
** Qualche decina di migliaia di persone che con lui hanno avuto vantaggi dalle spese fatte coi fondi di Giubileo e PNRR**
La figura di Roberto Gualtieri, sindaco di Roma, è indissolubilmente legata a una gestione politica che ha suscitato opinioni fortemente contrastanti tra i cittadini della Capitale.
Se da un lato si contano numerosi delusi e critici nei suoi confronti per le scelte amministrative e le promesse mancate, dall’altro resta un nucleo relativamente ristretto, qualche decina di migliaia, che continua a sostenerlo.
Questo sostegno non nasce tanto da una convinzione politica profonda o da una visione condivisa del futuro di Roma, quanto piuttosto da un interesse diretto, legato ai benefici ottenuti grazie agli ingenti finanziamenti derivanti dal Giubileo e dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).
Il Giubileo straordinario del 2025, la cui organizzazione e preparazione hanno richiesto investimenti significativi, si inserisce in un contesto di rilancio urbano e culturale che avrebbe dovuto rappresentare un’opportunità di riscatto per una città spesso bloccata da problemi cronici quali la gestione dei rifiuti, il trasporto pubblico inefficiente, la sicurezza e il degrado urbano. Tuttavia, i finanziamenti destinati a questo evento – così come quelli messi in campo attraverso il PNRR, il pacchetto di risorse europee per la ripresa post-pandemia – sono stati allocati in modo che solo alcune aree e gruppi sociali ne abbiano tratto vantaggio concreto.
È infatti evidente come la distribuzione delle risorse abbia creato una rete di favoritismi e clientelismi, dai quali sono usciti rafforzati sia ambienti politici e imprenditoriali vicini all’amministrazione, sia determinate categorie di lavoratori e associazioni finanziate direttamente o indirettamente attraverso bandi pubblici e appalti pubblici.
Questo meccanismo di distribuzione selettiva ha generato una base di consenso limitata ma solida, fatta di chi ha potuto beneficiare di lavori, incarichi e sovvenzioni, alimentando così un sostegno più pragmatico che ideologico.
D’altra parte, l’immensa maggioranza dei romani sembra invece guardare con crescente scetticismo e insoddisfazione al governo cittadino.
Le problematiche quotidiane di Roma – dalla mobilità caotica alle buche stradali, dallo stato del verde pubblico alla gestione dei rifiuti e alla sicurezza nei quartieri – restano irrisolte o aggravate, alimentando un sentimento di abbandono e rabbia sociale che si traduce in un distacco progressivo dalla classe politica attuale.

La percezione, non infondata, è che il denaro pubblico, benché consistente, non sia stato impiegato per migliorare realmente la qualità della vita della maggioranza degli abitanti, bensì per alimentare un sistema che assicura privilegi limitati a pochi.
Questo scenario pone un nodo politico fondamentale: la fragilità del consenso di Gualtieri deriva proprio da questa dinamica clientelare.
Quando il sostegno politico si fonda su interessi materiali immediati e non su valori condivisi o una visione strategica credibile per la città, esso risulta intrinsecamente instabile e destinato a franare al primo segnale di crisi o di mancato rinnovo degli stessi vantaggi.
In conclusione, analizzando la situazione romana sotto la giunta Gualtieri emerge una realtà chiara: se si escludono i delusi, cioè coloro che hanno perso fiducia nelle promesse e nella capacità di cambiamento, rimangono davvero pochi i sostenitori attivi.
Questi ultimi, però, non rappresentano un consenso diffuso e spontaneo, ma piuttosto il frutto di un sistema di vantaggi legato all’accesso e alla gestione delle ingenti risorse stanziate per eventi eccezionali e progetti di rilancio.
Perché Roma possa davvero voltare pagina, sarà necessario superare questa logica e costruire un progetto politico inclusivo, capace di rispondere ai bisogni reali della popolazione e non solo alle esigenze di una nicchia privilegiata.
Solo così si potrà riconquistare la fiducia di una città che oggi appare sempre più distante dall’amministrazione e dai suoi protagonisti.
