra dei denti, la barba ricciuta e ispida sul mento, i capelli mossi.

Il fondo concavo dell’alzatina è colmo del suo sangue, mentre evidentissime sono le vertebre mozzate, a causa dell’inclinazione scelta per
la rappresentazione.

L’attenzione fisiognomica riflette una perduta idea leonardesca, conosciuta grazie a esemplari dei suoi allievi; inoltre, l’impressionante dettaglio del collo reciso, descritto con minuzia, è in strettissimo rapporto con i disegni anatomici di Leonardo del 1489-1490 circa, in cui vengono praticate diverse “dissezioni” alle varie altezze delle membra umane per metterne in evidenza i fasci muscolari, l’ossatura e i vasi sanguigni.
Fonte : Pinacoteca di Brera.

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