L’evento, tra i più autorevoli sul piano globale, ha avuto come tema centrale “Soft Power and the Voice of the Nation: Communicating Civilizational Identity“

Gruppo di cinque uomini in piedi davanti a uno sfondo con il logo della 3ª Conferenza internazionale sul Dialogo delle Civiltà e Tolleranza ad Abu Dhabi.

La partecipazione di una delegazione di alto profilo dell’Istituto Milton Friedman alla 3ª Conferenza Internazionale sul Dialogo delle Civiltà e la Tolleranza (IDCT 2026), promossa dall’Emirates Scholar Center for Research and Studies (ESCRS), rappresenta un momento cruciale per riflettere sull’importanza strategica della soft power nella comunicazione dell’identità nazionale e nella costruzione di un dialogo interculturale autentico.

In un mondo sempre più interconnesso ma al contempo frammentato, la capacità di narrare con efficacia e integrità i valori di una civiltà diventa il pilastro su cui fondare la pace e il progresso condiviso.

La scelta degli Emirati Arabi Uniti come Paese ospitante non è casuale. Questi ultimi si sono affermati come un paradigma globale di sviluppo armonico tra tradizione e innovazione tecnologica, in particolare nell’utilizzo della soft power abbinata all’intelligenza artificiale (AI).

Alessandro Bertoldi, direttore esecutivo dell’Istituto Milton Friedman, ha evidenziato come gli UAE incarnino «uno degli esempi più luminosi al mondo di come la soft power e l’AI possano diventare strumenti di pace, progresso e dialogo autentico tra culture diverse».

Le loro politiche lungimiranti, dagli Accordi di Abramo fino alla lotta contro estremismi come i Fratelli Mussulmani, mostrano che la vera forza di una nazione si misura oggi nella capacità di comunicare efficacemente la propria identità e i propri valori, salvaguardando al tempo stesso le radici culturali.

Due uomini si stringono la mano durante una cerimonia di premiazione, uno indossa un abito tradizionale arabo mentre l'altro è in abito formale. Entrambi sorridono mentre uno consegna un premio.

Non può sfuggire l’importanza della posizione espressa da Bertoldi riguardo al ruolo dell’AI: sebbene l’intelligenza artificiale possa generare contenuti in tempi rapidissimi, essa non potrà mai sostituire l’autenticità umana, il cuore pulsante di ogni narrazione e relazione sociale.

È questa autenticità che rende credibile e duraturo il soft power di una nazione.

L’Istituto Milton Friedman basa il proprio operato su tre principi fondamentali: autenticità come fondamento imprescindibile, una narrativa strategica e proattiva e l’utilizzo dell’AI come uno strumento al servizio dell’uomo, mai a sua sostituzione.

Questo approccio è ulteriormente rafforzato dai valori espressi nell’enciclica Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV, che mette l’essere umano e la sua dignità al centro di ogni evoluzione tecnologica.

Nel dibattito contemporaneo sull’innovazione tecnologica, molteplici sono le voci che chiedono restrizioni o limitazioni all’uso dell’AI e della tecnologia.

Tuttavia, come sottolineato da Bertoldi, tali restrizioni rischiano di essere controproducenti e di frenare un progresso inevitabile e necessario.

Un pubblico variegato che applaude durante un evento, seduto su sedie, con un'illuminazione blu sullo sfondo.

La strada giusta è invece promuovere una conoscenza approfondita dell’intelligenza artificiale, dei suoi potenziali e soprattutto dei suoi limiti, attraverso formazione e informazione, così da stimolare un utilizzo consapevole e responsabile.

La presenza alla conferenza del Generale Giuseppe Petrella ha ulteriormente arricchito il confronto sul delicato rapporto tra tecnologia, disinformazione e tutela delle comunità.

La sua riflessione ha posto l’accento sulla necessità di discernere ciò che è veramente rilevante in un mare di informazioni spesso sovrabbondanti e fuorvianti.

Citando l’esperienza italiana nel G7 e sostenendo gli appelli etici di Papa Leone XIV, Petrella ha ricordato che l’AI, pur offrendo opportunità straordinarie, impone una responsabilità morale ancora maggiore: la domanda fondamentale non è quale tecnologia lasceremo in eredità ai nostri figli, bensì quali valori guideranno lo sviluppo e l’uso di quella tecnologia. In questo senso, la soft power diventa strumento non solo di comunicazione, ma di costruzione etica e culturale.

L’intervento di George Guido Lombardi, presidente del Republican Liberty Caucus ed ex consigliere del presidente Donald Trump, ha introdotto un ulteriore tassello indispensabile: la dimensione etica della verità e la sua natura relazionale. Egli ha messo in guardia sulle insidie di sistemi di intelligenza artificiale privi di un solido ancoraggio etico, che potrebbero facilitare la manipolazione e la distorsione della realtà.

Conferenza sul tema 'AI, Etica ed Empatia: un nuovo patto civilizzazionale', con interventi di esperti e relatori sul palco.

Il richiamo di Lombardi sottolinea quanto sia urgente integrare nei processi di sviluppo tecnologico una robusta dimensione morale capace di distinguere fra realtà oggettiva, interpretazioni soggettive e manipolazioni consapevoli.

Un momento di grande valore umano e spirituale è stato l’incontro con Hassen Chalghoumi, imam noto per il suo impegno nel dialogo interreligioso e nella promozione della convivenza pacifica tra fedi e culture differenti.

Questo confronto diretto ha ulteriormente evidenziato come la soft power autentica non possa prescindere dal rispetto e dalla valorizzazione del pluralismo culturale e religioso, elementi essenziali per costruire ponti duraturi di comprensione e collaborazione.

Tutti i relatori hanno unanimemente riconosciuto negli Emirati Arabi Uniti un esempio equilibrato e ispiratore nel panorama internazionale.

Un Paese giovane che, pur mantenendo con orgoglio le proprie radici arabe e islamiche, riesce a proiettarsi con ambizione verso il futuro, abbracciando l’innovazione tecnologica senza mai perdere di vista il valore imprescindibile dell’umanità.

Questa sintesi virtuosa diventa un modello da emulare nella costruzione di un soft power che sia realmente un ponte di dialogo e non soltanto un mezzo di influenza.

La partecipazione dell’Istituto Milton Friedman alla IDCT 2026 non è solo testimonianza di un ruolo attivo e determinato nella promozione della tolleranza e del dialogo interculturale, ma rappresenta un impegno concreto a favore di una soft power radicata nei valori autentici, capace di affrontare con efficacia le sfide di un mondo sempre più complesso.

Il messaggio lanciato dall’Istituto è chiaro e urgente: investire nell’autenticità, nella narrazione strategica e in un’AI eticamente guidata significa creare una base solida per la pace e il progresso condiviso.

In conclusione, va rivolto un sentito «Shukran» agli organizzatori dell’Emirates Scholar Center for Research and Studies per l’invito e l’ospitalità che hanno reso possibile questo scambio di idee e valori così prezioso.

In un’epoca dominata dagli algoritmi e dalla velocità delle informazioni, la voce di nazioni responsabili e ancorate alla propria identità rimane lo strumento più potente per costruire un futuro di pace, dialogo e progresso umano condiviso.

Solo così, attraverso un dialogo autentico e una comunicazione consapevole, potremo disinnescare conflitti e superare incomprensioni, trasformando la diversità culturale in un patrimonio comune di crescita e solidarietà.

È questo il messaggio persuasivo e ispiratore che emerge dalla IDCT 2026 e che l’Istituto Milton Friedman, con la sua delegazione, è orgoglioso di portare avanti.

Una soft power autentica, umana e visionaria non è solo un’opzione possibile, ma una necessità imperativa per governare con saggezza le sfide globali del nostro tempo.

Di Admin

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