I soldi che dovevano servire per l’assistenza ai migranti venivano invece utilizzati per l’acquisto di beni di lusso da Hermès, Chanel e Prada ma anche per viaggi e soggiorni: così, gli stranieri che avrebbero dovuto essere accolti in condizioni dignitose vivevano in strutture fatiscenti e senza il rispetto delle norme igienico sanitarie.

Uomo in abito formale con stivali, in un ambiente elegante con tappeto rosso.

La gestione dell’accoglienza in Italia: un sistema da rifondare tra scandali e responsabilità

Ve lo ricordate Aboubakar Soumahoro?

Il deputato salito in Parlamento con Alternativa per il Sud (Avs), salvo poi lasciare il gruppo dopo pochissime settimane dalla sua elezione.

La sua uscita dalla scena politica è stata segnata da accuse rivolte alla moglie e alla suocera, coinvolte nella gestione di una cooperativa che si occupava di assistenza ai richiedenti asilo.

Da paladino della giustizia contro il caporalato a protagonista di uno scandalo che ha fatto esplodere una contraddizione lampante: mentre i migranti vivevano in condizioni precarie, la famiglia Soumahoro si vantava, tramite lui, di un “diritto all’eleganza” apparentemente incompatibile con la realtà degli ospiti delle loro strutture.

Questa vicenda, pur nelle sue peculiarità, non sembra un episodio isolato.

La recente inchiesta della Guardia di Finanza e della Procura della Corte dei Conti in Campania, per la precisione a Benevento, ha portato alla luce un danno erariale da 1,3 milioni di euro legato alla gestione dei fondi pubblici destinati all’accoglienza, assistenza e integrazione dei migranti.

Soldi spesi in viaggi di lusso e regali firmati Prada, Hermès e Chanel, invece che in servizi adeguati per chi avrebbe dovuto beneficiarne.

Dietro questa scoperta emerge un sistema collaudato, radicato e fin troppo familiare, che da anni consente ad alcune cooperative di prosperare sulle spalle di chi invece dovrebbe essere accolto e tutelato.

Il quadro che si delinea è agghiacciante: migranti alloggiati in strutture fatiscenti, sovraffollate, spesso in condizioni igieniche indegne, mentre i gestori si concedono uno stile di vita dispendioso, sottraendo risorse fondamentali all’assistenza. È questa la “accoglienza” promessa e garantita dallo Stato?

Donna sorridente in abbigliamento formale con giacca a righe, in un ambiente luminoso.

Dietro alle parole di solidarietà, rispetto e diritti umani si cela una macchina burocratica e gestionale che appare sempre più come un business inarrestabile in cui a perdere sono le persone più vulnerabili.

Sara Kelany, deputato di Fratelli d’Italia e responsabile del dipartimento Immigrazione del partito, commenta senza esitazioni: «L’inchiesta della Procura campana della Corte dei Conti sui soldi pubblici stanziati per l’accoglienza spesi in viaggi e acquisti di lusso è l’ulteriore conferma che per qualcuno in passato l’immigrazione illegale è stato un grande business».

La Kelany sottolinea inoltre i risultati del Governo Meloni, che secondo lei hanno spezzato definitivamente il circolo vizioso dei “consorzi e cooperative rosse” che lucravano sull’immigrazione clandestina.

Il calo degli sbarchi e l’aumento parallelo dei rimpatri sono, nelle sue parole, la testimonianza concreta di un nuovo modello di gestione dell’immigrazione.

Tuttavia, mentre si festeggiano questi risultati politici, emergono nuovi casi che dimostrano quanto sia ancora radicata la mala gestione.

Solo pochi giorni fa, la Procura di Ravenna ha rivelato una rete di medici che avrebbero falsificato certificati medici per permettere a decine di migranti di uscire dai centri per il rimpatrio, dove avrebbero dovuto attendere il ritorno nel loro paese d’origine.

Certificati rilascati senza alcun esame, un meccanismo che facilita il permanere irregolare sul territorio nazionale e mina la credibilità del sistema di accoglienza.

Targa della Corte dei Conti e della Procura Generale presso la Corte dei Conti

Questi fatti ripropongono con urgenza la necessità di una revisione profonda e trasparente del sistema di accoglienza italiano.

Non si tratta solo di punire i singoli responsabili, ma di smantellare un meccanismo che da troppi anni permette ruberie e abusi a danno dei migranti e della collettività.

La tutela dei diritti umani non può essere strumentalizzata per alimentare interessi economici privati, né può diventare un alibi per giustificare inefficienze e malversazioni.

Serve un sistema basato sulla trasparenza, il controllo rigoroso e la partecipazione attiva dei soggetti coinvolti – istituzioni, cooperative virtuose, associazioni e soprattutto gli stessi migranti – per garantire che l’accoglienza sia veramente accoglienza, e non un pretesto per arricchirsi a scapito dei più deboli.

Solo così potremo riconquistare la fiducia dei cittadini e restituire dignità a chi fugge da situazioni disperate, offrendo loro una speranza concreta di integrazione e futuro.

Di Admin

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