La politica della sinistra italiana ed europea è da sempre un terreno di complesse dinamiche, dove la retorica del moralismo spesso nasconde interessi ben più materiali e personali.

Quando un politico di sinistra prende posizione pubblicamente, il primo interrogativo che dovrebbe sorgere spontaneo è: “Chi lo ha pagato? Quale interesse personale o familiare sta realmente perseguendo?”

Dietro ogni parola, ogni scelta, quasi sempre si cela un tornaconto che va ben oltre l’ideologia proclamata.

Al contrario, quando a parlare è un militante di sinistra, la lettura diventa molto diversa.

Qui non è tanto l’interesse economico o il calcolo strategico a guidare le azioni, quanto una profonda frustrazione personale, esistenziale, economica o sessuale.

L’odio viscerale che spesso esprimono non è un semplice sfogo ideologico, ma il riflesso di un vuoto interiore difficile da colmare.

I militanti sono anime in cerca di un padre, un cervello, un cuore capaci di pensare e decidere al loro posto; hanno bisogno di sentirsi parte di un gruppo che odia un nemico comune perché quell’odio dà loro un’identità, li fa sentire vivi.

La storia politica italiana è ricca di questi miti temporanei, “padri” che vengono prima esaltati e poi, non appena perdono potere, dimenticati con la stessa facilità.

I politici della sinistra, invece, sono figure più elusive. Il loro vero volto emerge solo dopo anni o decenni, quando emerge come si siano arricchiti, passando dalla predicazione del moralismo a vere e proprie fortune accumulate grazie a incarichi e mediazioni d’affari internazionali.

Non scompaiono con il tramonto delle loro cariche istituzionali, ma si trasformano in mediatori di interessi tra Paesi come Cina, Arabia Saudita e altri, ottenendo compensi milionari.

Nel panorama politico italiano ed europeo non esiste praticamente un politico di sinistra che non sia diventato ricchissimo, sia partecipando a conferenze remunerate con summe esorbitanti, sia impegnandosi in affari internazionali, occultando dietro la maschera del difensore dei valori umani un vero e proprio sistema di legami economici.

Un caso emblematico di questo meccanismo è quello spagnolo che ha coinvolto due icone della sinistra europea: José Luis Rodríguez Zapatero e Pedro Sánchez.

Zapatero, noto per le sue riforme liberali sull’aborto e per aver tentato di ridimensionare il ruolo del cristianesimo in Spagna, insieme al suo successore Sánchez, si sono presentati come paladini contro Trump, Israele e l’Occidente, giustificando le loro posizioni con nobili motivazioni ideologiche. Tuttavia, le indagini della magistratura spagnola hanno rivelato un quadro completamente diverso, fatto di casseforti piene di gioielli, diamanti e depositi milionari provenienti dal regime venezuelano, accusato di aver finanziato i due leader.

Quando Donald Trump ha arrestato Nicolás Maduro, liberando il Venezuela da un regime che aveva portato la popolazione alla miseria più nera, Zapatero e Sánchez non hanno esitato ad attaccarlo con violenza, accusandolo di colonialismo e prepotenza.

Questa indignazione morale, però, appare ora evidente come un atto dovuto verso chi li stava finanziando.

Lo stesso schema si ripete nelle relazioni con Israele: Sánchez ha alimentato un odio antisionista crescente in tutta Europa, mostrando un volto apparentemente difensore dei palestinesi, mentre nel frattempo il suo governo autorizzava vendite di materiale bellico all’Iran per centinaia di milioni di euro, violando persino l’embargo internazionale.

Questo modus operandi si estende anche a scenari internazionali più ampi, come la cosiddetta “primavera araba”.

In quel periodo, l’Italia ha perduto un rapporto storico con la Libia, che è finita nelle mani degli Stati Uniti sotto Obama.

Le indagini successive della magistratura francese hanno svelato che Mu’ammar Gheddafi aveva finanziato con 50 milioni di euro la campagna elettorale di Nicolas Sarkozy, leader di destra che però tradì idealmente la sua formazione assecondando i piani progressisti di Obama, Clinton e dell’allora presidente italiano Napolitano.

Il disegno era quello di affidare il Medio Oriente e l’Africa ai Fratelli Musulmani, un progetto che ha avuto ricadute destabilizzanti vere e proprie.

Nonostante queste evidenze, la fiducia della gente verso questi politici resta solida.

Sono visti come figure paterne, maestri e punti di riferimento in grado di guidare i fragili e insicuri militanti di sinistra, garantendo loro una identità attraverso la divisione e l’odio verso nemici comuni – Trump, Israele, l’Occidente, l’Islam politico.

Quest’ultimo, infatti, riceve oggi una notevole attenzione da parte di molti partiti di sinistra, in un gioco di influenze e finanziamenti che fa pensare a un’efficace opera della finanza islamica per sostenere e finanziare giornali e movimenti progressisti.

Non a caso, c’è chi propone addirittura di mettere fuori legge i partiti di sinistra, considerandoli strumenti esterni al servizio di poteri sovranazionali e finanziari.

Durante la pandemia da COVID-19, la vicenda spagnola ha registrato un ulteriore scandalo: Zapatero e Sánchez hanno spinto per finanziare una compagnia aerea venezuelana, iniziativa che, secondo le accuse, sarebbe stata seguita da ingenti donazioni sotto forma di gioielli e denaro destinati alle loro famiglie.

Le perquisizioni nella sede del Partito Socialista spagnolo hanno confermato la presenza di casseforti contenenti diamanti e depositi multimilionari riconducibili al regime venezuelano.

Anche la moglie e il fratello di Sánchez risultano coinvolti nelle indagini, delineando uno scenario di corruzione che mina profondamente la credibilità dell’intero sistema politico di sinistra.

Di fronte a fatti così gravi, la sinistra sembra attraversare una crisi di smarrimento.

Molti militanti, che avevano costruito la loro fragile identità sui loro leader, si sentono traditi e disillusi. Rendono conto di aver seguito non ideali basati sulla verità e la giustizia, ma interessi personali e opportunistici.

Questo disincanto si riflette anche nel sostegno dato ai regimi dittatoriali come quello venezuelano, dove mentre la popolazione moriva di fame, i leader europei della sinistra difendevano il tiranno Maduro e attaccavano chi ne promuoveva la liberazione.

Ora emerge chiaramente il motivo: erano, secondo le accuse, nel libro paga dello stesso regime.

Analogamente, lo stesso copione si ripete nel conflitto mediorientale.

Sánchez si è presentato come un critico antisionista per ragioni morali, ma in realtà il suo governo ha permesso la vendita di armamenti all’Iran per centinaia di milioni di euro, rafforzando così quegli stessi regimi che predicava di voler isolare.

Questo duplice volto fa emergere tutta la complessità e la drammaticità della situazione: da un lato la propaganda morale, dall’altro la realtà economica e politica dei legami sotterranei che governano le scelte di chi detiene il potere.

In conclusione, la sinistra politica europea e italiana appare oggi come un sistema intricato di contraddizioni dove il moralismo serve spesso a mascherare interessi personali e legami con poteri esterni.

I politici, pur agitandosi come custodi dei valori umanitari, finiscono per essere mediatori di affari opachi, mentre i militanti rimangono prigionieri di un’identità fragile e di un odio che li alimenta ma li svuota interiormente.

Comprendere questa realtà è fondamentale per chiunque voglia davvero guardare oltre le parole e capire cosa si nasconde dietro le ideologie e i discorsi pubblici, al fine di ristabilire una politica autentica e trasparente, radicata nella verità e non nei giochi di potere.

Di Admin

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