
“Mi sa che abbiamo incastrato Stasi“.
E’ uno degli oltre 280 messaggi che sarebbero agli atti della nuova inchiesta della Procura di Pavia sull’omicidio di Chiara Poggi.
Un fiume di parole, apparentemente innocue, che ora vengono passate al setaccio, analizzate nel dettaglio per capire se celino frammenti di verità finora inesplorati.
Si cercano incongruenze, contraddizioni, dettagli che all’epoca potrebbero essere sfuggiti ma che, alla luce delle nuove indagini e delle tecniche investigative moderne, potrebbero rivelarsi cruciali.
Quel ‘oltre 280’ non è un numero casuale, ma la misura della mole di lavoro che attende gli inquirenti.
Ogni singolo messaggio potrebbe contenere la chiave per sbloccare un caso che, nonostante la condanna definitiva, continua a suscitare interrogativi e a tormentare le coscienze.
Il settimanale ‘Giallo’, in un articolo di Albina Perri e Laura Marinaro, riporta un messaggio attribuito a Paola Cappa (gemella di Stefania) inviato a un amico.
“Ho paura, ho tanta paura.
Temo per la mia vita.
Qualcuno vuole farmi del male, forse lo stesso che ha fatto del male a mia sorella.” Parole che, se confermate, getterebbero ombre ancora più inquietanti sulla vicenda della povera Stefania, trovata senza vita nel suo appartamento.

L’autenticità del messaggio è al vaglio degli inquirenti, così come l’identità del destinatario.
Potrebbe trattarsi di una pista cruciale per svelare il mistero dietro la morte della donna, un tassello mancante in un puzzle già di per sé intricato.
Gli investigatori non escludono alcuna ipotesi, dal delitto passionale alla vendetta, e stanno scandagliando la vita di Stefania e di chi le stava vicino, alla ricerca di indizi che possano portare alla verità.
La testimonianza di Paola, ovviamente, sarà fondamentale.
Al momento, la donna si trova in un luogo protetto, sotto la sorveglianza delle forze dell’ordine, per garantirne l’incolumità e permetterle di fornire un contributo sereno alle indagini.
L’eco mediatica del caso, intanto, non accenna a diminuire, alimentata da indiscrezioni e supposizioni, ma la Procura invita alla prudenza, sottolineando l’importanza di non intralciare il lavoro degli inquirenti con speculazioni infondate.
Andrea Sempio e Daniela Ferrari sono entrati nella caserma dei carabinieri “Montebello” di Milano per sbrigare formalità burocratiche relative alle perquisizioni di ieri nell’ambito dell’inchiesta sull’omicidio di Garlasco.
Si sono presentati accompagnati dai loro legali, gli avvocati Gian Luigi Tizzoni per Sempio e Salvatore Verrillo per Ferrari.
L’arrivo dei due, avvenuto in mattinata, ha immediatamente attirato l’attenzione dei numerosi giornalisti assiepati davanti all’ingresso della caserma. Nessuna dichiarazione è stata rilasciata né all’entrata né all’uscita, mantenendo il massimo riserbo sulla natura specifica delle pratiche che dovevano espletare.
Si presume che le formalità siano legate alla restituzione di eventuali beni sequestrati o alla firma di verbali relativi alle operazioni di polizia giudiziaria svolte presso le loro abitazioni.
L’inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto a Garlasco nel 2007, continua dunque a tenere banco, con gli inquirenti che sembrano voler vagliare ogni elemento utile alla riapertura del caso.
Dopo l’omicidio, finirono nel circo mediatico per aver appeso un fotomontaggio al cancello della villetta, dove sorridevano accanto alla cugina Chiara Poggi.
Avevano persino dipinto di rosso l’asciugamano della vittima, in coordinato con i loro abiti e, tragicamente, con il sangue sulle scale della cantina, dove Alberto Stasi, all’epoca fidanzato e unico condannato per il delitto, trovò cadavere la ventiseienne.
Diciotto anni dopo il delitto, le gemelle Stefania e Paola Cappa, ormai con vite distinte – una impegnata con la famiglia, l’altra con la pole dance – si ritrovano a fare i conti con il passato: una nuova inchiesta riapre il caso dell’omicidio della cugina, con Andrea Sempio indagato per concorso a seguito della compatibilità del suo DNA con quello maschile rinvenuto sotto le unghie della vittima.
La notizia le colpì come un pugno allo stomaco, in momenti diversi eppure con la stessa intensità.
Stefania, mentre preparava la cena per i figli, un ragù che sapeva di domenica e di casa.
Paola, a testa in giù, aggrappata al palo, la forza che le tremava nei muscoli e la mente libera, almeno fino a quel momento.
Andrea Sempio.
Un nome che riemergeva dalle nebbie di un’estate lontana, un’estate macchiata di sangue e di segreti.
Stefania si sedette di colpo, le gambe molli.
Andrea Sempio, il vicino di casa, il ragazzo timido che arrossiva a un semplice saluto. Possibile che…?
Scosse la testa, cercando di respingere il pensiero.
Non poteva crederci. Eppure, la scienza parlava chiaro.
E se davvero…
Se davvero lui era coinvolto, cosa significava per lei, per la sua famiglia, per tutto quello che aveva cercato di costruire sopra le macerie di quel dolore?
Paola, invece, sentì un brivido percorrerle la schiena.
Scivolò a terra, la tutina aderente madida di sudore. Andrea Sempio.
Lo ricordava a malapena, un’ombra sbiadita tra i volti della loro adolescenza.
Ma la paura, quella no, quella era ancora vivida.
La paura di non sapere, di non capire, di essere circondate da un pericolo invisibile.
E adesso, quel pericolo sembrava materializzarsi di nuovo, dopo anni di silenzio.
Si sarebbero dovute parlare, lo sapevano entrambe.
Affrontare insieme quel fantasma che tornava a bussare alla loro porta.
Ma la distanza, non solo fisica, che si era creata tra loro nel corso degli anni, rendeva tutto più difficile.
Stefania, ancorata alla sua vita di madre e moglie, timorosa di scoperchiare un vaso di Pandora.
Paola, ribelle e indipendente, ma segnata da un’inquietudine che non l’aveva mai abbandonata.
Il telefono di Stefania squillò. Era il marito. “Hai sentito le notizie?”
chiese lui, con un tono grave.
“Sì,” rispose lei, la voce un sussurro.
Il passato era tornato.
E non prometteva niente di buono.
