#  Gualtieri deve dare risposte

Il servizio de *Le Iene*, trasmesso il 5 novembre, ha riacceso l’attenzione su una questione che riguarda direttamente la qualità dell’ambiente urbano, la tutela del territorio e l’utilizzo delle risorse pubbliche: lo stato delle piantumazioni realizzate nell’ambito dei programmi di forestazione a Roma e nella Città metropolitana.

Le immagini mostrate dal programma televisivo, relative in particolare alla tenuta presidenziale di Castelporziano e all’area di Acque Rosse, nel Municipio X a Ostia, hanno evidenziato la presenza di numerose piante secche o apparentemente compromesse.

Il servizio ha inoltre sollevato interrogativi sulla progettazione degli interventi, sull’irrigazione, sulla manutenzione e sulla verifica dei risultati.

Non si tratta soltanto di una polemica politica.

Al centro della vicenda ci sono decine di milioni di euro di fondi pubblici, in larga parte riconducibili al Piano nazionale di ripresa e resilienza, e un programma che avrebbe dovuto contribuire a rendere più verde, resiliente e sostenibile il territorio della Capitale.

La domanda fondamentale è semplice: gli alberi promessi sono realmente vivi, curati e destinati a crescere, oppure una parte significativa degli interventi si è tradotta in piantumazioni prive di adeguati controlli e manutenzione?

## Castelporziano: 337 mila piante su 337 ettari

Uno dei progetti più rilevanti riguarda la tenuta presidenziale di Castelporziano.

Secondo i dati diffusi, l’intervento prevedeva la messa a dimora di circa 337 mila nuove piante su una superficie di 337 ettari, con un investimento superiore ai 14 milioni di euro.

Numeri importanti, che descrivono un’opera di grande portata ambientale e finanziaria.

Un intervento di queste dimensioni, però, non può essere valutato soltanto sulla base del numero di piantine acquistate o collocate nel terreno.

Il vero parametro di successo dovrebbe essere rappresentato dalla loro sopravvivenza nel tempo, dalla crescita degli esemplari, dalla capacità di ricostituire un ecosistema e dall’effettiva manutenzione delle aree interessate.

Le immagini trasmesse da *Le Iene* hanno mostrato numerosi alberelli secchi, apparentemente privi di irrigazione o comunque in condizioni di forte sofferenza.

È necessario, naturalmente, distinguere tra una documentazione televisiva e una verifica tecnica completa. Tuttavia, proprio la presenza di quelle immagini rende indispensabile una risposta ufficiale, dettagliata e documentata.

Occorre sapere quando siano state effettuate le piantumazioni, quali specie siano state utilizzate, con quali criteri siano state selezionate e quale fosse il piano di irrigazione previsto.

Bisogna inoltre chiarire per quanto tempo fosse garantita la manutenzione, chi avesse il compito di eseguirla e quali controlli siano stati effettuati dagli enti pubblici.

Una giovane pianta, soprattutto nei primi anni dopo la messa a dimora, necessita di cure costanti.

L’irrigazione non è un elemento accessorio: in un contesto caratterizzato da estati sempre più calde e periodi prolungati di siccità, può determinare la differenza tra la sopravvivenza e la perdita dell’alberello.
Se una parte consistente delle piantumazioni è morta per carenza d’acqua, manutenzione insufficiente o errori progettuali, bisogna accertare le responsabilità.

Se invece le autorità sostengono che il progetto procede regolarmente, devono rendere pubblici i dati aggiornati e consentire verifiche indipendenti. ## Acque Rosse: numeri diversi sulla stessa opera

Un secondo punto controverso riguarda l’area di Acque Rosse, a Ostia, nel Municipio X.

Nel servizio televisivo si riferisce della messa a dimora di 37.800 alberelli.

La scheda pubblica del progetto, invece, riporterebbe il numero di 18.000 piante.

La differenza è evidente e non può essere liquidata come un dettaglio formale.

È possibile che i due dati si riferiscano a fasi diverse dell’intervento, a lotti distinti, a specie differenti o a modalità diverse di conteggio.

Potrebbe trattarsi di un aggiornamento non recepito nella documentazione pubblica, di un errore materiale oppure di una confusione tra piante previste, acquistate, messe a dimora e effettivamente sopravvissute.

Proprio per questo è necessario un chiarimento puntuale.

Quanti alberi erano previsti dal progetto originario?

Quanti sono stati effettivamente acquistati?

Quanti sono stati messi a dimora? Quanti risultano vivi oggi?

Quanti sono stati sostituiti?

Quali documenti attestano ogni fase?

La trasparenza non consiste soltanto nella pubblicazione di una scheda online.

Significa rendere comprensibili e verificabili i dati, soprattutto quando emergono differenze così rilevanti tra le informazioni diffuse.

Se si parla di 37.800 alberelli, ma il progetto pubblico ne indica 18.000, i cittadini hanno il diritto di sapere perché.

La spiegazione dovrebbe essere fornita con documenti, cronoprogrammi, verbali di collaudo, certificazioni e rendicontazioni, non attraverso dichiarazioni generiche.

## Il quadro più ampio: 40 milioni e 933 mila alberi

Gli interventi di Castelporziano e Acque Rosse rientrano nel più ampio programma di forestazione della Città metropolitana di Roma, finanziato con circa 40 milioni di euro del PNRR.

Il programma prevede la realizzazione di 65 nuove aree boschive e la piantumazione di circa 933 mila alberi e arbusti sull’intero territorio metropolitano.

La dimensione dell’operazione è notevole.

Un programma così vasto può produrre effetti importanti sulla qualità dell’aria, sulla riduzione delle isole di calore, sulla tutela della biodiversità, sulla gestione delle acque piovane e sulla riqualificazione di aree degradate. Ma può anche presentare criticità significative se la fase di progettazione, esecuzione e manutenzione non viene accompagnata da controlli rigorosi.

Il rischio è che il successo venga misurato soltanto contando le piante collocate nel terreno, senza verificare quante siano effettivamente sopravvissute dopo uno, due o tre anni.

Un albero non è un numero in una tabella.

È un organismo vivente che richiede condizioni adeguate, spazio, acqua, protezione e manutenzione.

Piantare centinaia di migliaia di alberi senza garantirne la sopravvivenza può trasformare un progetto ambientale in un semplice adempimento amministrativo.

Per questo la rendicontazione dovrebbe includere indicatori chiari e aggiornati: – il numero di piante previste; – il numero di piante effettivamente messe a dimora; – le specie utilizzate; – la localizzazione precisa degli interventi; – il tasso di sopravvivenza; – il numero di sostituzioni effettuate; – le risorse destinate all’irrigazione; – la durata della manutenzione; – le verifiche eseguite; – le eventuali penali applicate; – gli obiettivi raggiunti rispetto al progetto iniziale.

Senza questi dati, è impossibile valutare l’efficacia dell’investimento.

## Chi controlla i risultati?

Una delle domande centrali riguarda il sistema dei controlli. Quando un’amministrazione affida un intervento a un’impresa o a un raggruppamento di operatori, il contratto dovrebbe stabilire con precisione obblighi, tempi, standard qualitativi e responsabilità.

Nel caso delle piantumazioni, non dovrebbe essere sufficiente dimostrare che gli alberelli siano stati consegnati e collocati nel terreno.

Dovrebbe essere verificato anche il loro stato successivo, almeno per il periodo previsto dal capitolato.

Bisogna quindi conoscere il contenuto dei contratti.

Quali obblighi di manutenzione erano previsti?

Per quanti mesi o anni?

Era inclusa l’irrigazione?

Erano previste sostituzioni gratuite per le piante morte?

In quali casi potevano essere applicate penali?

Chi doveva certificare la corretta esecuzione dell’intervento?

Occorre inoltre sapere quali sopralluoghi siano stati effettuati e con quale frequenza.

Le verifiche sono state realizzate sul posto o soltanto attraverso la documentazione prodotta dalle imprese?

Esistono relazioni tecniche, fotografie georeferenziate, registri degli interventi e verbali di collaudo?

La trasparenza richiede che questi documenti siano accessibili. Non è sufficiente citare il rispetto delle procedure: bisogna dimostrare che le procedure abbiano prodotto risultati concreti.

Un controllo efficace dovrebbe comprendere anche verifiche a campione e controlli indipendenti. Se la stessa struttura che gestisce l’intervento è anche l’unica a certificarne l’esito, il sistema rischia di essere poco credibile

Di Admin

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