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José Martí ha vissuto 42 anni e loro quasi il 60% della sua vita l’ha trascorsa fuori da Cuba.

Venticinque anni lontano dalla patria, dall’esilio, dall’esilio, dall’esilio, dall’organizzazione, dalla scrittura e dall’azione politica.

Non per piacere. Non per comodità.

Per necessità storica.

Questo fatto smonta qualsiasi propaganda e qualsiasi tentativo di manipolazione della dittatura che pretende di negare ai cubani dell’esilio il diritto di opinare, partecipare e lottare per la libertà di Cuba, perché vivere fuori non ci toglie legittimità, ci dà prospettiva, esperienza e responsabilità storica maggiore; siamo cubani come Martí, cubani come chi non ha mai preso un aereo, molti di noi vivono già nel futuro che vogliamo per Cuba, in paesi democratici e capitalisti, con separazione dei poteri e rispetto reale dei diritti umani, un’esperienza che non ci allontana da Cuba ci dà chiarezza su ciò che funziona e su ciò che non deve più ripetersi.

E non si tratta di dimenticare le radici, anzi, la nostalgia è un motore potente, un promemoria costante di ciò per cui lottiamo.

Non siamo turisti della libertà, siamo esuli, esiliati da un regime che ci ha rubato la patria, ma non l’identità.

Portiamo Cuba nel cuore e nella mente, la ricostruiamo ogni giorno nei nostri gesti, nelle nostre parole, nel nostro lavoro.

Siamo la diaspora, il ponte tra il passato e il futuro, la garanzia che la memoria non si perda e che la speranza non si spenga.

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E continueremo a lottare, con ogni mezzo a nostra disposizione, pacificamente, intellettualmente, politicamente, perché la libertà di Cuba è anche la nostra libertà.

Marti amava Cuba da fuori senza chiedere il permesso.

Ha chiarito che l’amore per la patria non è una cartolina o un confine imposto.

L’ha espresso con una precisione morale che continua ad essere valido: amare la patria non è adorare il suolo, ma servirla.

Servirla con idee, sacrificio, organizzazione e lungimiranza.

La dittatura ha cercato di screditare l’esilio per decenni perché sa che l’esilio è libero.

Un cubano libero pensa senza paura, confronta, esige e non accetta racconti fiscali. Ecco perché l’esilio è imbarazzante.

Per questo si cerca di metterlo a tacere.

Il 10 ottobre 1887 nel discorso commemorativo di New York Jose Marti disse: “Cosa siamo noi se non ‘martiri viventi’?

Viviamo tra le ombre e la patria che ci martirizza, ci sostiene.

Buttarla via è inutile… coloro che vivono lontano dalla patria hanno solo le forze necessarie per servirla. ”

Di Admin

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