Caro fratello, cara sorella,
ascolta.


L’occulto non si affronta con le mani.
Si affronta con il coraggio di andare là dove gli altri distolgono lo sguardo.
Non è una questione di formule, di risposte immediate o di verità da conquistare. È un cammino. E ogni cammino comincia da un primo passo.


Il primo passo: il silenzio


Il primo passo è il silenzio.
Perché se non c’è silenzio, non c’è ascolto.
E se non c’è ascolto, non può esserci riconoscimento.
Ciò che non riconosci rimane occulto: nascosto, sepolto, senza nome.
Ma il silenzio di cui parlo non è vuoto.
È un silenzio pieno di presenza.
Pieno di attenzione.
Pieno di quella pazienza che non cerca nessuna risposta e, proprio per questo, permette alle risposte di arrivare.
Nel silenzio smetti di inseguire ciò che vuoi trovare.
E inizi ad ascoltare ciò che c’è.
È lì che il velo comincia a diventare sottile.


Il secondo passo: l’ombra


Dopo il silenzio viene l’ombra.
E per attraversarla devi accettare una cosa semplice e terribile: dentro di te esiste tutto.


Il sacro e il profano.


Ciò che ti rende santo e ciò che ti rende demone.
La luce e tutto ciò che hai rimosso.
L’occulto non è necessariamente lontano da te.
Spesso si nasconde nelle pieghe della tua coscienza, nelle parti che non vuoi vedere, nei pensieri che hai giudicato, nelle paure che hai sepolto, nelle ferite alle quali non hai mai dato un nome.
Ma per incontrarle devi avere il coraggio di scendere.
Scendere significa abbandonare, almeno per un momento, l’immagine che hai costruito di te stesso.
E quando scendi, qualcosa muore.
Non necessariamente il corpo.
Muore l’ego.
Muoiono alcune certezze.
Muore il mondo così come lo avevi costruito.
È una morte simbolica: la morte delle convinzioni che ti tenevano al sicuro, delle maschere che avevi scambiato per identità.
Ma quella morte contiene anche una possibilità.

La rinascita.


Perché ciò che viene guardato fino in fondo non ha più bisogno di nascondersi.


Il terzo passo: l’azione


Dopo il silenzio e l’ombra viene l’azione.
Ed è qui che il cammino diventa reale.
Stanare il lupo significa entrare nella sua tana.
Non guardarlo da fuori.
Non studiarlo da lontano.
Non limitarti a parlare di lui.
Devi avvicinarti.
Conoscere i suoi passi.
Fiutare la sua paura.
Riconoscere il suo respiro.
E allora forse scoprirai che il lupo non voleva morderti.
Voleva essere riconosciuto.
Perché il lupo non è necessariamente il nemico.
Il lupo è quella parte di te che non hai ancora abbracciato.
Quella parte che hai chiamato oscura perché non hai ancora trovato il coraggio di guardarla senza giudicarla.


L’occulto si rivela nell’opera


Ciò che palesa l’occulto è l’opera.
L’occulto non si dice soltanto.
Si mostra.
Si mostra nelle mani.
Nella carne.
Nelle scelte che compi ogni giorno.
È nell’azione che ciò che era nascosto comincia a manifestarsi.
Per questo puoi parlare per anni della tua ombra, ma sarà ciò che fai a rivelarti davvero chi sei.
Quando agisci, l’ombra si rivela.
E il velo comincia a cadere.
Non perché hai finalmente trovato una risposta, ma perché hai smesso di fuggire dalla domanda.


Scendere, ascoltare, agire


Perciò, fratello/sorella:
scendi.
Ascolta.
Agisci.
Non avere fretta di comprendere tutto.
Non cercare ricette.
Non metterti ossessivamente a caccia del lupo.
Perché, dopo aver attraversato il silenzio, incontrato l’ombra e trasformato ciò che hai visto in azione, qualcosa cambia.
Il lupo non è più qualcosa da catturare.
È qualcosa che hai imparato a riconoscere.
E forse, alla fine del cammino, scoprirai che il vero coraggio non consisteva nello stanare il lupo.
Consisteva nel guardarlo negli occhi.
E nel comprendere che, per tutto quel tempo, stavi guardando una parte di te.
Non ci sono ricette, fratello/sorella.


C’è soltanto il cammino.


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