Ah, le sinistre italiane!

Sempre pronte a gridare al disastro, senza mai fermarsi a riflettere su cosa sia davvero un disastro.

La narrativa che ci propinano è sempre la stessa: siamo solo noi, l’eroico Partito Democratico e i suoi alleati, gli unici custodi della virtù e dell’onestà in un mondo popolato da fascisti, ladri e mafiosi.

Chiaramente, chiunque non segua il credo di Elly Schlein deve essere parte di quell’infernale operazione di distruzione della società civile orchestrata dal governo Meloni.

Il PD oggi non è altro che un colletto bianco con il complesso di superiorità, convinto di avere la verità in tasca, mentre si lancia in accuse che sembrano copiate da qualche manifesto studentesco degli anni ‘70.

Elly, con la sua sicurezza infantile da leader di un collettivo liceale, si sgola a pontificare sulla presunta malvagità del governo, mostrando cartelli provocatori come un adolescente in cerca di notorietà.

 Così come sta accadendo in questi ultimi giorni, in cui al centro del dibattito si trova la Legge di Bilancio. Ebbene, i toni e i contenuti delle sue critiche sono iperbolici, come si conviene a un partitino di nicchia di estrema sinistra, non certo a una formazione di una sinistra, almeno sulla carta, moderata, che punta a occupare la fatidica stanza dei bottoni.

In particolare, una siffatta formazione, la quale dovrebbe sempre possedere un minimo di responsabile realismo, non dovrebbe accusare l’attuale maggioranza di smantellare il sistema sanitario universale, tanto per fare un esempio, visto che nel 2026 si spenderà per questo settore la spesa record di oltre 146 miliardi.

Ma chi ha tempo per i dettagli quando la retorica è così ben apprezzata?

Si è così abituati a denunciare il governo ladro che ormai non si fatica nemmeno più a giustificare l’assenza di prove.

“Meloni lucra sulle armi!”, dicono, ma nessuno spiega come questo affare miliardario avvenga in effetti.

Si grida contro il favoritismo verso i ricchi, ma ammettere che le misure fiscali vadano a favore di un ceto medio che guadagna tra i 28mila e i 50mila euro è un po’ troppo?

Forse il concetto di classe sociale è lontano anni luce dall’universo parallelo del PD, dove tutto ciò che non è poverty è solo oppressione.

E parliamo dei tagli alla Sanità, uno dei temi preferiti dalla sinistra per costruire un discorso di paura e indignazione.

Gli slogan volano perché l’analisi seria no, quella non interessa.

La Manovra 2025-2026 ha incrementato il Fondo Sanitario Nazionale di 7,4 miliardi di euro, ma che importa?

I numeri non possono certo competere con l’urlo melodico delle loro lamentele.

Lungi dal voler fare autocritica, il PD si aggrappa a frasi fatte per rincorrere un elettorato che, molto probabilmente, sta già cercando un modo per scappare verso lidi più promettenti.

Il Paese, soprattutto dopo la cocente delusione patita negli anni passati con il Movimento 5 stelle, si aspetta risposte concrete e praticabili per il proprio futuro; non certamente la riproposizione in salsa Pd dello stesso avventurismo parolaio, nel quale si prospettano soluzioni facili e a buon mercato per questioni molto ma molto complesse. 

I giovani di oggi vedono nella sinistra non più il baluardo della giustizia sociale, ma una formazione intrisa di retorica ottusa e proclami vuoti.

Parlando di salari e lavoro, il PD invoca il salario minimo come se fosse la panacea di tutti i mali, dimenticando che è proprio sotto i loro governi che alcuni contratti collettivi giacevano ai margini della vergogna.

Ah, che ironia!

Il Governo Meloni, al contrario, introduce misure che, seppur poco pubblicizzate, sono state accolte con entusiasmo tanto dai sindacati quanto dai datori di lavoro.

La verità è che la narrazione della sinistra è diventata talmente prevedibile da sembrare un copione di una sitcom andata in onda per troppo tempo.

Ogni loro critica è accompagnata da un bel pacchetto di accuse senza fondamento, mentre i dati concreti restano invisibili.

E quando si tratta di chiarire le proprie responsabilità?

Oh, quello è un argomento tabù!

Da un lato, si accusa Meloni di seguire le orme di Trump e Netanyahu; dall’altro, si ignora superbamente il passato di governo del PD, costellato di scelte discutibili e promesse tradite.

Per non parlare dei governi tecnici che il PD sostiene a mani basse, come se fossero la soluzione alle nostre preghiere.

Monti e Draghi?

Hanno ridotto milioni di italiani nella povertà, con politiche lacrime e sangue che non hanno salvato nulla se non i conti di Bruxelles.

Nessuna autocritica, nessun esame di coscienza da parte di chi ha riso mentre il popolo piangeva.

E ora, attaccano il Governo che, con risorse limitate, cerca di risollevare un Paese arcigno, preparato ad affrontare sfide enormi di eredità lasciata da chi aveva promesso di cambiarlo.

Alla Camera dei Deputati, il circo continua: approvata la legge finanziaria, e l’opposizione brandisce cartelli con scritte provocatorie.

Il “Disastro Meloni” diventa il mantra, senza che si spenda un secondo per riflettere su cosa significhi davvero questa parola.

Se il disastro fosse un prodotto di laboratorio, il PD sarebbe il suo sponsor.

Chi è che ha creato le basi per la disaffezione politica?

Chi ha portato la gente a perdere la fiducia sia nella destra che nella sinistra?

Dire che Giorgia Meloni è la causa di tutti i mali è tanto autentico quanto dire che il pesce puzza dalla testa.

Forse, in fondo, i militanti del PD dovrebbero imparare a conoscere il significato del termine “autocritica”. Dovrebbero dedicarsi a un esercizio di introspezione e riconoscere che la vera sfida è affrontare le proprie responsabilità storiche, prima di alzare la voce contro il governo attuale.

Chiedere rispetto per la verità richiede di rivedere il passato, eppure sembra che per loro sia sempre il momento di vincere un altro dibattito retorico invece di affrontare i dati di fatto.

In conclusione, il partito di Schlein ha bisogno di riadattare la propria narrativa.

Altrimenti, continueranno a sguazzare nel limbo dell’irrealtà, mentre gli italiani, sempre più disillusi, osservano queste esternazioni come se fossero l’ultima puntata di una soap opera interminabile.

Sarcastico?

Forse, ma è giunta l’ora di mettere in scena una storia diversa, perché questa, evidentemente, ha stancato anche i più ardenti sostenitori del palcoscenico politico.

Di Admin

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