
Nel grande palcoscenico della politica francese, dove il dramma è all’ordine del giorno e le repliche si susseguono come in una soap opera pomeridiana, abbiamo assistito a un nuovo atto che ha dell’incredibile: Emmanuel Macron ha nuovamente nominato Sébastien Lecornu primo ministro, appena quattro giorni dopo averlo visto dimettersi.
È quel tipo di trama che farebbe arrossire anche i più audaci sceneggiatori di Hollywood.
La nota ufficiale dell’Eliseo annuncia con solennità che Lecornu ha l’incarico di formare un governo. “Accetto, per dovere”, dichiarerebbe il neo-rieletto primo ministro, come se stesse accettando un premio Oscar invece di una responsabilità governativa.
La sua missione?

Dotare la Francia di una legge di bilancio entro la fine dell’anno, perché, come tutti sappiamo, i francesi sono noti per avere a cuore le questioni fiscali più di ogni altra cosa—nel bel mezzo di una crisi economica, certo.
Ma ciò che colpisce di più è che Macron gli avrebbe dato “carta bianca”.
Immaginatevi la scena: il presidente, con aria seria ma un po’ imbarazzata, passa a Lecornu una scheda bianca e dice: “Fai ciò che vuoi, amico mio! I tuoi negoziati con i partiti politici e le nomine sono nelle tue mani.
Non può andare peggio, giusto?”
Chiunque abbia mai visto un film in cui il protagonista esplora un labirinto senza mappa capirà la situazione: si va avanti a tentoni, sperando di non imbattere in un minotauro.
Inoltre, la tempistica di questa nomina è perfetta: è avvenuta esattamente alla scadenza del termine di 48 ore che Macron si era imposto per trovare un successore, o forse semplicemente per non sembrare troppo indeciso.
A chi non piacerebbe giocare a “trova il primo ministro” in un gioco di società dove le regole cambiano ad ogni turno?
I suoi alleati devono avere trovato questo approccio incredibilmente stimolante.
Dall’altra parte della barricata, abbiamo il commento del presidente del Rassemblement National, Jordan Bardella, che definisce il governo Lecornu II un “brutto scherzo”.
Davvero, Jordan?
Un “brutto scherzo”?
Forse avremmo dovuto aspettarci un teatro di marionette al posto di un governo serio.
Il Rassemblement National, con il suo amore per la libertà e per la democrazia che dichiara di difendere, non perde occasione per sottolineare che tutto questo non è altro che un’umiliazione per il popolo francese
La Francia ha bisogno di chiarezza, di stabilità, di una nuova maggioranza: solo un ritorno alle urne consentirà al popolo di scegliere il proprio destino”: scrive in un messaggio pubblicato su X

Ma chi ha bisogno di rispetto quando si può fare spettacolo?
La verità è che, secondo Bardella, la nuova squadra di Lecornu non ha un futuro brillante davanti a sé, e la loro unica ragione d’essere sarebbe la paura dello scioglimento dell’Assemblée Nationale.
“Il popolo”, dice con fervore.
Ah, il popolo!
Quella entità mitologica che i politici citano frequentemente nei loro discorsi, ma che a ben vedere sembrano temere più di qualsiasi altra cosa.
Sì, perché tra un selfie e l’altro, chi ha tempo di ascoltare i plebei e le loro lamentele sul costo della vita?
E qui entra in gioco la vera ironia della situazione.
Un governo che si affida alla carta bianca, una nomina rapida giusto in tempo per il copione da recitare davanti ai riflettori, e un’opposizione che sembra più interessata a far chiasso che a proporre soluzioni.
In fondo, è un circo.
Un circo in cui i leoni e gli acrobati non solo devono convincere il pubblico, ma devono anche temere il domatore, che in questo caso è un Macron che cerca di mantenere un controllo sempre più labile sulla sua giungla politica.
Quindi, mentre Sébastien Lecornu si prepara a raccogliere la sfida di governare—scusate, intendevo dire “di intrattenere”—e mentre Macron continua a tenere le redini come un prestigiatore che cerca di non lasciare cadere le palline, noi continuiamo ad assistere a quella che potremmo definire “la commedia della democrazia”.
Un titolo che meriterebbe un Premio César, se non altro per l’assurdità della trama.
E mentre ci sediamo qui, popcorn alla mano, a guardare questo strano show politico, facciamo un brindisi al futuro governo Lecornu II: che possa essere altrettanto spettacolare quanto bizzarro—e, speriamo, a tratti divertente.
Perché, in fondo, in un paese con una grande tradizione di satira, non c’è niente di meglio che prendere in giro i propri leader.
Che il gioco abbia inizio!
