E così oggi al sul Foglio (e dove altrimenti?) ha annunciato la sua adesione al gruppo liberale ed europeista Renew Europe.

E alla fine se n’è andata pure lei. Pina Picierno lascia il PD, e con lei se ne va un pezzo di quel puzzle politico che, chiamiamolo pure con il suo nome, assomigliava più a un intricato gioco di prestigio che a una vera squadra.

Ci sono notizie che arrivano come un temporale d’agosto: improvvise, fragorose e poi quel profumo di terra bagnata che sa di liberazione.

Ecco, l’addio di Pina è esattamente questo: una pioggia inattesa che lava via le polveri sottili di un partito in perenne crisi di identità.

Perché diciamolo, chi negli ultimi anni non ha mandato giù almeno una delle sue esternazioni?

Quelle perle di saggezza politica dispensate con la grazia di chi minaccia addii a ogni intervista, come se fosse un rituale sacro da ripetere fino allo sfinimento.

Pina Picierno — quella che votava sì alla riforma Meloni-Nordio mentre il PD gridava al No come se fosse l’ultima spiaggia della democrazia.

Un vero colpo di scena, quasi come scoprire che Babbo Natale in realtà fosse il vostro vicino di casa con la barba finta.

E non finisce qui: c’era anche quell’incontro segreto con il think tank della destra israeliana, roba da far impallidire i migliori sceneggiatori di thriller politici.

Nel frattempo i suoi colleghi si strappavano le vesti chiedendo un cessate il fuoco a Gaza, ma lei? Lei già preparava il prossimo tweet al vetriolo.

E la mattina, prima del caffè, una dose abbondante di attacchi a Schlein, come se fosse il nemico pubblico numero uno.

Insomma, ci aveva abituati a un cocktail esplosivo di contraddizioni servito con un sorriso che sapeva tanto di sfida.

Sì, perché Pina Picierno era il redivivo spirito critico del PD, o perlomeno così si autodefiniva.

Ora se n’è andata davvero.

E pronti, perché a breve esploderanno titoli roboanti, interviste-fiume dove racconterà che il PD non è più la sua casa, che Schlein l’ha costretta all’addio, che lei voleva solo «fare politica seria».

Lacrime a comando, retroscena al veleno, e, come sempre, i soliti commentatori pronti a spiegare che senza i “riformisti” – ovvero lei – il centrosinistra è destinato al naufragio.

Come se fosse tutta colpa del povero riformismo mancato.

Accomodatevi pure: lo spettacolo promette grandi emozioni e tante pagine di politica-spettacolo.

Intanto però, ora, possiamo permetterci il lusso di festeggiare.

Perché se è vero che ci sono separazioni che fanno male, ce ne sono altre che sono un regalo.

Una di quelle che il PD aspettava da tempo, ma che non aveva il coraggio – o forse la lucidità – di mettere in atto.

Buon viaggio, Pina.

Che la tua politica seria ti accompagni lontano, molto lontano.

E per noi, resta il sollievo di una pagina girata, in questo libro politico che ancora fatica a trovare la sua trama.

Di Admin

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