Stefania Craxi

L’Europa si trova oggi di fronte a una sfida profonda e strutturale che va ben oltre le mere difficoltà congiunturali o le crisi temporanee: la mancanza di crescita economica sostenuta e inclusiva.

Questo problema non è limitato ai singoli Stati membri, ma coinvolge l’intero modello europeo di sviluppo, che mostra segnali evidenti di un progressivo esaurimento.

Il confronto con altre grandi economie mondiali come gli Stati Uniti, la Cina o anche le nuove potenze emergenti è impietoso e mette in luce un divario che non può essere spiegato solo da fattori esterni o eventi straordinari.

Dietro questa stagnazione persistente c’è un retaggio di scelte politiche e di impostazioni consolidate nel tempo, che hanno privilegiato la stabilità formale dei conti pubblici rispetto alla reale salute economica e al progresso sociale.

Per troppo tempo, infatti, in Europa si è confuso il rigore contabile con il benessere economico, anteponendo l’austerità e il rispetto dei parametri fiscali all’investimento in innovazione, sviluppo e occupazione.

Questa visione ha alimentato un’economia poco dinamica, incapace di generare sufficienti redditi, di creare nuovi posti di lavoro e di mantenere la coesione sociale in un periodo caratterizzato da profonde trasformazioni tecnologiche e globali.

Il risultato è un modello rigido e poco flessibile, fondato su dogmi ormai superati e non più sostenibili nel lungo termine.

Le conseguenze di questa situazione sono gravi e rischiano di trascinare l’Europa in un declino silenzioso, che si manifesterà non tanto nei bilanci pubblici formalmente equilibrati, ma nelle crescenti disuguaglianze, nella fragilità sociale e nella perdita di prospettive soprattutto per le nuove generazioni. In un contesto internazionale sempre più competitivo e frammentato, dove innovazione e crescita rappresentano i pilastri imprescindibili di sviluppo e sicurezza, rimanere ancorati a vecchie logiche equivale a condannarsi all’irrilevanza economica e politica.

Occorre quindi un cambiamento radicale di rotta, che ponga la crescita economica e l’innovazione al centro delle politiche europee.

Ciò significa superare l’ossessione per il pareggio di bilancio a ogni costo e investire in settori strategici, cercando un equilibrio tra disciplina finanziaria e sviluppo sostenibile.

Significa promuovere un modello più inclusivo, capace di rispondere alle esigenze reali dei cittadini e di favorire la creazione di opportunità di lavoro di qualità.

Significa infine adottare una visione lungimirante sul ruolo dell’Europa nel mondo, puntando su ricerca, digitalizzazione, transizione ecologica e competitività internazionale.

Il recente incontro dell’Eurogruppo a Bruxelles rappresenta un momento cruciale in questo percorso.

Spero vivamente che i leader europei riescano a superare le vecchie visioni ideologiche e a mettere da parte i dogmi che hanno finora frenato la crescita.

Solo così sarà possibile costruire un’Europa più forte, coesa e capace di guardare al futuro con fiducia, evitando che il male della stagnazione interna divori ulteriormente le sue radici.

La storia ci ha insegnato che chi non si evolve rischia di scomparire: non possiamo permettere che questo destino tocchi a un continente ricco di talenti, risorse e tradizioni come il nostro.

L’Europa deve riprendere il cammino verso una crescita vera, sostenibile e condivisa, per il bene di tutti i suoi cittadini e delle generazioni a venire.

Di Admin

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