La mafia militare dissangua il popolo

Il senatore Marco Rubio parla durante un'udienza, circondato da un pubblico che ascolta attentamente.

Negli ultimi giorni, un potente messaggio ha scosso le coscienze di quanti seguono con attenzione la drammatica situazione cubana.

A pronunciarlo non è stato un semplice attivista o un osservatore internazionale, ma Marco Rubio, Segretario di Stato degli Stati Uniti, uomo politico che da anni segue con passione e impegno le vicende dell’isola caraibica.

Il suo intervento, chiaro e senza filtri, ha svelato al mondo quello che molti già sospettavano ma pochi avevano avuto il coraggio di denunciare apertamente: la verità sui reali governanti di Cuba, ovvero la mafia militare che, sotto il velo del regime comunista, detiene un potere assoluto, sfruttando e saccheggiando il popolo cubano.

GAESA: lo “Stato dentro lo Stato”

Il fulcro della denuncia di Rubio è GAESA (Grupo de Administración Empresarial S.A.), una potentissima holding economica creata trent’anni fa da Raúl Castro e gestita esclusivamente dalle Forze Armate cubane.

Questa realtà è molto più di una semplice società: è un vero e proprio “Stato dentro lo Stato”, un meccanismo di potere incontrollato che controlla oggi circa il 70% dell’economia dell’isola.

Gestisce asset per un valore stimato di 18 miliardi di dollari, summe che superano di tre volte il bilancio ufficiale del governo cubano.

Ma cosa significa tutto questo per il cubano medio?

Significa che ogni aspetto della vita economica – dagli alberghi di lusso ai cantieri edili, dalle banche ai negozi, fino alle rimesse inviate dagli emigrati cubani negli Stati Uniti – passa attraverso le mani di GAESA e dei suoi vertici militari.

E mentre questi accumulano ricchezze e privilegio, il popolo soffre in silenzio, affrontando quotidianamente blackout energetici, scarsità di cibo e medicine e una repressione sempre più soffocante.

Una cleptocrazia mascherata da governo

Rubio ha spiegato con lucidità che il cosiddetto governo cubano altro non è che una facciata, una rappresentazione scenica dietro cui si cela una cleptocrazia militare che si arricchisce alle spalle della popolazione.

Il denaro generato da GAESA non viene reinvestito per migliorare le condizioni di vita né per garantire servizi essenziali come energia o alimentazione, ma finisce nelle tasche di una piccola élite di militari privilegiati.

Il modello di gestione è brutale e privo di scrupoli.

I militari si affidavano fino a poco tempo fa al petrolio “gratis” fornito dai dittatori venezuelani, ma ora che questa fonte si sta prosciugando, si limitano a mantenere attaccate le luci delle loro lussuose proprietà lasciando il popolo al buio e nelle difficoltà.

È una realtà dura, di miseria imposta, di vite sacrificate a vantaggio di pochi.

Una repressione senza tregua

Accanto alla depredazione economica si manifesta altresì una repressione politica feroce e sistematica.

Chiunque osi denunciare, manifestare o anche soltanto lamentarsi pubblicamente del regime rischia arresti, vessazioni e isolamento.

La libertà di parola, di associazione e di partecipazione democratiche sono diritti negati, mentre le forze dell’ordine militari fanno da guardiani implacabili di un sistema di potere che si può definire, senza timore di esagerare, un cartello criminale mascherato da governo socialista.

Verso una nuova strategia: non alimentare la bestia

Rubio sottolinea però che l’America non intende abbandonare il popolo cubano, anzi.

Ma per farlo occorre cambiare rotta: non si deve più sostenere la mafia militare attraverso aiuti economici indiretti, che finiscono direttamente nelle casse di GAESA.

La strategia proposta è diversa e si basa su un rapporto diretto con il popolo, bypassando i canali regime-affiliati.

In questo contesto, si inseriscono gli aiuti diretti a gruppi fidati come la Chiesa Cattolica e altre organizzazioni indipendenti, capaci di distribuire risorse senza che queste vengano sequestrate dal regime.

Al contempo, si punta a promuovere un percorso di libertà autentica, che consenta ai cubani di possedere attività private, di esprimersi senza paura e di votare alle vere elezioni, liberandosi dal giogo di GAESA e della sua mafia militare.

La strada da percorrere e il futuro del popolo cubano

Il messaggio di Marco Rubio è dunque un campanello d’allarme che scuote le coscienze e invita a riflettere: dopo decenni di fallimenti nella politica di engagement con il regime comunista, è necessario adottare un approccio che metta pressione sui veri governanti, ossia la mafia militare che si oppone al cambiamento.

Il popolo cubano merita di più, merita una vita dignitosa e la possibilità di costruire un futuro prospero come quello dei loro parenti e amici che vivono in Florida e nel resto del mondo libero.

Smettere di fingere che il regime sia al servizio della nazione e riconoscere la realtà è il primo passo per aprire la strada a una vera trasformazione.

Il Congresso delle scuole di Rubio e il mondo intero sono chiamati a prendere coscienza di una verità scomoda ma necessaria: Cuba non è governata da un governo socialista impegnato nel benessere del popolo, ma da una crudele mafia militare che usa il potere economico e repressivo per arricchirsi e mantenersi al comando.

Solo un’azione coordinata, mirata e sensibile alle reali esigenze della popolazione potrà spezzare questo sistema di oppressione. L’auspicio è che il messaggio di Rubio venga recepito come uno stimolo a non arrendersi e a lottare per un futuro libero, giusto e solidale, dove il popolo cubano sia finalmente protagonista della propria storia e del proprio destino.

Di Admin

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