
Ieri Elly Schlein ha perso la pazienza.
Sì, avete letto bene: la leader più “decisa” e “intransigente” del Partito Democratico ha finalmente ceduto, ma non di fronte a un dibattito sulla politica energetica o sull’asilo politico, no.
A farle perdere le staffe è stata una domanda semplice, quasi banale: “Ma quando lo scrivete questo programma?
Quando lo conosceremo?”.
Una domanda che, invece di ricevere una risposta chiara e concreta, ha scatenato la furia contenuta della segretaria PD, pronta a ribattere con quella frase da manuale: “voi guardate le proposte concrete che facciamo e non continuate a insistere sul problema che faremo ‘a suo tempo’”.


Ah, il famigerato “a suo tempo”, quel luogo mitico dove si nascondono le decisioni importanti, le risposte urgenti, i programmi politici!
Che bello sapere che mentre il tempo passa, 365 giorni ormai mancano alle prossime elezioni, la parola “programma” per il PD è una specie di chimera, qualcosa da sfiorare ma mai afferrare.
Nel frattempo, a pochi metri dal PD’s camp, Vannacci ha fondato un partito ieri, e – sorpresa – ha già un programma.
Puntuale, inciso nella pietra, pronto da sventolare come una bandiera.
Ecco il paradosso del “Campo Largo”.
Un concetto che riecheggia nelle sale del PD come un mantra misterioso.
Ne parlano da più di un anno, ma nessuno ha ancora capito su quali fondamenta poggi questa costruzione: forse un mix di palestinismo nostalgico e putinismo di ritorno?
O semplicemente un modo elegante per evitare discorsi seri? Il campo largo sembra più un deserto in cui si aggirano fantasmi di programmi mai scritti, idee mai sviluppate, parole mai dette.
Nel frattempo, Elly Schlein celebra un primato assoluto: è la leader più longevo del PD.
Un titolo che, all’apparenza, suona come un vanto, ma che in realtà è la conferma di una leadership senza leadership.
La sua strategia?
Fare l’anguilla.
Sì, sgusciare via, evitando domande scomode, evadendo scelte difficili, rimandando l’affrontare questioni spinose. Ambigua finché possibile, sfugge al confronto diretto come se fosse un gioco da veterana dell’elusione politica.
Quando finge di prendere posizione, lo fa solo per l’effetto ottico, senza mai assumersi davvero la responsabilità delle sue parole.
Prendiamo l’esempio della guerra in Ucraina.
Conte, suo grande alleato, ha sempre ribadito il suo appoggio a Mosca senza tanti giri di parole.
Schlein, invece, ha pronunciato qualche “nominale” parola di appoggio a Kiev, ma mai abbastanza da convincere qualcuno.
Ha fatto comizi, ha stretto mani, ha partecipato a manifestazioni. Ma non l’ha mai vista in Ucraina, non l’ha mai vista affrontare quella realtà sotto attacco.
Non c’è stato quel passo avanti, quel gesto simbolico che fa la differenza: né una visita a Kyiv, né un incontro con Zelensky.
Solo un continuo gioco di specchi, una danza intorno al nocciolo della questione senza mai entrarci davvero.
E mentre si discute di Report e Ranucci, in un vortice di accuse e scandali che coinvolgono uomini potenti che hanno abusato del loro potere per schiacciare chi era più debole, Schlein avrebbe potuto essere la prima a chiedere responsabilità e trasparenza. Invece, nulla.
Silenzio o peggio, ambiguità, perché parlare apertamente e chiedere un passo indietro a Ranucci avrebbe significato sporcare quell’aura di superiorità morale che il suo partito si ostina a rivendicare.
Il risultato?
Il segretario anguilla resta fedele al suo ruolo: schiva, evita, rimanda.
Fingere di essere una guida senza mai esserlo veramente è diventato il suo mestiere quotidiano.
E mentre lei scivola via, il suo partito perde pezzi e credibilità, il famoso campo largo si rivela per ciò che è: un deserto di parole vuote e promesse non mantenute. La leadership di Schlein? Un’ombra leggera, senza sostanza, che sfugge ai riflettori ma non conquista il cuore degli italiani. Così Elly Schlein diventa la regina dell’ambiguità, la maestra del “fare finta di”, la campionessa di una politica liquida che nessuno riesce a toccare davvero.
Il PD può vantarsi del suo segretario più duraturo, ma dietro questa longevità – così apparentemente solida – si nasconde un vuoto pneumatico che nessun programma, nemmeno quello tanto promesso ma mai scritto, riuscirà a riempire.
Fino a nuove elezioni, ovviamente… “a suo tempo”.
