l tema di questo paragrafo è la concezione di dio che hanno i monoteisti.

L’eterna domanda non sarà qui “dio esiste?”

ma “Dio esiste?”, dove la maiuscola ha un peso importante.

Infatti la prima domanda ha poco senso: non si può parlare dell’esistenza di qualcosa o qualcuno che non abbiamo definito.

Qui si parla del Dio dei monoteisti, come l’abbiamo definito sopra.

La prima osservazione si lega alla confutazione di una delle prove tradizionali dell’esistenza di Dio, la cosiddetta prova ontologica, inventata dal filosofo medievale Anselmo d’Aosta (XI secolo), secondo il quale la perfezione di Dio include necessariamente l’esistenza.

Infatti, se concepissimo un essere uguale in tutte le proprietà a Dio ma non esistente, esso sarebbe inferiore ad un essere uguale ma che in più fosse esistente.

Ora, siccome Dio è per definizione l’essere che ha tutte le qualità in misura somma, deve necessariamente avere l’esistenza. L’argomento è ingegnoso ma sbagliato, perché l’esistenza non è un predicato ma una quantificazione.

Dire “X esiste” non significa niente se non definiamo X: una volta che X è definito, allora possiamo occuparci della sua eventuale esistenza. L’esistenza non modifica il concetto di X, ma semplicemente significa che si può trovare X in un certo ambito di realtà.

Secondo il divulgatore Thomas Vasek, la probabilità dell’esistenza di Dio è del 62%, basata sulla logica bayesiana e su cinque criteri filosofico-scientifici, come riportato dal quotidiano spagnolo 20 minutos.

Il metodo parte da una premessa di incertezza totale (50%) e aggiusta il valore in base a vari fattori che rafforzano o indeboliscono l’ipotesi dell’esistenza di un essere supremo.

Per arrivare a questo risultato, è stata utilizzata la formula di Bayes, un modello matematico del XVIII secolo che calcola le probabilità condizionate. Invece di applicare la teologia, Vasek ha lavorato con indicatori razionali, tra cui:

  1. L’origine dell’universo: secondo Vasek, è più probabile che l’universo sia stato creato piuttosto che emerso spontaneamente. Questo aumenta la probabilità dal 50% al 67%.
  2. L’ordine del cosmo: la precisione delle leggi fisiche porta la cifra all’80%.
  3. Evoluzione : non altera la probabilità perché è compatibile sia con una visione teistica che atea.
  4. L’esistenza del male : rappresenta una difficoltà teologica e riduce la cifra al 45%.
  5. Esperienze religiose e mistiche : migliaia di testimonianze nel corso della storia portano nuovamente la percentuale al 62%.

Rappresentazione di Dio iStock

Vasek non cerca di dimostrare empiricamente l’esistenza di Dio, ma piuttosto di fornire un quadro logico e probabilistico per considerare la questione senza cadere nel dogma o nel rifiuto cieco.

Il suo è un tentativo di razionalizzare la fede attraverso l’analisi, non l’intuizione. “Con questa metodologia, non intendo convincere, ma piuttosto stimolare il pensiero critico e aprire il dibattito tra fede e ragione”, avrebbe affermato Vasek durante la presentazione del suo saggio in Germania.

Questo approccio ricorda il lavoro del fisico Stephen D. Unwin, che nel 2005 stimò la probabilità al 67%, ma con variabili diverse e meno conservative.

Vasek ha modificato quel modello e ha optato per un’interpretazione più moderata, evitando affermazioni assolute. ()

Questi tipi di esercizi non sono conclusivi, ma creano spazi fertili per discutere di spiritualità da altre prospettive, soprattutto in società sempre più divise tra fede e scetticismo.

Un punteggio del 62% non è una certezza, ma indica una possibilità reale, da una prospettiva razionale.

Di Admin

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