
Nell’intricato mondo della politica italiana, raramente si assiste a un fenomeno strano come quello degli “innamoramenti” che periodicamente travolgono la sinistra.
Ogni volta che un nuovo “combattente” delle giuste cause emerge, gli esponenti più illustri del centrosinistra sembrano scoprire un rinnovato ardore, dimenticando le verità scomode che si celano dietro le parole altisonanti.
Ultimo in ordine di apparizione è Mohammad Hannoun, presunto presidente dell’Associazione Palestinesi in Italia, ora nel mirino delle autorità per un sospetto giro di denaro in favore dei terroristi di Hamas.
Chi lo avrebbe mai detto?

La sinistra italiana, sempre così attenta e sensibile, sembra aver lasciato che il romanticismo politico offuscasse il suo giudizio.
Prendiamo ad esempio Aboubakar Soumahoro, oggetto di una venerazione quasi religiosa da parte del duo Bonelli-Fratoianni, che l’hanno catapultato in Parlamento come il paladino contro il caporalato.
Un vero e proprio Che Guevara dei giorni nostri, nonostante il fatto che la sua consorte e la suocera siano finite nei guai per bancarotta e frode.
Una piccola distrazione, ovviamente.
Chi se ne importa delle indagini su chi gestisce il denaro destinato ai lavoratori migranti?
L’importante è il messaggio di lotta e resistenza, non è vero?
Soumahoro sfilava con la sua borsa, frustando colpi di fango per il bene della causa.
Eppure, il fango sembra essersi incrostato anche sulle sue promesse.

E poi c’è Ilaria Salis, che ha regalato ai nostri schermi quell’immagine iconica: manette e volti imbarazzati. Ma non temete!
Con gli stipendi da europarlamentare che le piovono addosso, giorni bui sembrano essere già un ricordo svanito.
In un contesto dove i pugni alzati possono tranquillamente trasformarsi in mazzate, è sorprendente come l’attenzione della sinistra si sia esaurita nel giro di poco tempo – che dire, il potere ha un modo tutto suo di annullare il passato.

E se parliamo di Francesca Albanese, la “rapporteur” dell’Onu osannata in ogni salotto televisivo, ci rendiamo conto che il fascino del momento è tanto potente quanto effimero.
Prima idolo, poi dimenticata: basta che un vento cambi direzione ed è finita, il colpo di spugna si applica con straordinaria facilità.
Chi ha bisogno di coerenza quando si può cavalcare l’onda dell’entusiasmo fino a raggiungere il palcoscenico?
Le vicende di Mohammad Hannoun riaprono il capitolo degli smemorati. “Non ricordo”, “non c’ero”, le frasi che riecheggiano come un mantra.
Non c’è granché da sorprendersi: la sinistra italiana sembra avere una memoria corta, cortissima.
E mentre i social network archiviano ricordi, immagini, dichiarazioni e pugni alzati, il “non ricordo” diventa una sorta di scudo protettivo.
È incredibile pensare quanto possa essere fragile la memoria collettiva, eppure, c’è sempre qualcun altro, un “Hannoun” o un “Soumahoro”, che cadrà nell’oblio.
Ma torniamo a noi, perché chi sa veramente chi sia Mohammad Hannoun?
Gli stessi politicanti che posavano per le foto ai comizi, con il sorriso sfoggiato in bella mostra accanto all’eroe di turno, oggi si fanno invisibili, come se l’arresto fosse un colpo di scena degno di una soap opera piuttosto che della politica.
Nessuno si espone, nessuno sembra avere nulla da dire.
Questo, miei cari lettori, è un classico esempio di come i protagonisti della sinistra possano facilmente voltare pagina, ignorando il passato come se fosse un cattivo sogno da cui ci si sveglia.
Il PD, i 5 Stelle, e persino l’AVS – tutti in fila, pronti a girarsi dall’altro lato, incapaci di riconoscere le loro stesse scelte.
Giovanni e Paolo, due personaggi immaginari tratti dall’oblio politico, che hanno offerto una rappresentazione perfetta di quanto possa essere labile l’impegno ideologico.
Si sentono offesi dalla situazione, certo, ma chi se ne frega veramente?
La causa palestinese viene strumentalizzata; il popolo viene tratto in inganno.
Come sempre.
Eppure, i numeri sono lì, a parlare per conto loro: oltre dieci milioni di euro destinate a cibo e medicinali, ripensateci.
L’esito finale?
Soldi dirottati per armare i guerriglieri di Hamas.
È davvero questo il “benessere” tanto osannato?
Le domande rimangono senza risposta e chissà se mai ci saranno veri chiarimenti.
In un clima dove la verità è portata a spasso come un cane al guinzaglio, il rischio è che ci si preoccupi più dell’apparenza che della sostanza.
Anche se gli italiani possono avere la memoria corta, esiste una sottile linea di resistenza che, attraverso i social media, continua a conservare ogni traccia di ciò che è stato.
Foto, video, tweet: ogni azione rimane impressa in rete, come un marchio indelebile.
Ed è qui che la sinistra si dovrà interrogare: quanto durerà questa amnesia collettiva?
Fino a quando potrà continuare a ignorare le verità scomode?
C’è un limite a tutto; persino alla pazienza e alla scarsa memoria.
La composizione di un discorso politico non può più giocare a nascondino.
I valori delle giuste cause, fondati sul rispetto, sull’impegno e sulla responsabilità, non possono essere mercificati come un prodotto di consumo.
Il silenzio assordante dei leader politici di fronte agli scandali non può continuare a passare inosservato.
È giunto il momento di smettere di voltare le spalle.
La sinistra italiana deve uscire dal suo torpore e affrontare le sue responsabilità.
Bisogna rendersi conto che le parole e i gesti devono avere significato e devono abbattere barriere, non crearne di nuove.
L’emergere di figure come Hannoun, Soumahoro o Salis dimostra che il romanticismo politico deve lasciare il posto a un impegno reale e verificato.
Altrimenti, il “passato” sarà solo l’inizio di un futuro che continua a scrivere la stessa storia.
In questo frangente, la sinistra si trova a un bivio.
Tornerà a essere una forza autentica che lotta per i diritti umani, oppure continuerà a calcare il palcoscenico come uno spettacolo di marionette, incapace di tagliare i fili che la legano alle sue contraddizioni?
L’epoca degli smemorati deve giungere al termine, ma spetta a noi decidere se perpetuare il ciclo o agire per una nuova realtà.
E chissà, magari un giorno, queste immagini sbiadite nei social media ridiventeranno fresche e, finalmente, ricordate.
