Nel caleidoscopio grottesco che è diventata la recente vicenda che coinvolge Roberto Saviano e Ranucci, assistiamo a uno spettacolo surreale di arroganza e autoconvinzione che sfida ogni logica.

Un’ardua impresa, quasi un’epopea moderna, quella di Saviano che ostinatamente si prodiga nella difesa di Ranucci, nonostante la crescente montagna di fango che emerge da ogni angolo di questa storia.

Ma qual è il vero motore di questa tenace solidarietà? Semplice: entrambi sono figli della stessa geniale – e marcia – ideologia.

Non è forse ironico che due personaggi così “illuminati” godano di una scorta pagata con i soldi dei contribuenti italiani?

Una doppia beffa: mentre pretendono di essere paladini della verità e giustizia, si assicurano una protezione extra lusso grazie alla generosità di chi, forse, sperava di vederli impegnati in qualcosa di più utile.

Ma no, loro destinano questo “privilegio” solo per perpetrare una campagna incessante contro il governo di destra, insignendosi ambasciatori di “scoop” che spesso si sgretolano come castelli di sabbia alla prima mareggiata.

È proprio qui che la faccenda assume toni quasi comici.

Ranucci, con la sua tipica verve da novello Don Chisciotte, si lancia a testa bassa contro mulini a vento, contando forse su un’ovazione dell’ANM che, sorpresa delle sorprese, questa volta decide di far sentire la sua voce critica, opponendosi con magistrati che hanno deciso di fare il loro dovere sul serio.

L’effetto?

Un disastro imbarazzante, uno scenario che sa di farsa peggio di una commedia di Pirandello.

Ma ciò che brilla in questa tragicommedia è il quadro inquietante di squallore umano che lega indissolubilmente Saviano e Ranucci.

Non è solo una questione di opinioni contrastanti o di schieramenti politici, ma di un odio viscerale e di un livore che fa quasi tenerezza nella sua esibizione maniacale.

Un ego ipertrofico, una smisurata sensazione di infallibilità che li porta ad autoproclamarsi i più puri, i più integerrimi, gli unici depositari della verità assoluta.

Ah, la purezza!

Che grandioso concetto, così facilmente declinabile in faziosità e arroganza.

Chi non conosce la famosa legge non scritta della politica e del giornalismo d’assalto: “Quando credi di essere il più puro, arriva sempre qualcuno più puro che ti epura.”

Ed è proprio questo il destino che attende i nostri eroi: la loro stessa sete di santità mediatica sarà la loro rovina, epurati dal loro stesso sistema di valori gonfiati all’inverosimile.

In conclusione, se questa vicenda insegna qualcosa, è che la meschinità mascherata da moralismo, l’ostinazione cieca e l’uso strumentale del servizio pubblico come megafono di una guerra ideologica, finiscono inevitabilmente per smascherare chi le pratica.

Saviano e Ranucci sono lì, protagonisti di un teatro dell’assurdo che, invece di illuminare, getta ombre sempre più lunghe sul loro operato e sulla loro credibilità.

E noi spettatori?

Restiamo a guardare, tra sconcerto e un’irrefrenabile voglia di sarcastico applauso.

Di Admin

Responder

Scopri di più da Giornalesera.com

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere