
Nella politica e nella società italiana di oggi, si vede un intreccio complicato di colpe che hanno aiutato a formare la crisi e la divisione attuale.
Una delle parti principali di questa realtà è una parte della magistratura politicizzata, quella che possiamo chiamare “le case matte di Gramsciana memoria”, un simbolo per la parte ideologicamente schierata che ha influenzato processi e decisioni oltre l’obiettività giuridica.
Questa tendenza ha alimentato un clima di conflitto permanente, minando la fiducia nelle istituzioni e cristallizzando divisioni profonde.
Contemporaneamente, si è visto l’incontro tra l’integralismo cattolico, presente in alcuni settori della Democrazia Cristiana, e gli ex comunisti ormai privi di una vera anima ideale, che hanno scelto di accogliere senza riserve gli interessi della finanza angloamericana.
Questo connubio, nato nell’alveo del nuovo corso post Yalta, ha favorito la costruzione di un sistema politico subalterno alle dinamiche globali più attento ai giochi di potere che non alla tutela degli interessi nazionali e sociali.
In questo contesto di vuoto politico e morale, la nascita del Movimento 5 Stelle ha rappresentato una risposta o meglio una reazione che ha raccolto il lascito dell’antipolitica ormai diffuso e amplificato dalla delusione profonda degli elettori nei confronti dei blocchi tradizionali.
Il risultato è stato un’impalcatura ideologica diffusa capace di manipolare costantemente l’opinione pubblica sfruttando il potere pervasivo dei social network e dei media.
La comunicazione politica si è ridotta a slogan semplicistici e polarizzanti incapaci d’affrontare la complessità degli accadimenti reali; l’analisi approfondita viene sistematicamente rifiutata: tutto viene banalizzato e polarizzato su opposti netti contrapposti che impediscono qualsiasi confronto costruttivo.
Oggi nel dibattito pubblico si è costretti a prendere posizione senza sfumature: o si è putiniani o ucraini pro-Palestina (spesso identificato solo con Hamas) o pro-Israele con la teocrazia iraniana o con il cosiddetto “Grande Satana” americano con Donald Trump dipinto come un folle irrazionale o con Ursula von der Leyen esaltata come il vessillo della sapienza europea contro la rozzezza degli Stati Uniti.

Questa polarizzazione esasperata contribuisce a ridurre la politica a un campo battaglia ideologico in cui non c’è spazio per mediazione ricerca bene comune comprensione realtà complesse; effetto più drammatico indebolimento democrazia stessa nutre pluralismo capacità critica non schieramenti rigidi tifoserie irriducibili.
In questo senso, ci vuole un grande ripensamento che riconosca le colpe di ogni parte del sistema politico e sociale, riprendendo il valore della discussione basata sui fatti e sulla loro analisi storica, economica e culturale, per superare la crisi di identità e credibilità che oggi pervade l’Italia.
Solo così sarà possibile costruire un nuovo percorso che riabiliti la fiducia nelle istituzioni e promuova un dialogo capace di guardare oltre le semplificazioni e i pregiudizi per affrontare con serietà e onestà le sfide del nostro tempo.
