Lo Zimbabwe e la fuga russa di Tavares: una miniserie da non perdere

Ah, l’Italia!

Terra di santi, poeti, navigatori… e intrighi internazionali degni di una stagione premium Netflix.

C’è da perderci il conto delle piste, dei personaggi e delle trame che si intrecciano nella saga Lavitola-Ranucci, con tappe in Africa e scappatoie verso la Russia che manco un thriller di John le Carré.

Pronti a sedervi comodamente?

Allacciate le cinture, perché questa storia è un volo pindarico tra carbon credit, cene misteriose e giornalisti-non giornalisti.

Prima puntata: Lavitola, lo Zimbabwe e quel ristorante più criptico della CIA Valter Lavitola, figura che in Italia suscita più dubbi di un quiz a premi, potrebbe aver avuto ospiti al suo tavolo ben più esotici degli agenti della CIA che tanto amava millantare.

Dicono alcuni voci bene informate (ma fate finta di niente): dietro quelle serate al ristorante Cefalù, soprattutto nei giovedì sera, si celerebbe un’accozzaglia di clienti… russi.

E se Lavitola parlava di americani era per sviare, mica per bontà d’animo.

Con tutti gli interessi che coltiva in Africa, specie in Zimbabwe, la pista delle relazioni oltre cortina ha un senso che va ben oltre i confini italiani.

Zimbabwe, terra promessa (e di carbon credit)

Per chi non fosse esperto di economia esotica, i carbon credit sono quei crediti di emissione che stanno trasformando foreste e campi in oro verde – o meglio, verde smeraldo, se parliamo di Siberia e territori ex sovietici.

Nel 2023, Zimbabwe ha fatto il suo ingresso nel mercato con la Victoria Falls Carbon Registry, progettando di vendere milioni di crediti provenienti dal freddo russo. Bella mossa, vero?

Se guardiamo a Lavitola, che con il socio locale Benjamin Chimutengo puntava a investire in fattorie da 5.000 acri e fotovoltaico, il quadro diventa meno fumoso.

La ciliegina sulla torta?

La licenza per la caccia grossa nelle riserve Mutema e Chibuwe concessa a Lavitola nel novembre 2025.

No, non è un episodio di National Geographic: è realpolitik in salsa africana.

Insomma, affari, terre, energia… ma soprattutto… possibili interlocutori russi a fare da raccordo.

Seconda puntata: Tavares, il fuggitivo con passaporto per Mosca

Qui entriamo nello spionaggio di serie B: Clesio Gomes Tavares, compagno d’avventure di Lavitola e sua bocca operativa con il gruppo sospettato dell’attentato contro Ranucci, ha svelato involontariamente la via di fuga preferita: «Se volessi scappare andrei in Russia…».

Parole che hanno lasciato gli inquirenti con gli occhioni da cerbiatto nei fari abbaglianti.

Chi sono questi amici russi? Oligarchi che giocano a monopoly su terreni africani?

Ex servizi segreti che mettono a disposizione rifugi sicuri?

Mistero fitto.

Ma non è più possibile ridurre la Russia a semplice comparsa in questa trama.

Terza puntata: Ranucci, l’intervista fantasma e la telefonata segreta

Il nostro caro Ranucci, principe del giornalismo d’inchiesta, si trasforma in protagonista global con un’intervista al quotidiano zimbabwese The Standard. L’argomento?

Sempre lui: carbon credit, investimenti sospetti e… truffe!

Il tempismo è da applausi: la chiamata notturna su sistemi criptati a Lavitola intorno alle 3.30 del mattino del 5 luglio 2026 seguita dalla pubblicazione dell’intervista poche ore dopo.

Poi, puff! L’articolo svanisce dal sito.

Ma non temete: MowMag l’ha salvato con traduzione in italiano, perché quando spariscono i contenuti online appare sempre qualche eroe digitale.

Quarta puntata: l’aggressione a Rebibbia o… il nulla cosmico?

E qui il plot twist degno di “X-Files”.

Notizia bomba: Lavitola aggredito in carcere con schiaffi e colluttazione.

Un fatto che promette di accendere cronache e talk show. Peccato che il Dap smentisca tutto, come se fosse un miraggio.

Nessuna aggressione riportata, nessun referto medico, solo un tam-tam nato da voci di corridoio (forse un nuovo capitolo del “chiacchiericcio giudiziario”). L’avvocato di Lavitola conferma che non c’è alcun racconto di episodi violenti.

Ma allora?

Che senso ha questa narrazione? Un tentativo di depistaggio?

O soltanto una bella favola per catturare click?

Quinta puntata: la guerra civile Rai e il caso Innocenzi, il “video-giornalista” senza patentino

Se pensavate che la telenovela finisse con i misteri africani, vi sbagliavate.

Nel cuore della Rai, la battaglia sul futuro di Report sta raggiungendo livelli da soap opera greca.

La redazione minaccia dimissioni collettive perché non vuole né Presutti né Piervincenzi alla conduzione.

In mezzo al caos si innesta la questione Giulia Innocenzi: non iscritta all’albo dei giornalisti eppure firme autorevoli per Report.

Ranucci, che è vicedirettore Rai e quindi superiore gerarchico, ha inserito Innocenzi con la qualifica di «video-giornalista», un titolo che fa sentire un po’ come se si fosse inventato il mestiere.

Il sindacato Unirai-Figec, immancabile custode delle regole professionali, chiede spiegazioni: come può una persona senza titolo firmare documenti d’inchiesta?

I parlamentari della Lega in Commissione Vigilanza Rai si infiammano: «Servono chiarimenti!».

E mentre la Rai si barcamena tra nomine contestate, dimissioni annunciate e regole calpestate, il pubblico si domanda: se per Report le regole non contano, chi davvero dà le carte nel servizio pubblico?

Epilogo?

Spoiler: ancora tutto da scrivere Con Lavitola in attesa del verdetto del Tribunale del Riesame, Tavares nascosto tra continenti e sospetti russi, Ranucci al centro di un terremoto mediatico interno e una Rai che sembra un’arena più che una redazione, questa saga promette colpi di scena a go-go. Un intreccio dove affari internazionali, fughe improbabili e guerre di potere si mescolano come ingredienti di un cocktail esplosivo.

Chi vincerà?

Chi perderà?

E soprattutto: chi diavolo è davvero Giulia Innocenzi?

Preparate i popcorn: la puntata successiva è dietro l’angolo, e questa volta non serve girare il mondo per trovare un mistero da risolvere.

Basta accendere la tv… o aprire un giornale.

O magari un blog, visto i tempi. Alla prossima, tra complotti e contraddizioni, perché in Italia, si sa, la realtà supera sempre la fantasia.

Di Admin

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