IL CASO MYTHOS
Di George G. Lombardi



Negli ultimi mesi ho lanciato un allarme chiaro e insistente sui pericoli concreti che l’intelligenza artificiale di frontiera rappresenta oggi per la nostra sicurezza nazionale, per la cybersicurezza e per la stabilità globale.

George Lombardi insieme a Musk

Non parlo dei rischi fantascientifici spesso romanzati nei film o nei racconti di finzione futuristica, ma di minacce immediate, tangibili e potenzialmente devastanti, già evidenti nella realtà odierna.

Il recente caso di Mythos, il potente modello sviluppato da Anthropic, ne è una dimostrazione lampante.

**Un test che ha sconvolto la NSA**

Quello che sembrava un semplice esercizio autorizzato si è trasformato in qualcosa di straordinario e inquietante: un’intelligenza artificiale è riuscita a penetrare quasi tutti i sistemi della National Security Agency (NSA), l’agenzia governativa statunitense incaricata della sicurezza degli Stati Uniti.

Ma non si trattava di un attacco ostile né di un’aggressione diretta; si è trattato di un test controllato, un’attività di “red-team” pensata proprio per individuare vulnerabilità prima che eventuali nemici le potessero sfruttare.

Mythos, il modello IA di ultima generazione prodotto da Anthropic, è riuscito in pochi ore ad accedere alla quasi totalità delle reti governative più riservate.

Questo risultato avrebbe richiesto, con metodi tradizionali e umani, settimane o addirittura mesi di lavoro. Secondo quanto ha rivelato il senatore Mark Warner, vice-presidente del Senate Intelligence Committee, la rapidità e l’efficacia dell’operazione sono state sorprendenti e hanno scioccato molti degli esperti coinvolti.

**Le parole del senatore Mark Warner**

Durante un’audizione tenutasi l’11 giugno 2026 davanti al Comitato Intelligence del Senato degli Stati Uniti, il senatore Warner ha usato questo episodio per portare l’attenzione su una questione ben più ampia e preoccupante.

Nel suo discorso ha condiviso le informazioni ricevute direttamente dal generale Joshua Rudd, comandante sia della NSA sia del Comando Cyber del Pentagono, che ha confermato quanto Mythos abbia facilmente superato difese reputate tra le più sicure al mondo.

Le parole del senatore Warner risuonano come un monito urgente: non possiamo permetterci di guardare all’IA con superficialità o esclusivamente attraverso la lente dell’innovazione tecnologica positiva.

È necessario uno sguardo realistico e critico sulle sue implicazioni strategiche e sui rischi immediati.

Perché dietro questo progresso si nascondono questioni fondamentali legate alla sicurezza, all’etica e al controllo del potere tecnologico.

**Il vero punto: responsabilità e governance**

L’esperienza con Mythos mette a fuoco un tema cruciale: la responsabilità e la governance dell’intelligenza artificiale avanzata.

Fino a oggi siamo stati fortunati che uno strumento così potente sia stato sviluppato da Anthropic, un’organizzazione conosciuta per il suo approccio trasparente e responsabile verso la sicurezza dell’IA.

Ma cosa accadrebbe se modelli simili cadessero nelle mani di attori meno etici? Se fossero utilizzati da Stati avversari, gruppi terroristici o entità private senza scrupoli?

Non basterebbe fidarsi delle loro promesse o rassicurazioni.

La velocità e la capacità con cui Mythos ha compromesso sistemi considerati inviolabili dimostrano che l’IA sta radicalmente cambiando le regole della guerra cibernetica.

Quello che prima richiedeva team di esperti, enormi risorse e tempi lunghissimi, oggi può essere realizzato da un algoritmo in modo automatizzato, rapido e preciso.

Questa rivoluzione impone un salto di consapevolezza e di azione da parte di governi, organizzazioni internazionali e società civile. Dobbiamo pensare a una governance efficace, basata su trasparenza, standard rigorosi e meccanismi di controllo indipendenti.

Non possiamo più limitarci a principi vaghi o annunci generici; serve un impegno concreto e coordinato a livello globale.

**Perché questo episodio è importante**

Il caso Mythos rappresenta molto più di un evento isolato.

È il segnale chiaro di un’accelerazione tecnologica che sta superando le nostre capacità di controllo e di risposta. In particolare:

– **Velocità senza precedenti:** L’automazione permessa dall’IA riduce drasticamente il tempo necessario per penetrare sistemi complessi, abbattendo barriere difensive che fino a ieri sembravano insormontabili.

Cambia così radicalmente il calcolo del rischio a livello strategico.

– **Implicazioni strategiche:** I Paesi o i gruppi che riescono a sviluppare o acquistare modelli simili, senza rispettare il rigore etico e tecnico di aziende come Anthropic, acquisiscono un vantaggio asimmetrico enorme, capace di squilibrare equilibri geopolitici, economici e militari.

– **Necessità di regolamentazione:** La sfida richiede interventi strutturati, regolamenti rigorosi e collaborazioni internazionali che stabiliscano standard condivisi per lo sviluppo e l’uso delle intelligenze artificiali di frontiera. Solo così potremo limitare i rischi nel modo più efficace.

Questo non è uno scenario da fantascienza: è quello che sta già accadendo oggi.

Per questo da mesi continuo a mettere in guardia: i veri pericoli dell’IA non sono (solo) quelli futuristici di un’intelligenza superumana che prende il sopravvento, ma quelli immediati e reali che riguardano la gestione della sicurezza informatica, la proliferazione di capacità offensive sofisticate e la concentrazione smisurata di potere tecnologico in poche mani.

**Mythos lo ha dimostrato in modo drammatico**

La tecnologia fa passi da gigante e la sua velocità di evoluzione non lascia spazio a calcoli rassicuranti o ritardi nell’intervento.

La sfida che ci troviamo davanti riguarda la nostra capacità culturale, politica e morale di governare questi strumenti.

Bisogna chiedersi se abbiamo la saggezza, la responsabilità e le competenze necessarie per tenere il passo con questa corsa vertiginosa.

Al momento, purtroppo, siamo ancora in ritardo. E il tempo per recuperare si sta assottigliando rapidamente.

Le scelte che faremo nei prossimi mesi e anni saranno decisive non solo per la sicurezza nazionale, ma per la tenuta stessa delle democrazie e della convivenza globale.

Invito pertanto tutti – governi, comunità scientifica, industria e cittadini – a riflettere con urgenza sul messaggio che questa vicenda ci consegna: l’intelligenza artificiale è una tecnologia che può essere un immenso bene o un gravissimo rischio, a seconda di come la gestiremo.

Non è più possibile ignorare la questione. Occorre agire, insieme, ora.

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**George G. Lombardi**
Esperto di cybersecurity e tecnologie emergenti
Già consulente per istituzioni pubbliche e organismi internazionali

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