Mark Zuckerberg ha affrontato temi cruciali legati alla gestione dei contenuti su Meta, le tensioni con l’amministrazione Biden e il futuro tecnologico della sua azienda.

Il numero uno di social come Facebook e Instagram liquida così lo strumento del fact checking, a cui ha fatto affidamento dal 2016 per evitare la disinformazione sulle sue piattaforme e accusa tra l’altro l’Europa di avere “un sempre crescente numero di leggi che istituzionalizzano la censura e rendono più difficile realizzare qualsiasi innovazione lì”.

Zuckerberg , cosa molto importante accusa anche l’amministrazione Biden di pressioni per la censura.

È una pesante rivelazione quella fatta da Mark Zuckerberg.

L’ad di Meta ha dichiarato di essersi pentito di aver ceduto alle pressioni che gli sono state fatte dal governo statunitense per censurare alcuni contenuti

Così alti funzionari dell’amministrazione Biden, compresa la Casa Bianca, hanno ripetutamente sollecitato i nostri team per mesi affinché censurassero alcuni contenuti .

Ha spiegato bene ,descrivendo come alcuni funzionari arrivassero a urlare contro i dirigenti di Meta per ottenere l’eliminazione immediata di questi contenuti,  anche quando rientravano nell’ambito della libertà di parola o della satira.

Questa politica di forte interventismo da parte del governo ha creato una tensione senza precedenti tra Meta e l’amministrazione Biden, sollevando una questione cruciale: quando un’azione volta a contrastare la disinformazione diventa censura governativa?

A distanza di anni Zuckerberg ammette di essersi pentito di aver lasciato che la Casa Bianca influenzasse così tanto le sue decisioni riguardo la gestione delle piattaforme.

“Come ho detto ai nostri team all’epoca, sono fermamente convinto che non dovremmo compromettere i nostri standard di contenuto a causa delle pressioni esercitate da qualsiasi amministrazione in entrambe le direzioni. E siamo pronti a reagire se qualcosa di simile dovesse accadere di nuovo”.

Facebook ha “temporaneamente ridimensionato” la storia sul contenuto del computer portatile di Hunter Biden, il figlio del presidente, dopo aver ricevuto un avvertimento dell’Fbi secondo cui la Russia stava preparando una campagna di disinformazione contro i Biden.

A quanto pare, come riferito da Zuckerberg, la storia non aveva nulla a che vedere con la diffusione di fake news sulla famiglia del presidente, tanto da convincerlo ad ammettere che “a posteriori, non avremmo dovuto declassare la storia”.

 In un’epoca in cui tecnologia e politica si intrecciano sempre più, Zuckerberg continua a presentarsi come un sostenitore della libertà d’espressione, pur con i limiti e le contraddizioni di un colosso come Meta.

Di Admin

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