L’Italia è rimasta il paradiso delle bevande zuccherate

La sugar tax non viola la Costituzione, poiché compensa le spese sanitarie che lo Stato potrebbe sostenere a causa dei potenziali danni alla salute dei cittadini. È questa la decisione contenuta nella sentenza della Corte Costituzionale, emessa in risposta alla controversia sollevata dalla seconda sezione del TAR del Lazio, riguardo alla legittimità dell’imposta sulle bevande analcoliche dolcificate.
Lo scopo principale della sugar tax, però, non è colpire le aziende, ma spingerle a riformulare i loro prodotti, riducendo la quantità di zuccheri considerati maggiormente responsabili dell’aumento dell’obesità. Pur non essendo affatto indispensabili, tassare i prodotti zuccherati è una strategia che ha conseguenze solo positive, sia per le persone che per i governi. E infatti, sono 108 i Paesi – pari al 51% della popolazione mondiale – che la applicano.
Nonostante la sentenza, si prevede un altro rinvio. Tutto ciò sta diventando un’incredibile epopea, di fronte a 4 milioni di pazienti diabetici attuali e ai circa 6 milioni attesi nel 2050. I costi per gestire questa patologia cronica rischiano di diventare insostenibili: ad oggi si stimano circa 20 miliardi l’anno, di cui circa 9 miliardi di costi diretti per il Servizio Sanitario Nazionale, soprattutto a causa di comorbidità e ospedalizzazioni. Sono invece 11 miliardi i costi indiretti che gravano su pazienti, caregiver e collettività.
L’imposta sulle bevande zuccherate, che sarebbe dovuta entrare in vigore dal prossimo 1° luglio, rischia di essere ulteriormente prorogata di almeno sei mesi.
Tergiversare ancora sulla pragmatica tassa sullo zucchero vuol dire sciogliere qualsiasi dubbio sul fatto che questo governo sta girando la faccia alle persone con diabete, le stesse che pagano le tasse. Noi cittadini con diabete vorremmo vedere, con le nostre tasse, migliorare gli ospedali, invece di finanziare la guerra. Evidentemente conviene più investire sulla morte che sulla vita, preferendo una “bella” guerra a una brutta pace.
Stornare denari dal welfare e dalla protezione sociale per darli alla guerra non è la risposta dovuta a un pericolo incombente che minaccia l’Europa. Al contrario: è parte integrante della crisi senza ritorno dell’impianto ideologico neoliberale, che deve diventare sempre più autoritario.
Avere il diabete non è una colpa.
È una colpa non combatterlo.
Damiano Iulio, attivista per i diritti delle persone con diabete.
